20/08/2018

“Carissimi consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle

scrivo di getto questa lettera essendo Voi stati gli unici ad aver supportato le nostre battaglie per mantenere il nostro posto di lavoro. Sono una dei 36 dipendenti del negozio Mercatone Uno di Reana del Rojale, già messi in cassa integrazione a zero ore. Dopo aver letto l’articolo del Messaggero Veneto del 18 agosto in cui si rivelava l’intenzione della Mercatone Uno di “mettere all’asta” il punto vendita di Reana, siamo rimasti sconcertati in quanto è molto triste scoprire dalle colonne di un giornale che, dopo tante promesse, non avremo più il nostro lavoro. Nessuno ci ha avvisato. Né i tre commissari nominati dal governo Renzi, né il nuovo direttore, né i sindacati.

Nell’articolo il direttore vendite del gruppo Mercatone Riccardo Ronca parla di un negozio con un andamento “non più positivo”, di crollo verticale del fatturato, di risultati al di sotto degli standard di sostenibilità economica, di un bacino – quello di Udine – giudicato “ristretto”, di un flusso di clienti troppo basso e di costi di struttura – tra questi le spese di affitto – che “comportano un disequilibrio”. A parte il fatto che il punto vendita di Reana si trova in una posizione strategica ed è dotato di un ampio parcheggio, la cruda verità è che qualcuno ha deciso di alienare i negozi che non sono di sua proprietà e di puntare solo sui punti vendita di Sacile e Monfalcone. Per questo non si è mai voluta aprire una seria trattativa con il proprietario dell’immobile, il quale da quel che ci risulta si era detto disponibile ad abbassare i costi di locazione.

Tutte le persone che hanno un ruolo in questa storia stanno dimostrando – purtroppo – un totale disinteresse per noi lavoratori e per le nostre famiglie. Basti ricordare come ci abbiano fatto perdere ben tre anni del contributo regionale di solidarietà, attivato 4 anni fa e terminato il 7 aprile scorso con l’inizio della cassa integrazione. A causa di incredibili inadempienze burocratiche da parte dell’azienda e dei sindacati, alla fine la Regione ha accettato di erogare questo contributo solo per gli ultimi 12 mesi. Così ogni dipendente ha perso una cifra che va dai 2 mila ai 3 mila euro. Una cosa gravissima per persone che non hanno più un reddito certo! Eppure l’allarme non è ancora finito. Pare infatti che le richieste per il contributo regionale di solidarietà per l’unico anno spettante di diritto non siano state ancora inoltrate alla Regione, mentre Mercatone e sigle sindacali continuano a trincerarsi dietro il silenzio più assoluto.

E come se non bastasse, non possiamo neppure chiedere aiuto alle banche per avere un anticipo della cassa integrazione. L’azienda, l’Inps e i sindacati non sono in grado di calcolarti gli importi in modo corretto, quindi le Banche non si sbilanciano sull’erogazione. Se anche riesci a presentare tutta la documentazione, basta avere qualche bolletta in ritardo o non aver pagato qualche rata del mutuo per sentirti dire dai funzionari delle banche che l’anticipo non può essere concesso, eppure dovrebbe essere controgarantito da un Fondo regionale. Infatti, se non riceviamo gli stipendi da mesi, risulta difficile esser regolari nel pagamento Ecco come lo Stato, le imprese, gli istituti di credito e i sindacati tutelano i lavoratori che hanno perso il lavoro”.

Questo di seguito il commento del portavoce del MoVimento 5 Stelle Cristian Sergo in Consiglio regionale:

“A seguito dell’articolo pubblicato sul Messaggero Veneto il 18 agosto inerente la situazione del punto vendita di Reana del Rojale del Mercatone Uno, riportante alcune dichiarazioni del direttore vendite Riccardo Ronca, che denuncia le difficoltà del negozio di Reana ed elogia i punti vendita di Sacile e Monfalcone, abbiamo ricevuto una lettera da una dipendente del Mercatone Uno. Innanzitutto non si capisce perché queste dichiarazioni siano state rilasciate da un direttore vendite e non da uno dei commissari e siano state rilasciate alla stampa senza, apparentemente, avvisare nemmeno i sindacati che avrebbero dovuto informare i lavoratori della situazione.

Molto grave anche il fatto che i sindacati stessi non siano stati informati dell’intenzione dei commissari di richiamare al lavoro alcuni dipendenti per fargli smontare ulteriormente il negozio di Reana, esplicitando una decisione che però – di fatto – non hanno mai preso. Alcune delle dichiarazioni ci lasciano molto perplessi. Come si fa a ritenere che il “bacino di Udine è più ristretto” rispetto agli altri due se solo la città di Udine, distante meno di 10 km, è al centro di un’area urbana di circa 175 mila abitanti.

Ancor più sconcertante la situazione riguardante i lavoratori che non sono riusciti ad accedere all’anticipo della cassa integrazione guadagni. La cosa sorprendente è che nonostante ci sia un decreto firmato dal Governo e quindi una certezza per gli istituti di credito dell’erogazione di questi fondi, sapere che alcune banche decidano di non anticipare queste risorse è assurdo. Come fanno i lavoratori a pagare mutui, affitti o altre scadenze se prima di percepire la cassa integrazione guadagni straordinaria non ottengono l’anticipo? E’ chiaro che qualcuno riceverà delle segnalazioni per il mancato pagamento di qualche rata scaduta e per questo non dovrebbe ottenere i soldi dalla Banca?

Ma più che altro, se Banca Mediocredito FVG gestisce un apposito fondo di garanzia e ha stipulato delle convenzioni con gli istituti bancari per erogare questi soldi, perché le banche del territorio non aiutano i lavoratori in difficoltà nemmeno a fronte di una doppia garanzia?

Infine, il dato più drammatico di tutta la vicenda Mercatone Uno. I lavoratori sono in contratto di solidarietà da quattro anni ormai. Ebbene la società di Imola prima e la struttura commissariale nominata dal governo Renzi non hanno mai richiesto alla Regione Friuli Venezia Giulia i contributi da questa previsti per i contratti di solidarietà. L’azienda in questi anni avrebbe potuto avere un contributo per la quota del 40% a titolo di sostegno all’impresa e per la quota del 60% a titolo di sostegno al reddito dei lavoratori. Tanti soldi che avrebbero sicuramente fatto comodo alle “povere” casse del Mercatone Uno e che invece non sono mai state utilizzate.

Nonostante l’impresa non fosse regionale ma avesse tre punti vendita nel nostro territorio, probabilmente non conosceva la legge regionale di riferimento, ma le persone e le istituzioni coinvolte nella stipula di quei contratti dovevano conoscerla e anche bene. Ecco perché chiederemo anche a livello parlamentare il perché di questi ritardi ai tre commissari”.

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