20/06/2018

Si è “festeggiato” il 25° anniversario di Mani Pulite. Al Palazzo di Giustizia di Milano Di Pietro ha parlato del sistema d’informazione, parte del quale rispondeva a quei piani alti. Oggi nell’immaginario collettivo, quando si parla di magistrati e politici, si dice che si scornano tra loro, ma non è così. All’incontro, oltre a Di Pietro, hanno partecipato Piercamillo Davigo, altro magistrato di Mani Pulite e oggi Presidente dell’ANM, Alfonso Bonafede, deputato del Movimento 5 Stelle, Gian Antonio Girelli, presidente della commissione antimafia Lombardia, Gianni Barbacetto, giornalista del Fatto Quotidiano e Claudio Mario Grossi, docente di finanza all’Università Cattolica di Milano.

Se ne sono sentite delle belle, dopo Mani Pulite che ha innegabilmente segnato l’Italia e modificato alcune sporche procedure, ma Davigo ha sottolineato che nel nostro Paese la corruzione è tutt’altro che debellata. La diffusione è dimostrata anche dal fatto che le opere pubbliche nel nostro paese costano il doppio che all’estero e mediamente sono fatte peggio, in tempi quadruplicati. Secondo Davigo sono state principalmente le leggi promulgate dal centro sinistra ad aver continuato ad agevolare le cattive abitudini fatte di mazzette, assegnazioni privilegiate e lievitazione di costi in corso d’opera.

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Ora la situazione è diversa rispetto a venticinque anni fa, ma non per questo migliore. Questo è motivo di conflitti tra politici e giustizia, nonché di spaccature all’interno delle stesse aree. Il PD ormai notoriamente suddiviso in disparate correnti, ha la principale spada di Damocle nella gestione dell’immigrazione.  Che insieme alla disperata corsa all’innovazione, ha portato Renzi alla spettacolare dimissione, mentre le elezioni amministrative hanno restituito una dimostrazione palpabile dei risultati: catastrofici cambiamenti di rotta da parte di Comuni che non avevano mai visto colori diversi dal rosso.

La presidente della Regione, Debora Serracchiani, alla stregua di quanto accade in tutta la nazione, continua ad avvalersi dei sindaci fedeli, ma alcuni dei quali cominciano a titubare, vedendo crollare la fiducia dei propri cittadini, a seguito delle invasioni di immigrati agevolate dal PD.

L’intento è quindi quello di tranquillizzare e, almeno a parole, agevolare soprattutto quei casi in cui si è andati ben oltre il rischio: Udine e Gradisca d’Isonzo sentono il peso gravoso dei concentramenti di clandestini. Il sindaco di Gradisca, Linda Tomasinsing, è stata coinvolta nello svolgimento di un’analisi della situazione connessa alla presenza del CARA.

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Il sindaco Tomasinig ha ricordato che la struttura, attiva dal 2006, si trova in una zona residenziale cittadina e questo ha inevitabilmente comportato un impatto sociale. Le criticità riguardano sia la gestione dei centri d’accoglienza che la popolazione. Le strutture sono dimensionate per numeri di ospiti molto inferiori. Loro si dicono preoccupate giacché lo stesso personale non è in grado di far fronte in modo adeguato alle esigenze di una civile accoglienza. Gli ospiti non sono curati a dovere.

Invece la situazione appare complessa soprattutto per la popolazione che vede acuiti il fenomeno della percezione d’insicurezza e i disagi derivanti da un’aumentata pressione sui servizi di pubblica utilità e sull’ambito sociale, economico e sanitario.

Il piano Minniti non prende in considerazione nessuna situazione particolare. I prefetti agiscono come possono/vogliono, non essendo tenuti a consultare nessuno.

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La governatrice Serracchiani continua ad accusare i sindaci “dissenzienti”, quelli che fanno di tutto per ostacolare l’afflusso di immigrati irregolari nei nostri territori, dovendo rispondere primariamente ai loro concittadini, i loro elettori, i veri datori di lavoro di tutti i politici. Dovremmo ricordare sempre che agiscono per nostro conto e con i nostri soldi.

In prima fila tra questi sindaci “ribelli”, che tra l’altro non appartengono solo al centro destra, c’è da sempre Piero Mauro Zanin che oltre a tutelare la sua Talmassons, è impegnato nel difendere i diritti di tutti, partecipando alle manifestazioni di protesta a livello provinciale e regionale.

Marco Mascioli

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