18/01/2018

Il presidente del Consiglio regionale del FVG Franco Iacop, coordinatore della Conferenza dei Consigli regionali italiani, ha partecipato in Spagna, a Oviedo, al seminario organizzato nel ventennale della firma apposta il 7 ottobre 1997 sulla dichiarazione che porta il nome del capoluogo del Principato delle Asturie, e che decretò la nascita dalla Calre, la Conferenza delle Assemblee legislative delle Regioni europee.

Il presidente Iacop è intervenuto al dibattito incentrato su un nuovo asse europeo e sul peso della Germania in questo contesto, sul ruolo della Mitteleuropa e su quello delle Regioni e dei Parlamenti regionali per un rilancio dell’eurozona.

L’ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer dichiarò che “La Germania è forte come un orso, ma è un erbivoro, e i suoi vicini lo sanno” – ha esordito Iacop – parole che vogliono sintetizzare il fatto che la Germania, pur essendo l’economia più forte all’interno dell’Unione europea, è stata riluttante ad assumere un ruolo egemonico in politica estera; che, nonostante l’inflessibilità delle sue posizioni in materia di politica monetaria, è stata tra i pochi Paesi a palesare malessere nei confronti di alcune posizioni della nuova amministrazione americana e che ha adottato un politica favorevole all’accoglienza dei rifugiati. Tutti questi paradossi si unirebbero a formare la potenza tedesca.

Cerchiamo di valutare allora – ha aggiunto Iacop – se davvero la Germania sia un “erbivoro”, se un nuovo asse europeo sta nascendo, e tra quali Paesi.

Fino a qualche mese fa si poteva essere più che tentati di pensare, e in molti lo hanno scritto, a una sorta di revival del Sacro Romano Impero, con la Germania a ricreare la Mitteleuropa e i Paesi del Centro Europa a gravitare, periferici e complementari, intorno all’economia tedesca, in una situazione di mutuo vantaggio. Da questo nuovo asse la Francia sembrava esclusa.

Il risultato delle elezioni francesi del maggio scorso (restando in attesa delle elezioni tedesche) ha invece fatto emergere – o meglio ricostituito – con straordinaria rapidità e forza un asse franco-tedesco con l’intenzione di rafforzare l’Europa proiettandola in una nuova fase. Lo stesso Macron ha affermato che “quando Francia e Germania non sono d’accordo, l’Europa non avanza”. Le “strette di mano” franco-tedesche – ultima quella commovente di Verdun nel 1984 tra Mitterand e Kohl – sembrano favorire il processo di integrazione europea, la cui ultima vera conquista fu il Trattato di Maastricht.

Tornando a oggi – ha rimarcato Iacop – l’asse tedesco sembra ripartire, con volontà di “organizzare un atto di rifondazione”. Esso presenta però tratti non privi di rischi, perché in fondo non è mai stato messo alla prova. Fino al 1992 Francia e Germania si sono mosse all’interno di una Ue con 12 Stati membri, tutti appartenenti al vecchio blocco occidentale. L’Unione del 2017, a 27 membri, da est a ovest e da sud a nord ha una divergenza d’intenti geopolitici sconosciuti finora. I Paesi dell’Europa orientale guarderebbero certo con sospetto un blocco di vecchio stampo occidentale e i Paesi dell’Europa meridionale, in primis Italia e Spagna, non sarebbero più disposti a stare a guardare e subire le politiche di rigore economico.

L’Italia, d’altro canto, punta a un “tridente”Roma-Parigi-Berlino che abbia come orizzonte la crescita, un Parlamento più forte nella zona euro e un controllo più democratico a livello europeo, oltre a un fondo monetario europeo con funzioni di stabilizzazione e sviluppo.

L’avvio di un processo di integrazione differenziata sta ricevendo da più parti consenso, che porta però in sé aspetti critici legati alla legittimità democratica e necessita per tanto di un’ampia consultazione che tenga conto non solo dei governi e delle istituzioni europee, ma riceva anche il consenso e i suggerimenti delle istituzioni regionali, ponte indispensabile per raggiungere la sponda dell’opinione pubblica. In tempi di così grande disaffezione, andare avanti sulla strada dell’integrazione senza aumentare la partecipazione democratica e il ruolo delle Regioni (e dei Parlamenti regionali) e senza sostenere lo sviluppo di uno spazio politico europeo significherebbe minare ulteriormente la fiducia tra i governi e quella dei cittadini nei confronti dei governi e delle istituzioni europee.

Le Regioni europee, in particolare quelle con poteri legislativi – ha concluso Iacop – hanno dunque la responsabilità di portare avanti con forza l’idea non solo di un maggiore coinvolgimento nei processi decisionali all’interno di ciascuno Stato, ma anche l’idea che – in un’Europa così diversa, per dimensioni di paesi e regioni, per aspetti culturali, per caratteristiche del tessuto sociale ed economico – sia giunto il momento di discutere, abbattendo il tabù, di far nascere un’istituzione europea con poteri decisionali e rappresentativa del frastagliato sistema regionale europeo. E ciò, a maggior ragione, in un processo di integrazione differenziata dei Paesi dell’eurozona di cui fanno parte tutti le Regioni legislative della Calre.

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