15/01/2021

Di Marco Mascioli

Sappiamo che Trenitalia non vuol vedere soffrire nessuno, così appena un treno accusa un malessere… lo sopprime! In verità le cancellazioni e soppressioni dei collegamenti avvengono tutto l’anno, estate compresa, ma se per caso nevicasse, grandinasse o si alzasse il livello dei fiumi per la pioggia, allora l’interruzione delle linee diventa con frequenza esagerata. Chissà come faranno a marciare i treni in siberia? 

Sembra considerino i viaggiatori solo come gitanti, persone o meglio biglietti venduti, che nell’eventualità arrivassero a destinazione con ore o giorni di ritardo, nulla cambierebbe. I pendolari, i lavoratori, quelli che sono costretti a prendere i treni per andare ogni giorno sul posto di lavoro, potranno sempre giustificarsi facendo apporre una dichiarazione di Trenitalia sul biglietto. Purtroppo però non funziona così. Chi deve aprire un negozio, un’attività artigianale o comunque non lavora per lo stato o fa il ferroviere, non ha la possibilità di giustificare ritardi quasi quotidiani. Per non parlare dei treni soppressi (forse solo per qualche lieve malore:), per i quali Trenitalia spesso non dà nemmeno giustificazioni ai potenziali passeggeri nella vana attesa dell’arrivo in stazione. Oltre al danno, la beffa di non sapere nemmeno il motivo. 

Certo, per dovere di cronaca, dobbiamo considerare che Trenitalia rimborsa il 25% del costo del biglietto se il ritardo supera un’ora, mentre nel caso di oltre due ore il rimborso ammonta al 50% del biglietto. Così perdi la giornata di lavoro, oppure devi usare l’auto o pagare il pullman se disponibile, ma ti ritrovi qualche spicciolo in tasca! I tempi di ritardo per i rimborsi si dimezzano nel caso di treni Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca. 

Forse sarebbe appena il caso per Trenitalia di rendersi conto dei cambiamenti. Oggi per andare in vacanza quasi nessuno pensa al treno, le tariffe degli aerei Low Cost sono talmente basse da essere concorrenziali solo alle biciclette. L’automobile privata garantisce la libertà di movimento verso qualsiasi destinazione in ogni orario. Così i treni sono rimasti per lo più il mezzo obbligato per i lavoratori, coloro che dalle periferie devono arrivare in città e le stazioni principali sono in sostanza tutte in centro. 

Ci lamentiamo dell’inquinamento causato dal traffico automobilistico e per i camion che rallentano il traffico, ma nessuno pensa da decenni a potenziare la rete ferroviaria italiana, se non qualche raro caso per il traffico merci. 

Ci sono altri casi come quello della serata del 30 dicembre 2020 in cui l’ennesimo investimento ha causato la morte di una persona sotto un treno. Sulla linea Udine – Venezia, tra Pordenone e Sacile all’altezza di Porcia (PN), poco dopo le 18, un cinquantasettenne è stato ucciso dal treno regionale. Chissà se anche lui sarà annoverato tra i deceduti per Covid, o qualche telegiornale vorrà ricordare quanti morti abbiamo avuto quest’anno a causa della crisi economica?  

Se un tempo consideravamo gli spostamenti in treno grazie all’economicità dei biglietti, oggi basta essere in due per risparmiare utilizzando l’automobile, oppure preferiamo l’aereo per le lunghe percorrenze con vantaggio di tempo e denaro. 

Quale sarà il futuro del traffico ferroviario in Italia nessuno lo sa. Finora il peggioramento dei collegamenti ferroviari è stato un costante degrado con continuo sperpero di denaro pubblico anche regionale (altrimenti avremmo ancora le carovane anteguerra).

Ora una bella notizia è giunta in relazione alla tratta tra Casarsa della Delizia (PN) e Pinzano al Tagliamento (PN), che un tempo collegava la città del vino con Gemona del Friuli (UD) e quindi la linea per l’Austria, ma fu chiusa al traffico passeggeri nel 1967, anche se qualche treno merci continuò a passare sino al 1987. Per intenderci su quella linea non ci sono nemmeno le sbarre ai passaggi a livello e quando eravamo bambini ogni tanto sentivamo i treni merci arrivare mentre fischiavano per attraversare gli incroci con le strade e i conducenti tenevano la testa fuori dai finestrini per procedere a vista, come nel Far West. 

Dopo trentatré anni finalmente sono riusciti ad ottenere la cessione alla Regione Friuli Venezia Giulia che ora ha stanziato i fondi per trasformarla in pista ciclabile. Markus Maurmair, Sindaco di Valvasone Arzene (PN), ha commentato la notizia con grande enfasi: “da oggi potrà partire la ricerca dell’ulteriore finanziamento per riconvertire i 27 chilometri di sedime ferroviario, così da dar vita a un percorso ciclabile che si potrà integrare con l’Alpeadria, portando gli amanti della bicicletta dalla montagna al mare. Si apre una bella prospettiva di sviluppo turistico per i territori tra Tagliamento e Meduna ed è un segnale positivo per il prossimo anno che sta per arrivare. Sinceramente, sono più di 10 anni che seguo questo sogno, e non vedo l’ora di poter provare il percorso da Casarsa a Pinzano… sarà veramente uno spasso!” 

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