23/11/2017

Si parla di ipnosi per una rapina avvenuta mercoledì scorso alla gioielleria Braganza di Verona, negozio storico, fondato nel 1945, almeno secondo quanto avrebbero raccontato la titolare della gioielleria e sua madre ormai pensionata che in quella orificeria ci ha passato tutta la vita. A riportarlo è il Quotidiano L’Arena. «Ancora non mi spiego cosa è successo. So solo che ci hanno rubato tanti gioielli. Ma non so come abbiano fatto, eppure erano qua davanti a noi… forse ci hanno ipnotizzato». In realtà l’unica certezza è che mercoledì mattina qualcuno è entrato nella gioielleria e ha rubato dal caveau molti preziosi, il resto è affidato alla ricostruzione che le due donne hanno fornito alla polizia, arrivati in via Frattini con un’ambulanza, che ha soccorso la mamma della titolare colta da malore. I sospetti, al momento, si concentrano su quattro persone che quella mattina si sono intrattenute per ore dentro al negozio. «Alle dieci e mezza è entrato un uomo con una ragazza», racconta la titolare. «Erano vestiti bene, eleganti», ricorda, «lui mi sembrava originario dall’Est Europa ma parlava bene l’italiano, usava anche delle espressioni in dialetto». Voleva acquistare un gioiello per il fratello, «e mentre mi spiegava cosa stava cercando, sono entrate due ragazze che si sono sedute sui divanetti». «Sembrava che le due coppie tra loro non si conoscessero, continuavano a parlare, anche a voce alta, facendo confusione e mettendoci in difficoltà».
Ed erano pure clienti difficili. «Le due ragazze cercavano un orologio, alla fine ne hanno acquistato uno da 50 euro, pagato in contanti. Ma gli altri due alla fine se ne sono andati a mani vuote: lui ha chiesto di mettergli da parte un gioiello qualche minuto perché doveva andare a prelevare, poi è tornato e stava al telefono, entrava e usciva continuamente». Insomma ricordi confusi di due ore durante le quali, secondo le due donne, sarebbe avvenuto il furto. Quando quegli strani clienti sono andati via erano circa le 13 .
«Abbiamo chiuso il negozio, siamo andate in piazzetta San Nicolò a mangiare qualcosa, molto poco perché eravamo stordite, avevamo una forte nausea». Quaranta minuti di pausa e poi il rientro in gioielleria. E la drammatica sorpresa. «Sono andata nel caveau», racconta la titolare, «e ho visto che mancavano molti gioielli: eppure non c’erano segni di forzature né sulla porta d’ingresso né in quella del caveau, che era stata chiusa con una chiave della quale solo noi conosciamo il nascondiglio».

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