18/09/2018

Il Fvg è la prima regione italiana a dare l’ok al reddito di cittadinanza. Un primato reale?. Pare di no, secondo quanto afferma Massimo Blasoni, Imprenditore friulano e presidente del Centro studi ImpresaLavoro. “Non solo una misura del tutto simile era già stata approvata e poi cancellata in Campania  – spiega – ma, come dovrebbe sapere bene Debora Serracchiani, proprio in Friuli Venezia Giulia e proprio la stessa maggioranza che oggi la sostiene, già nel 2007 provò a introdurre una forma sperimentale di reddito di cittadinanza”. Ecco il precedente. Riccardo Illy, allora governatore, si spese molto per questa misura la cui sperimentazione, tuttavia, durò solo cinque mesi. “Il centrosinistra allora imputò al centrodestra che nel frattempo aveva vinto le elezioni di voler scardinare il sistema di welfare appena messo a punto dalla Giunta Illy. La verità era molto più semplice – ricorda Blasoni – non c’erano risorse sufficienti per sostenere quel tipo di misura. Oggi Serracchiani ci riprova, stanziando per gli ultimi sei mesi del 2015 dieci milioni di euro, meno della metà di quanto speso nei primi mesi del 2008. Con un piccolo problema: quando Illy e Rifondazione Comunista approvarono quella sperimentazione i disoccupati in Friuli Venezia Giulia erano 18mila, pari al 3,7% della forza lavoro. Oggi sono più del doppio: il tasso di disoccupazione è dell’8,8% e i senza lavoro sono quasi 50mila”. Conti alla mano, Blasoni snocciola numeri precisi: “Siccome la giunta regionale ha promesso una misura di sostegno pari a 550 euro al mese, i calcoli sono abbastanza semplici: con 10 milioni di euro in sei mesi si possono soddisfare al massimo 3.000 richieste. E anche ammettendo, a voler essere ottimisti, di ricevere le stesse domande di otto anni fa anche a fronte del doppio di disoccupati bisognerebbe avere il coraggio di stanziare a bilancio almeno 25 milioni. Serracchiani non lo fa perché sa bene che quelle risorse, nel bilancio regionale, non sono disponibili. Le regioni non hanno né le risorse né le competenze tecniche per implementare programmi complessi come quello di un reddito di base fatto senza rivedere l’intero sistema del welfare nazionale. A meno di non volersi fermare ai titoli di giornali o a un tweet compiaciuto di Beppe Grillo. Se l’obiettivo era quello: missione compiuta” conclude.

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