21/10/2018

Al ministro Giannini che ha sciorinato alla Camera i numeri della ‘Buona scuola’ vantando 400 classi in più e il miglioramento del rapporto tra docenti e alunni, ricordo il pollo di Trilussa e il suo apologo sulla statistica: se i numeri dicono che ogni italiano mangia mezzo pollo a testa l’anno, nella realtà c’è chi mangia un pollo intero e chi digiuna. Purtroppo, anche in materia scolastica, le asettiche cifre nazionali nascondono in realtà gravi disparità regionali. Anche quest’anno per il Veneto mancano docenti e aumentano le classi pollaio, con una media di 29 alunni per classe. Altro che i 21,09 alunni per classe sciorinati da Stefania Giannini come risultato della sua ‘buona scuola’!”. Elena Donazzan, assessore all’Istruzione della Regione veneto, insorge di fronte a quanto dichiarato dal ministro Stefania Giannini nel corso dell’audizione nelle commissioni riunite Cultura di Camera e Senato.

Secondo il ministro,  grazie al piano di assunzioni straordinarie previsto dalla legge 107 del 2015 e al contestuale calo demografico degli studenti, il rapporto tra alunni e classi e tra docenti e studenti è migliorato. “Quest’anno nell’organico di fatto nelle scuole venete  mancano 468 cattedre – fa notare Donazzan – E’ un paradosso, dettato da cervellotici e astrusi calcoli ministeriali. Perché il Veneto, contrariamente all’andamento nazionale non registra affatto un calo sensibile nella popolazione scolastica, anche per effetto dell’immigrazione:  contiamo oltre 100 mila studenti immigrati, pari al 13,6 per cento della popolazione scolastica, 5 punti in più rispetto alla media nazionale. Nella nostra regione il ministero ha disatteso da anni i parametri ‘virtuosi’ della cosiddetta ‘buona scuola’ per la formazione delle classi, tanto che quest’anno nelle scuole venete ci sono 200 classi ‘pollaio’ in più.

Se secondo il ministro Giannini la media è un docente ogni 11,49 alunni, in Veneto il rapporto è di  1 ogni 13,26”. “Il risultato della buona scuola del governo Renzi, con buona pace del pollo di Trilussa, sono più pluriclassi, meno sezioni a tempo pieno e pochi insegnanti di sostegno in rapporto ai nostri studenti disabili. Oltre al grande malessere che serpeggia tra gli insegnanti, illusi dal concorsone, traditi dalle nuove graduatorie e sbattuti a insegnare a centinaia di chilometri di distanza da casa.  Questa non è certo la fotografia di una scuola migliore”.

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