19/11/2019

Qual è il prodotto caseario più realizzato in Friuli-Venezia Giulia? La mozzarella, seguita dallo stracchino e assieme rappresentano il 60% dell’intera materia prima lavorata negli stabilimenti in regione. È soltanto uno degli aspetti emersi dalla lunga e approfondita analisi sulla filiera lattierocasearia fatta dall’agenzia di Cluster Agrifood Fvg. Procede così il progetto di messa in sicurezza e rilancio della filiera del latte, voluto dall’assessore regionale Stefano Zannier e affidato, appunto, all’agenzia di Cluster Agrifood Fvg.

Dalle rilevazioni,  emerge che la maggiore quantità di latte lavorato in regione è destinato alla produzione di mozzarella (32%), seguita dallo stracchino (28%). In terza posizione un formaggio a pasta dura: il Latteria pari al 17% del quantitativo complessivo. L’unico formaggio Dop del Friuli, il Montasio, si piazza invece al quarto posto con il 16% del volume lavorato. Il latte fresco o a lunga conservazione, poi, rappresenta il 5% mentre gli altri prodotti come caciotta, yogurt, ricotta sono pari o al di sotto dell’uno per cento.

Per latte lavorato   si intende sia quello ‘munto’ in regione (pari a circa 9.500 quintali al giorno) sia quello importato da altre regioni oppure dall’estero. Bisogna comunque tenere in considerazione che per la Dop Montasio la materia prima deve provenire dall’areale geografico previsto dal disciplinare, ovvero Friuli-Venezia Giulia e Veneto orientale. Non manca poi una componente di vendita di latte friulano nel resto d’Italia dove spesso riesce a strappare un prezzo superiore.

“L’intenso lavoro di analisi, ascolto e proposta portato avanti in questi mesi – commenta Claudio Filipuzzi, presidente dell’agenzia di Cluster Agrifood Fvg – sta dando il quadro preciso su cui, con strategie strutturali condivise, è necessario intervenire. Uno degli obiettivi individuati, per esempio, è la creazione di almeno una Organizzazione di Produttori (OP) regionali riconosciuta dalla normativa europea per pianificare la produzione adeguandola alla domanda. È qualcosa che va ben oltre una ATI o a una rete d’imprese”.

Il lavoro dell’agenzia di cluster sta esaminando anche best practice fuori regione per raccogliere e proporre cosa e come sia trasferibile in regione. Recenti sono i contatti con l’Alto Adige e il Trentino, dove la remunerazione dei prodotti finali passa attraverso la valorizzazione della materia prima locale con cui sono realizzati. Ciò, unito a un’adeguata organizzazione locale condivisa, è poi in grado di rendere sostenibili le attività anche in zona montana.

“Un obbiettivo che anche la nostra regione si può ragionevolmente dare. Bisognerà vedere – conclude Filipuzzi – fin dove i nostri attori territoriali sono disposti a fare un passo indietro lasciando spazio a iniziative condivise dal basso indispensabili oggi a difendere la sostenibilità di tutte le imprese rimaste”.

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