27/05/2018

Nel 2017 il numero di nuove assunzioni a tempo indeterminato in Friuli Venezia Giulia è diminuito dell’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: da quasi 18.000 unità a circa 16.500. Lo rileva il ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo che ha rielaborato dati Inps. I livelli dell’ultimo biennio sono decisamente più bassi di quello record registrato nel 2015 (30.300), ma superiori rispetto al periodo 2013-2014 (quando furono rispettivamente 15.000 e 11.000), prima cioè che entrassero in vigore il contratto a tutele crescenti e gli sgravi contributivi, che hanno avuto un forte impatto sulla domanda di lavoro delle imprese.

A partire dal mese di gennaio di quest’anno, infatti, si è chiuso un biennio caratterizzato da una generosa decontribuzione introdotta nel 2015 a fronte delle assunzioni a tempo indeterminato e delle stabilizzazioni di rapporti a termine. Nel 2016 tale intervento è stato ridotto nell’entità e nella durata, provocando una immediata riduzione del numero di assunzioni a tempo indeterminato.

I dati in esame riguardano il settore privato, esclusa l’agricoltura e il lavoro domestico. Anche a livello nazionale nel 2017 si è verificato un calo delle nuove assunzioni a tempo indeterminato, imputabile soprattutto alle assunzioni a tempo parziale, analogo a quello regionale (-7,8%).

Sempre nel confronto 2016-2017 si rileva un aumento del 38,3% del numero di assunzioni a tempo determinato (+27,3% a livello nazionale), passate da 77.400 a oltre 107.000. A livello nazionale tra le assunzioni a tempo determinato appare significativo l’incremento dei contratti di somministrazione e dei contratti di lavoro a chiamata.

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Questi aumenti sembrano indicare che le imprese hanno fatto ricorso a tali strumenti contrattuali anche in sostituzione dei voucher, cancellati dal legislatore a partire dalla metà dello scorso mese di marzo e sostituiti (da luglio e solo per le imprese con meno di 6 dipendenti) dai nuovi contratti di prestazione occasionale. È probabile che in Fvg si siano verificate delle dinamiche analoghe.

Anche le assunzioni in apprendistato hanno segnato una forte ripresa (quasi 1.600 in più, pari a +35,8%, ben oltre il +21,7% registrato a livello nazionale) dopo la flessione del 2015; venuti meno gli sgravi contributivi questa tipologia contrattuale è tornata ad essere più conveniente per le imprese che intendono assumere dei giovani lavoratori.

Le trasformazioni a tempo indeterminato dei rapporti di apprendistato sono in diminuzione (-8,7%, a livello nazionale -10,2%); è ancora più accentuato il calo delle stabilizzazioni dei tempi determinati (-22,8%, contro il -16,8% nazionale). Su tali flessioni può avere influito l’attesa per i nuovi sgravi contributivi entrati in vigore il 1 gennaio 2018.

Il numero delle cessazioni ha registrato una crescita (+24,3%), concentrata quasi esclusivamente nell’ambito dei rapporti a termine (+35,1%), data anche la maggiore frequenza con cui vengono stipulati. Le interruzioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato risultano praticamente invariate rispetto all’anno precedente (-0,4%).

Come risultato delle dinamiche osservate la variazione netta dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato (assunzioni più trasformazioni meno cessazioni) risulta negativa e pari a -3.728 unità in regione, superiore al passivo di -224 unità che ha caratterizzato il 2016. Nel 2017 la forma di occupazione più stabile appare in diminuzione nella nostra regione, dopo la notevole crescita acquisita nel 2015 (quasi 15.000 unità in più); tale flessione è però compensata dalla forte espansione dell’apprendistato e soprattutto dei rapporti a termine. Pertanto la crescita dell’occupazione nell’ultimo biennio si è concentrata nei rapporti di lavoro a termine, mentre nel 2015 era stata trainata dai contratti a tempo indeterminato. Anche a livello nazionale la variazione netta dei contratti a tempo indeterminato nel 2017 risulta negativa (-116.851 unità rispetto alle +46.971 del 2016).

Il lavoro somministrato in Fvg

Una delle componenti che hanno contribuito alla notevole crescita dei rapporti di lavoro a termine è stata quella del lavoro somministrato. Il contratto di lavoro somministrato prevede che un’impresa appositamente autorizzata assuma lavoratori per essere utilizzati temporaneamente da altre aziende. Sono quindi coinvolti tre soggetti: il somministratore o agenzia per il lavoro (autorizzato a svolgere questa attività dal Ministero del Lavoro che gestisce uno specifico Albo nazionale), l’utilizzatore (che utilizza il lavoro di personale non assunto direttamente ma dipendente del somministratore) e il lavoratore. Esistono due tipologie di somministrazione: a tempo determinato (assimilabile al vecchio lavoro interinale) e a tempo indeterminato (denominata anche staff leasing), ma quest’ultima è ancora scarsamente diffusa.

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Nel 2016 (ultimo anno attualmente disponibile), i lavoratori dipendenti del settore privato con un contratto di lavoro somministrato che hanno avuto almeno una giornata retribuita nell’anno sono stati oltre 20.000 in regione (di cui circa 19.000 a tempo determinato) e quasi 625.000 a livello nazionale. Il loro numero è in costante aumento nel tempo, basti pensare che nel 2012 se ne contavano meno di 13.000 in Friuli Venezia Giulia. Dal 2012 al 2016 la crescita maggiore si è verificata nell’Isontino (+154%), quella più contenuta si rileva in provincia di Trieste (+27%), probabilmente a causa della minore vocazione manifatturiera del territorio giuliano.

Il lavoro somministrato è infatti molto utilizzato nell’industria e la sua dinamica costituisce un termometro significativo per valutare lo stato di salute del settore manifatturiero. Spesso peraltro il lavoro tramite agenzia può costituire una prima fase di passaggio in vista di una successiva stabilizzazione. L’espansione di questa tipologia contrattuale ha inoltre riguardato tutte le fasce di età, ma è aumentato in maniera particolare il numero di lavoratori somministrati over 50 (+160% tra 2012 e 2016).

Se si considerano infine i dati mensili relativi al 2016 e ai soli rapporti a tempo determinato, si può osservare che l’incidenza dei lavoratori somministrati sul totale dei dipendenti supera in regione il 20%. Da questo punto di vista l’utilizzo più intenso del lavoro somministrato, sia nel contesto regionale sia a livello nazionale, si rileva in provincia di Pordenone, con un rapporto che supera il 30%.

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