04/06/2020

I dati del primo trimestre fotografano già la crisi in atto: crollano le assunzioni ed esplode la cassa integrazione. In provincia di Udine, secondo le elaborazioni dell’Ufficio studi di Confindustria Udine su dati dell’Osservatorio del lavoro della Regione, nel periodo gennaio-marzo 2020 le assunzioni hanno riguardato 19.045 rapporti di lavoro, -14,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Le cessazioni sono state pari a 17.306 unità, con un saldo positivo di 1.739, notevolmente inferiore a quello registrato nei primi tre mesi del 2019, 5.016, e del 2018, 5.742.

La maggior parte delle assunzioni, 8.270, pari al 43,4% del totale, ha interessato il terziario, diminuite del -9,3% rispetto all’anno precedente. Segue il manifatturiero, che con 3.222 assunzioni, il 16,9% del totale, ha registrato una forte diminuzione, -20,6%. Il comparto alberghi e ristoranti (12,9% del totale) ha segnato un calo pesante, -25,7%. Le costruzioni con 990 assunzioni, il 5,2% del totale, segnano una diminuzione del -19,3%.

  Sulla forte flessione nelle assunzioni e del saldo con le cessazioni pesa la dinamica dell’andamento economico e del settore industriale in particolare, con l’indice della produzione che chiuderà con un forte variazione negativa, a seguito del lockdown causato dalla pandemia da Covid-19.

A riprova di questa tendenza, quest’anno si è già osservata un’esplosione dell’utilizzo della cassa integrazione guadagni nel manifatturiero, le cui ore autorizzate in provincia di Udine sono passate dalle 63.137 (54.284 ordinaria e 8.853 straordinaria) del primo trimestre 2019 alle 511.172 (198.596 ordinaria e 312.576 straordinaria) dei primi tre mesi del 2020. 

“I meccanismi di erogazione della cassa integrazione devono essere ulteriormente semplificati, altrimenti è a rischio l’efficacia della misura di aiuto, come è accaduto sin qui – rileva Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine -. Per ora, anche la semplificazione introdotta dal Dl Rilancio è limitata al fatto che il datore di lavoro potrà rivolgersi direttamente all’Inps, superando il doppio canale Inps-Regioni e i relativi rallentamenti, ma resta il nodo della durata degli ammortizzatori sociali. Confindustria ha già fatto notare al Governo che non c’è sovrapposizione tra il limite temporale indicato per il divieto di licenziamento e il periodo di copertura previsto dalla cassa integrazione Covid- 19. A questa criticità se ne aggiunge un’altra, determinata dal fatto che questo provvedimento di cassa integrazione è stato diviso in due blocchi temporali. Potrebbe quindi esserci il rischio, per coloro che usufruiscono degli ammortizzatori sociali Covid-19, di trovarsi scoperti nel periodo che intercorre tra il limite massimo entro il quale possono usufruire della cassa integrazione e quello fino a dove vige il divieto di licenziamento”.

“La produttività dell’Italia è già gravemente compromessa – prosegue la presidente -, con conseguenze inevitabili sul fronte dell’occupazione e della generazione del valore. Bisogna passare dai prestiti agli indennizzi, snellire la burocrazia, semplificare ed incidere pesantemente sul rilancio degli investimenti pubblici e, non per ultimo, non trattare il Covid-19 come un infortunio sul lavoro (senza nulla togliere al fatto che chi non rispetta le norme per il contenimento del contagio deve essere perseguito). I provvedimenti varati sin qui dal Governo, in una logica – se più o meno riuscita, lo vedremo – di contenimento del danno, vanno al più presto accompagnati da un piano di investimenti a lungo termine per la ripresa del nostro sistema industriale”.

“Per mettere un freno all’emorragia di posti di lavoro – conclude Anna Mareschi Danieli bisogna mettere il sistema produttivo del nostro paese in condizione di essere competitivo. Per questo è necessario calibrare bene gli interventi normativi affinché l’Italia non perda terreno rispetto ai suoi concorrenti. Seguire una logica puramente assistenziale è un approccio di breve periodo, ovviamente indispensabile, ma che pensa soltanto all’immediato e porterà a una sempre più pesante ipoteca sul nostro futuro. 

Manca una visione strategica (spero, perché nel caso in cui ci fosse saremmo messi ancora peggio) capace di guardare più in là e di accompagnare un’autentica ricostruzione del nostro sistema produttivo, necessaria perché non sappiamo quando e se la domanda riuscirà a tornare ai valori pre-crisi. Una cosa è certa: le possibilità di concessione di sussidi e indennizzi a breve finirà e a quel punto o avremo riacceso il motore economico del Paese, che è costituito dalle imprese, oppure saranno guai seri per tutti”.

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