18/12/2018

Nei prossimi 10 anni andranno in pensione circa 40 mila medici specialisti, 8200 medici universitari e 30 mila medici di medicina generale. “Si tratta di dati ancora incerti perchè  il numero di specialisti che è attivo in questo momento in Italia non è assolutamente sicuro – spiega Maurizio Scassola, vice presidente della Fnomceo- nel corso dell’incontro promosso  in aula magna del Bo dall’Università, il centro studi sulle istituzioni Livio Paladin, Aiop, Anisap e Confindustria. .Ad esempio non conosciamo quali siano le carenze di specialisti nell’ambito del privato convenzionato che pure è un elemento fondamentale per l’esistenza e la qualità del sistema sanitario regionale”.

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Il gap tra medici in pensione e giovani medici formati tra il 2014 e 2023 preoccupa fortemente gli operatori del settore: mancheranno oltre 2200 pediatri, la chirurgia generale è clamorosamente in “profondo rosso” e così anche la cardiologia e la ginecologia. “A Padova –spiega Donato Nitti, direttore della clinica chirurgica dell’Università – le domande di ammissione alle scuole di specialità di area chirurgica negli ultimi tre anni, dopo il picco iniziale è andato scendendo e non si è mai ripreso. Di chi è la colpa? L’eccesso di lavoro, la durata eccessiva della formazione e il rischio della denuncia penale che innesca una reazione difensiva”.

Serve, si è detto nel corso dell’incontro, cambiare il modo di approccio alla formazione dei medici, magari introducendo una sub-specialità dopo i primi tre anni.

“Nel 2015 si sono laureati 6700 giovani – ha detto il direttore generale dell’area sanità della regione Domenico Mantoan – eppure lo stato ha destinato solo 5000 borse di studio programmando di fatto che 1700 ragazzi venissero collocati in una sorta di limbo. Formare un medico costa allo stato 500 mila euro e questa è una distorsione mostruosa. Come Regione abbiamo a suo tempo lanciato una proposta a Miur e ministero della Salute: il sistema sanitario regionale assume i giovani neolaureati con un contratto di formazione e lavoro sostenendo i costi del sistema e l’università li forma: alla fine dei 4 anni si fa un pubblico concorso e tolgo dalle competenze dello stato quella del finanziamento delle borse di studio. Ma siamo stati cacciati in malo modo”.

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Sul punto del finanziamento della formazione degli specializzandi una proposta è venuta dal costituzionalista Mario Bertolissi: “Penso a una tassa di scopo da introdurre in Veneto per finanziare la formazione degli specializzandi che andranno a sostituire i medici che vanno in pensione – ha detto – E’ una proposta mia personale, senza grande impatto sulle tasche dei cittadini posto che il fabbisogno si aggira intorno ai 5- 10 milioni di euro all’anno. Stiamo parlando di inezie dalla percezione irrilevante, in grado però di mettere a regime il sistema e avere un numero di medici per abitante ragionevole e non folle”.

Il direttore della scuola di medicina è intervenuto a margine dei lavori anche sul nuovo ospedale. “Noi non possiamo che rivendicare l’importanza del nuovo su nuovo proprio per creare non un sito diverso, ma una situazione in cui i flussi per i pazienti e per i medici vengano migliorati e in cui l’assistenza sia legata alla capacità di formazione e di ricerca. Cosa che non si può fare nella sede attuale – ha detto Plebani – Una volta per tutte dico che noi abbiamo un progetto di integrazione nella città di Padova che vede non solo il nuovo sul nuovo ma anche un ripensamento dell’area attuale, alla luce del fatto che la medicina si sposta sempre più sul territorio. L’ospedale di  prossimità, l’ospedale di comunità, la riabilitazione, la day surgery e molte attività di screening possono rimanere nella sede attuale e vicina alla popolazione e dare una visione finalmente integrata della formazione e dell’assistenza”.

Reportage realizzato con la collaborazione di Marco Ceotto

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