18/01/2018

Il progresso delle biotecnologie spersonalizza o meno il rapporto umano tra medico e paziente? E’ un problema reale o no? Senza i risultati della ricerca tecnologica le aspettative di vita per i pazienti e di buon esito negli interventi clinici non avrebbero raggiunto i livelli di oggi.

Anche apparentemente semplici invenzioni, come l’introduzione di un micro catetere al posto dell’ago di metallo hanno reso più sicuro e relativamente più semplice e meno stressante per medico e paziente, un “banale” prelievo del sangue…ci ha raccontato un anestesista. Questo per dire che dalle esigenze di base a quelle più complesse, la tecnologia è entrata nella vita professionale dei medici, quasi a non far sembrare possibile di averne fatto a meno nel passato. Ne parliamo con il professore Gianfranco Sinagra, direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Trieste.
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(LE RISPOSTE ALLE SEGUENTI DOMANDE SONO ASCOLTABILI NEL SERVIZIO AUDIO IN FONDO IN FONDO ALLA SCHEDA)

Professor Sinagra…c’è un rischio che la tecnologia dia al medico l’opportunità di giocare a nascondino o degli alibi?….

La tecnologia è  un mezzo non è un fine…da tenere sempre presente…perchè il fine è naturalmente un altro…ma riguarda più la malattia o il malato?

 

Quando un medico si può definire un buon medico, secondo lei?

Chi ha beneficiato più di altri del progresso tecnologico?

 

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