20/05/2018

La piralide del mais (Ostrinia nubilalis), è una farfalla bruttina, dal colore tenue principalmente beige. Considerata uno dei principali fitofagi (organismi parassiti che hanno un rapporto trofico unilaterale a spese dei vegetali) del mais, cioè la larva cresce all’interno della pianta e prima di acquisire capacità volative, si nutre della stessa riducendola a marciume, scavando profonde gallerie che indeboliscono lo stelo e i frutti che in seguito divengono inutilizzabili per l’uomo.
In Italia è diffusa soprattutto nelle regioni settentrionali e centrali, dove attacca il mais, la saggina e varie colture da orto come il peperone. La piralide è una farfalla di medie dimensioni (circa 25-30 mm di apertura alare) e il maschio è più piccolo della femmina. La larva invece misura circa 20-25 millimetri di lunghezza. Il danno si manifesta sulle foglie, sui culmi e sulle cariossidi (steli e frutti). Successivamente l’azione delle larve di seconda generazione, avviene direttamente sulla spiga e sulle cariossidi, con conseguente diminuzione della produzione. Il problema attualmente ha una portata tale che se in un campo non si utilizzasse nessun rimedio artificioso, i danni alle coltivazioni sarebbero pari a poco meno del 100% del raccolto.

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Per combattere la piralide, la norma del 1950, poi abrogata nel 1998, prevedeva e imponeva l’interramento, la distruzione o la sfibratura di tutte le piantagioni prima del 15 aprile, allo scopo di eliminare le larve in fase di svernamento. Oggi gli interventi possono essere: chimici, biologici e agronomici. Nella lotta chimica s’interviene mediante prodotti ammessi dai disciplinari di lotta integrata, con insetticidi che sicuramente non fanno bene nemmeno all’uomo e potrebbero creare problemi d’insorgenza di ragnetto rosso. La lotta biologica prevede principalmente l’uso di preparati a base di Bacillus thuringiensis, ssp. kurstaki; oppure l’introduzione dell’Imenottero parassitoide oofago Trichogramma brassicae. Attualmente i lanci ‘inondativi’ di questo parassitoide oofago possono essere condotti anche da mezzi aerei (deltaplano) e più recentemente con droni e solitamente si distingue perfettamente l’odore perdurante.
ern mais (2)L’unica soluzione che ha dato risultati validi e non ha mai dimostrato problemi per l’uso umano, sono gli interventi agronomici che prevedono la scelta di varietà resistenti, come gli ibridi di mais il cui DNA è geneticamente ricombinato con geni di Bacillus Thuringiensis. Queste sementi dette Bt-mais sono impiegate in tutto il mondo per coltivazioni, ma solo al difuori del territorio nazionale italiano. Tali mais OGM o geneticamente modificati sono anche piante che resistono non solo alla Piralide ma anche a erbicidi (in particolare al glifosato).
Quando si parla di OGM nel mais in Friuli Venezia Giulia e non solo, riaffiora alla mente il nome di Giorgio Fidenato. Il primo che, insieme a uno sparuto gruppo di amici, ha provato la coltivazione con questi semi di BT-mais, dimostrando che non solo funziona, ma non ha creato nessun problema di nessun genere, se non di natura politico – giuridica. Giorgio Fidenato oggi lo definirei un legale-agricolo, giacché le sue semine e soprattutto i suoi raccolti avvengono nelle aule di giustizia.
La qualità di mais transgenico, vietata dalla legislazione nazionale, è considerata sicura dall’autorità europea per la sicurezza alimentare (E.F.S.A.). Il problema come spesso accade deriva dal fatto che l’Europa non esiste, nel senso che sebbene i politici di tutto il continente si trovino per emanare leggi e norme, lasciano agli Stati membri la possibilità di procedere alla valutazione iniziale dei rischi connessi alla coltivazione degli OGM. Già da 1998 la Commissione Europea autorizzò l’immissione in commercio di mais geneticamente modificato prodotto dalla Monsanto Company, il MON810, che è particolarmente resistente agli insetti.

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Le clausole di salvaguardia che alcuni Paesi come l’Italia, hanno bloccato l’utilizzo di questo mais, che però sono state dichiarate nel 2009, scientificamente infondate. L’EFSA (autorità europea per la sicurezza alimentare) considera il MON810 sicuro per la salute e per l’ambiente. Nel 2013 il governo italiano ha ritenuto necessario adottare precauzioni nella coltivazione del mais transgenico, vietando la coltivazione e l’immissione in commercio del MON810.
L’EFSA ha confermato l’assenza di pericolosità, ma nonostante ciò, l’Italia ha vietato la coltivazione e stabilito sanzioni penali per ern farfalle (2)chi viola il divieto. Ora le sedute in tribunale di Fidenato e company si susseguono e il Giudice del Tribunale di Udine ha chiesto alla corte di giustizia, se il divieto dell’Italia di coltivazione del mais transgenico MON810 sia compatibile con il diritto dell’Unione. Tra le titubanze del giudice udinese, in questa vicenda che vede il governo italiano incredulo e inosservante delle decisioni europee, chiede se uno Stato membro possa mantenere misure precauzionali temporanee e rinnovate, anche se la Commissione ritiene che non sussistano condizioni di pericolo per l’alimentazione umana animale.
Fidenato solo pochi giorni fa ha vinto l’ennesima causa, questa volta nei confronti di chi, erettosi paladino della salute pubblica e ritenendosi forte della posizione di un governo che reputa obbligatori dieci vaccini per i bambini, pena la non ammissibilità scolastica, ma vieta l’uso di mais transgenico che consentirebbe di rinunciare a veleni irrorati, dando una maggiore resa di un prodotto sicuro, avevano invaso il suo campo recintato in occasione di una protesta contro il mais OGM. Data la presenza di circa sessanta agenti tra polizia e carabinieri che hanno rilevato i danni alla proprietà privata di Giorgio Fidenato, il giudice di pace di Pordenone non poteva esimersi dall’emettere una condanna nei confronti di chi era stato colto nell’atto di estirpare le piante per distruggerle. In quell’occasione erano presenti molti giornalisti, fotografi e cineoperatori che hanno dato testimonianza, se non bastassero i verbali delle forze dell’ordine.

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Il problema è che spesso ci lasciamo condizionare da chi alza la voce, senza preoccuparci di approfondire nulla, diamo ascolto a chi si lamenta, mentre non sappiamo se dice la verità e da dove derivi. La competenza scientifica di certe istituzioni europee dovrebbe sempre essere più affidabile di qualche elucubrazione mentale dettata dall’invidia o dal senso d’inadeguatezza verso le innovazioni. La proprietà privata dev’essere rispettata, anche se si tratta di Giorgio Fidenato, ma soprattutto bisogna dimostrare che il suo operato nuoce agli altri prima di denigrarlo. Finora i suoi accusatori hanno solo urlato e fatto gesta poi condannate, mentre si attende il 13 settembre prossimo per conoscere la sentenza della corte di giustizia, concernente il blocco precauzionale italiano, nei confronti di un prodotto già testato e approvato a livello europeo.

Marco Mascioli

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