11/08/2020

“La Manovra, sebbene contenga alcuni interventi positivi per le imprese, è nel complesso insufficiente a favorire la crescita del sistema produttivo e rischia di non incidere in modo efficace sulla situazione di sostanziale stagnazione dell’economia”. E’ questa la valutazione di Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine, sulla Legge di Bilancio 2020, oggetto, assieme alle altre novità fiscali di fine 2019, del primo incontro di approfondimento a livello nazionale sul tema promosso a palazzo Torriani dagli Industriali friulani in collaborazione con l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili della provincia di Udine e con l’Associazione nazionale tributaristi italiani (A.N.T.I.). Per la presidente di Confindustria Udine, al di là di alcune misure positive per le aziende (riduzione del cuneo fiscale, proroga incentivi Industria 4.0, ristrutturazioni ed efficienza energetica) e della disattivazione delle clausole di salvaguardia Iva, “nella manovra manca una visione di politica economica coerente con gli obiettivi auspicati dal sistema produttivo”.

“L’impresa è il motore dello sviluppo, della crescita e dell’occupazione: occorre – ha sottolineato Mareschi Danieli – una strategia di medio-lungo periodo, che faccia crescere le aziende e attragga investitori esteri, partendo da una sostanziale riduzione del carico impositivo sulle imprese e da una concreta semplificazione del sistema fiscale”. A non convincere gli Industriali friulani è soprattutto la scelta del Governo “di non intervenire in modo rilevante sulla spesa corrente, ma di recuperare risorse con un aumento della tassazione sulle imprese e con nuove entrate ipotizzate dalla lotta all’evasione fiscale che, come di consueto, si traduce in nuovi e gravosi adempimenti per le aziende, nel caso specifico quelle coinvolte nella filiera degli appalti”. Sono state disattivate le clausole di salvaguardia Iva per non pesare sui consumi, ma sono state introdotte nuove tasse, dalla plastica allo zucchero alle auto aziendali.

“Gli imprenditori – ha evidenziato Mareschi Danieli – non sono contenti delle nuove tasse, pur apprezzando il significativo alleggerimento, nell’iter parlamentare della Manovra, di plastic e sugar tax e della stretta sulle auto aziendali”. Il principale pilastro su cui poggia la legge di Bilancio resta poi il capitolo fiscale. Tra gli aspetti positivi per le imprese si registra il mantenimento delle agevolazioni Industria 4.0, anche se c’è stata una riduzione del tetto degli investimenti per le grandi aziende da 20 a 10 milioni. Il pacchetto imprese prevede una sostanziale revisione del meccanismo applicativo degli incentivi 4.0, con super e iper ammortamento che vengono sostituiti da un credito d’imposta da usare esclusivamente in compensazione. Viene ripristinato, dal 2019, il meccanismo fiscale di Aiuto alla crescita economica (Ace) soppresso dalla manovra dello scorso anno. Cambia, per l’ennesima volta, anche il credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo: il beneficio non sarà più calcolato solo sull’incremento della spesa, ma sull’intero ammontare delle somme investite.

“Tutti questi continui cambiamenti nelle misure di agevolazione fiscale, e soprattutto la mancanza di un orizzonte temporale congruo (almeno triennale) – ha osservato Mareschi Danieli -, impediscono alle imprese un’effettiva programmazione degli investimenti depotenziandone così l’effetto incentivante”. Tra le novità gradite alle imprese c’è poi l’avviata riduzione del cuneo fiscale per la quale è prevista una dotazione di 3 miliardi di euro, che salirà a 5 miliardi dal 2021. Novità di peso, invece sgradita alle imprese, riguarda l’inasprimento delle sanzioni penali, contenuto nel Decreto Fiscale collegato alla Manovra, per le violazioni tributarie. A coordinare i lavori della giornata è stato Roberto Lunelli, presidente della Sezione regionale FVG dell’Associazione nazionale tributaristi italiani. “Si tratta di una ‘legge di mantenimento’ con alcuni spunti utili per il mondo produttivo e altri pericolosi soprattutto per le imprese che operano all’estero” ha evidenziato Lunelli che ha poi puntato l’attenzione sulla vera novità, peraltro passata inosservata dai più, del provvedimento: ovvero, l’estensione della Legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, un tempo limitata soltanto a ipotesi di reati gravissimi.

“A tale riguardo – si è augurato Lunelli – andrebbe predisposto o aggiunto al più presto un modello organizzativo per tutte le società per fronteggiare gli eventuali danni da responsabilità amministrativa che potrebbero derivare loro dal reato tributario di un amministratore, di un dirigente o di un loro qualsiasi dipendente”. Dal canto suo, Alberto Camilotti, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili della provincia di Udine, ha detto che “si è persa poi l’occasione per inserire delle reali semplificazioni, nonostante l’Ordine nazionale dei Commercialisti e Confindustria avessero redatto congiuntamente un documento di 50 punti che, se recepito, avrebbe consentito, a costo zero per le finanze dello Stato, delle significative semplificazioni per imprenditori e cittadini”.

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