23/09/2017

“Finalmente possiamo affermare di aver recuperato del tutto i posti di lavoro persi durante la crisi, ma soprattutto di aver inaugurato una nuova fase di crescita che per la prima volta, dopo esattamente nove anni, ci pone al di sopra del picco occupazionale registrato a giugno 2008”. Così l’assessore al lavoro della Regione Veneto Elena Donazzan commenta il ‘focus’ periodico sul mercato del lavoro nel Veneto, curato da Veneto Lavoro. Secondo i dati della Bussola di settembre, il recupero dei posti di lavoro persi nell’arco della crisi si è finalmente completato: alla fine del secondo trimestre 2017, infatti, le posizioni di lavoro attive in Veneto risultavano circa 27 mila in più rispetto al giugno 2008, momento in cui si era registrato il massimo livello di occupazione in Veneto e che di fatto aveva segnato l’inizio della lunga crisi economica protrattasi fino al 2014 in due distinte fasi recessive. Le assunzioni con contratto di lavoro dipendente (complessivamente 233 mila) sono tornate a crescere, attestandosi su livelli ancora più elevati di quelli del 2015, che sotto la spinta degli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato aveva rappresentato un anno record per l’occupazione regionale. Anche il saldo trimestrale (+42.700) risulta il più alto mai registrato dall’inizio della crisi in riferimento a questo periodo dell’anno, mentre quello su base annua segna il recupero di 51.100 posti di lavoro. La crescita – evidenzia il report dell’Osservatorio di Veneto Lavoro – è trainata dai contratti a tempo determinato, che rappresentano il 60% delle nuove assunzioni effettuate in regione tra aprile e giugno 2017, con una crescita rispetto allo scorso anno del 22%. L’incremento maggiore, però, lo fanno registrare l’apprendistato (+28%) e il lavoro somministrato tramite agenzia (+26%), un indicatore che solitamente anticipa le tendenze dell’occupazione e che ha mostrato quest’anno una crescita raddoppiata rispetto a quella di un anno fa. Le assunzioni a tempo indeterminato superano di poco i livelli del 2016, ma mostrano un saldo trimestrale leggermente negativo (-3.000 posti di lavoro). Capitolo a parte quello relativo al lavoro intermittente: la soppressione dei voucher, in vigore da marzo 2017, ha spinto molte aziende a ricorrere a tale tipologia contrattuale, in attesa di una nuova normativa, con le assunzioni che sono più che triplicate nel corso del secondo trimestre 2017 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (23.700 contro 6.900). In aumento anche i tirocini (+23%), cui contribuiscono gli effetti del programma Garanzia Giovani Veneto del quale sono una delle misure previste. Cresce l’occupazione giovanile: gli under 30 assunti tra aprile e giugno sono circa 90.000. il 38% del totale e il 27% in più rispetto al 2016. A livello settoriale, la crescita occupazionale dell’ultimo anno ha interessato diffusamente tutti i comparti produttivi: agricoltura (+3.000), industria (+12.000) e servizi (+36.000). Tra i pochissimi settori con saldo negativo si segnalano i servizi finanziari e il tessile-abbigliamento, con poco meno di un migliaio di posti di lavoro in meno nell’arco di un anno. Riguardo alle persone in cerca di lavoro, l’operazione di aggiornamento degli iscritti negli elenchi dei Centri per l’Impiego del territorio, avviata nel maggio scorso, ha consentito di avere un dato più preciso e realistico circa il numero dei disoccupati amministrativi attivi nella ricerca di un’occupazione. A fine giugno 2017 risultano essere 253.000, in lieve diminuzione rispetto a inizio anno. “Possiamo guardare al futuro con rinnovata fiducia – sottolinea l’assessore regionale alle politiche occupazionali – consapevoli che le sfide da affrontare sono ancora numerose e impegnative. Dobbiamo sostenere i nostri giovani, garantendo loro le condizioni per un inserimento nel mondo del lavoro più rapido, efficace e duraturo, ma anche i lavoratori più anziani, padri e madri di famiglia, e quanti si trovano a rischio espulsione dal mercato del lavoro. Senza dimenticare – aggiunge – che in Veneto ci sono 250 mila disoccupati che si aspettano da noi una risposta adeguata in termini di politiche di reimpiego. Tutti risultati che non possiamo pensare di raggiungere se non aiutiamo le nostre imprese a restare competitive in un mercato mutato rispetto a quello cui eravamo abituati e tuttora in costante trasformazione”.

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