17/11/2018

È una scheggia di storia di 34 per 22 centimetri. Mostra un testo, parzialmente leggibile, disposto su sei righe e dedicato alla memoria di una donna defunta nel 1454 o nel 1458. Sono questi gli elementi principali di quello che al momento è l’unico reperto epigrafico superstite dell’antico Beth ha-Chayyim, il cimitero ebraico di Calle Agricola a Udine, acquistato da un piccolo nucleo di ebrei tedeschi il 22 maggio 1405.
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Il frammento, una piccola lastra irregolare in pietra d’Istria, è stato ufficialmente presentato oggi, 27 maggio, a palazzo Morpurgo dall’assessore alla Cultura, Federico Pirone, dal docente in quiescenza dell’università di Udine, Pier Cesare Joly Zorattini, dall’assessore al Patrimonio della Provincia di Udine, Carlo Teghil, dal presidente dell’associazione Italia Israele, Giorgio Linda, e da rappresentanti della comunità ebraica. Da questo momento il reperto resterà in esposizione nella sala del Caminetto di palazzo Morpurgo grazie alla sottoscrizione di un comodato d’uso quinquennale con la Provincia di Udine.

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“Un grazie a tutti coloro che hanno reso possibile il ritrovamento e il recupero di questo reperto, a partire dal professor Joly Zorattini e dal presidente Linda – è il commento dell’assessore Pirone –. È un’importante testimonianza storica della città e per questo abbiamo scelto di collocarla a palazzo Morpurgo, che è il nostro luogo della memoria delle vittime della Shoah, appartenuto tra l’altro a una famiglia ebraica, i Morpurgo appunto. Un gesto in omaggio sia alla nostra storia sia al pluralismo e all’apertura della città”.

La scoperta della porzione di lapide da parte di Joly Zorattini, su segnalazione del presidente dell’associazione Italia Israele, Giorgio Linda, risale al 2010 con il ritrovamento di un frammento di lapide ebraica (mazevah) inserito orizzontalmente all’interno del muro di cinta dell’Educandato Statale Uccellis di Udine, all’altezza dell’attuale via Santa Chiara.

La rimozione del frammento dalla struttura muraria è avvenuta solo qualche mese fa, seguita dalla concessione in comodato gratuito dalla Provincia al Comune di Udine affinché il reperto potesse essere restaurato ed esposto al pubblico. Sulla base della trascrizione e dell’interpretazione effettuata dalla docente dell’università di Rochester (Stati Uniti), Michela Andreatta, la grafia presente sul frammento è di area ashkenazita. I lacerti di testo ebraico ancora presenti, disposti su sei righe, suggeriscono la dedicazione ad una donna.

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