19/12/2018

 

In una sala gremita a Palazzo Kechler la presentazione di “E io pago”, il manifesto anti tasse realizzato dal CentroStudi Impresa Lavoro. Sono intervenuti Simone Bressan, Direttore del CentroStudi, Massimo Blasoni, imprenditore e presidente del CentroStudi, Giorgio De Rita, segretario generale del Censis e Salvatore Zecchini, economista e Presidente del Gruppo di lavoro dell’OCSE su PMI e Imprenditoria. Al convegno erano presenti i consiglieri regionali Riccardo Riccardi, Rodolfo Ziberna, Roberto Novelli e Renzo Tondo, gli assessori provinciali Francesca Musto, Marco Quai, il coordinatore provinciale di Forza Italia Ferruccio Anzit e i sindaci Mario Romolo Pischedda (Villa Vicentina), Renzo Francesconi (Spilimbergo), Alberto Comand (Mortegliano), Piero Mauro Zanin (Talmassons). “Nel 1975 – ha ricordato Blasoni – la pressione fiscale era il 20% del Pil, oggi raggiunge il 50%. Lo Stato tassatore ha speso sempre di più senza che i servizi migliorassero. Non si è speso di più per una migliore sanità, sicurezza, istruzione, ma perché lo Stato monopolista impone il costo dei servizi e una parte rilevante delle tasse si è tradotta in spese faraoniche di burocrazia e politica. Rimettere nella disponibilità di famiglie e imprese una parte delle risorse, riducendo la spesa pubblica, è l’unico modo per ripartire”.

Copertina E Io Pago

De Rita, invece, ha invece analizzato il peso del “lavoro nero”, un sommerso che in Italia “costituisce un potente motore della crescita economica. Le imprese nate negli scantinati e capaci di esportare in tutto il mondo, i lavoratori senza contributi e tutele ma pronti a innovare e a marchiare la qualità del made in Italy sembravano fenomeni destinati a rientrare nella fisiologia, riducendo la vitalità sommersa, ma questo processo virtuoso in 40 anni non è mai partito”. Intanto l’imposizione fiscale cresce, incrementando l’evasione. Sarà possibile uscirne?. Se si guarda al resto d’Europa, l’Italia è ben lontana dal traguardo; dati alla mano, lo ha confermato l’economista Zecchini: “Il lavoratore italiano si vede portare via tra tasse e contributi obbligatori il 42,3% del reddito prodotto, che rappresenta molto più di quanto avviene in media nell’eurozona, ovvero il 37,7%. Le riduzioni sono possibili – ha precisato – ma non sono né indolori, né facili. Andrebbero ricercate con una dettagliata valutazione della ragion d’essere dei tanti rivoli di spesa e inserite in un drastico ridisegno del sistema della pubblica amministrazione”.

 

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