22/10/2018

Fino a qualche anno fa, diciamo qualche decina d’anni, i bambini crescevano correndo in biciclette da cross, alcune modificate stile chopper con lo schienale alto e, quando i genitori non guardavano, le impennate erano d’obbligo.

Sognavamo di guidare una moto potente e d’andare in fuoristrada a fare salti ed evoluzioni in piste “autocostruite” a forza di percorrerle. Raggiunti i quattordici anni, contavamo sulla promozione a scuola e la necessità d’autonomia negli spostamenti, per riceve i soldi sufficienti per acquistare il motorino, oltre a quelli guadagnati facendo la stagione estiva lavorando.

Con quei motorini facevamo di tutto: dai viaggi chilometrici in compagnia alle corse per confrontarci. Ciao, Bravo, Si, Vespa, Califfone, Benelli 3 marce e Califfo De Luxe erano pronti per essere truccati con carburatori maggiorati e scarichi assordanti. I più fortunati avevano il Fantic Caballero 50, ma la verità era che aspettavamo ancora altri due anni, sognando le 125.

Per descrivere completamente gli anni 70 / 80 è opportuno ricordare che il casco non era obbligatorio, come le cinture di sicurezza in auto e le vaccinazioni, con i timbri tondi di cui portiamo ancora i segni sul deltoide o poco più in giù, si facevano direttamente a scuola in una stanza “accuratamente pulita con l’alcool”. Credo si trattasse di antivaiolosa, antidifterica e antipolio, perché tutto il resto delle immunizzazioni avveniva in modo naturale (i genitori cercavano di portarci a casa di chi aveva contratto la rosolia, la varicella e le altre malattie infettive perché “da piccoli era meglio che da grandi”).

Fuori dalle superiori c’era il parcheggio con centinaia di biciclette, motorini e qualche moto. Senza tema di smentita posso dire che tutti, nessuno escluso, desiderava la moto o almeno il motorino. I più fortunati (benestanti) potevano permettersi KTM, SWM, Aspes, Ancillotti, Beta, Garelli, Husquarna, Maico, Malaguti, Benelli e tante altre con le quali provare a fare salti (di qualche centimetro dato il peso dei mezzi e la scarsa potenza) su dossi e coltivare il sogno di diventare un campione del motocross regolarità.

Al diciottesimo anno d’età si svelavano i veri centauri e chi passava alle quattro ruote.

Oggi mi sembra le cose stiano molto diversamente: giovani (anzi direi adulti) che a trent’anni ancora non hanno la patente, perché lavorano vicino casa, frequentano ancora l’università o altre mille scuse senza senso. La passione per gli sport motoristici sta scemando incomprensibilmente. Solo quando Valentino Rossi col 46 vince i mondiali, allora forse qualche minuto davanti alla televisione …

Questa non è passione e non è di certo sport. Per fare il motociclista devi allenarti e avere un fisico fantastico, muscolatura impressionante e tanta voglia di correre. Credo però che se non nasce più il desiderio da bambino, difficilmente potrà sfociare all’età giusta.

In Friuli la situazione è più tragica che dalle altre parti. Già a Trieste sono tantissimi i motociclisti, per non parlare del Veneto o dell’Emilia Romagna. In particolare gli appassionati di motocross, anzi meglio di minicross (il futuro della disciplina), sono veramente pochi.

Abbiamo circuiti fantastici come quello di Gonars dove qualche anno fa si sono disputati gli europei di supercross, con un anfiteatro stupendo che consente a migliaia di spettatori di vedere tutto il circuito restando comodamente seduti.

La Federazione Italiana Motociclistica, con il comitato regionale del Friuli Venezia Giulia, sempre attivi e pronti a organizzare competizioni, raduni, manifestazioni e gite turistiche che dovrebbero attirare tutti i giovani e farli appassionare alle moto. Invece poco o nullo il risultato.

Si è svolta la gara del campionato regionale di motocross nel circuito “Chiapponat” di Gonars lo scorso fine settimana e, sebbene fossero tante le squadre e i centauri coinvolti, gli spettatori erano pochissimi. Forse troppo impegnati a far vasche al centro commerciale oppure a Lignano sul lungomare?

Per vedere i risultati completi delle competizioni basta andare qui: www.lstiming.com/risultati/defaultlive.aspx?camp=F18e scegliere le giornate di Gonars in alto, oppure quelle che interessano.

Grande impegno per il Moto Club Edi che gestisce il circuito in provincia di Udine dove si svolgono allenamenti e competizioni sia di motocross, sia di enduro, sia di autocross, ma le potenzialità, come già ampiamente dimostrato, sono veramente elevate.

A questo punto la domanda che mi frulla nella mente è la seguente: i mass media non si occupano di motocross (tranne casi eccezionali) perché gli spettatori non sono interessati, oppure i giovani non si interessano di motocross perché i mass media non ne parlano?

Marco Mascioli

 

 

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