12/12/2018

La malattia del secolo per tutti gli italiani, di tutte le età e qualsiasi mestiere sembra essere la dimenticanza. Forse Alzheimer o sindromi simili, devono aver colpito tutti, in particolare coloro che hanno interesse a dimenticare.
Fondamentalmente non è passato moltissimo tempo dal referendum del 4 dicembre 2016 col quale Renzi e buona parte dei suoi al governo, proponevano l’eliminazione del Senato, che quantomeno sarebbe stato stravolto e ridimensionato, soprattutto nel ruolo. Adesso che la proposta di legge sulla legittima difesa è stata considerata uno sberleffo per l’intelligenza, dopo l’approvazione della Camera, anche Renzi auspica in una frenata o una radicale modifica da parte del Senato.

ern IMG_1789Matteo Renzi vuole eliminare la distinzione tra gli episodi che avvengono di giorno e quelli notturni. Matteo Salvini ritiene il testo troppo blando e già annuncia un referendum. Dalla “vecchia sinistra” di Bersani la considerano troppo garantista e pericolosa, mentre l’A.N.Magistrati vorrebbe lasciare tutto com’è. Intanto sarebbe opportuno ricordare che la proposta di legge è stata presentata da David Ermini del Partito Democratico con i dai fedeli di Alfano ed è stata approvata alla camera proprio con i voti del Partito Democratico e di Alleanza Popolare, mentre hanno votato contro Forza Italia, Fratelli d’Italia, Movimento 5 Stelle, MDP e la Lega Nord. Ora l’istituzione che Renzi voleva abolire (Senato), potrà realizzare la correzione di rotta voluta dallo stesso leader Pd sulla legittima difesa, che dopo aver clamorosamente lasciato l’incarico di Presidente del Consiglio a terzi, continua a tirare le fila, come e quando vuole. Certo il Senato si sa è composto di persone di una certa età, per cui non possiamo pretendere che decidano in fretta e si riuniscano così frequentemente. Secondo il calendario degli impegni previsti sino al 25 maggio, non se ne parlerà proprio. Dato che il Senato italiano è operativo dal martedì al giovedì, considerando la festività del 2 giugno, non credo che il mese di maggio 2017 sarà utile per decidere qualcosa.

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Tornando ai problemi di memoria, cercando di ricostruire quanto accaduto addirittura prima del 4 dicembre scorso, il famigerato referendum proponeva anche l’abolizione di un’altra istituzione che, secondo i promotori, sta rovinando l’Italia: il C.N.E.L.. Sino allora quasi nessun italiano sapeva cosa fosse, ma, in effetti, quando Renzi & c. hanno raccontato sull’utilità, l’efficacia e l’efficienza di questa struttura, ci avevano quasi convinto (peccato sia stato inserito nel quesito insieme al Senato e alle province).
Uno dei più fermi sostenitori del referendum per l’abolizione del C.N.E.L. era Tiziano Treu. Alcuni giorni fa il Consiglio dei Ministri ha nominato proprio Tiziano Treu alla guida del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. L’ex ministro del Lavoro e dei Trasporti, che è stato consigliere del Cnel fino al luglio 2015, era tra i quasi 200 giuristi firmatari lo scorso anno del manifesto per il Sì al referendum sulla riforma costituzionale firmata da Matteo Renzi e Maria Elena Boschi.

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Probabilmente adesso avrà cambiato idea in merito, il presidente Treu. Adesso, il C.N.E.L. è sicuramente importante, al punto che tra le prime azioni intraprese da presidente, ha appoggiato il d.d.l. che conferma il numero di 64 consiglieri e le rappresentanze, senza tagliare gli stipendi a nessuno.
Anzi i 22 consiglieri superstiti, che avevano subito la cancellazione degli emolumenti dell’ente mai abolito, sono tornati a batter cassa delegando proprio l’ufficio di presidenza: rivogliono l’indennità cancellata nel 2015, ricordando che il gettone era pari a venticinquemila euro l’anno per i consiglieri semplici, più i rimborsi spese, e quarantacinquemila euro per i vicepresidenti, esclusi i premi.

Mentre il presidente ne prendeva sedicimila e cinquecento euro al mese per tredici mensilità. Con l’occasione hanno chiesto pure gli arretrati di circa quattro milioni di euro complessivi. Tiziano Treu ha 77 anni, ma per oltre duecentomila euro l’anno sembra disposto a rimandare la pensione, conservando i vitalizi che sono diritti acquisiti, essendo stato ministro del lavoro nel governo Dini e nel primo Prodi e ministro dei Trasporti nel primo D’Alema.
Speriamo che l’alimentazione degli italiani divenga sempre più ricca di uova, arachidi, merluzzo, cioccolato fondente, semi di lino e caffè, giacché sembra che giovino molto alla memoria.

Marco Mascioli

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