17/08/2017

Dal 1994 le targhe automobilistiche non hanno più la sigla della provincia (sono già passati venti tre anni), questo ha sicuramente migliorato la situazione per la motorizzazione civile, ma le proteste di molti automobilisti ha convinto il ministero a consentire l’apposizione della sigla, in piccolo, nell’angolo in alto a destra. Non obbligatorio, ma facoltativo. Risultato che se quando fino ad allora potevamo sperare di rammentare le provincie italiane, cercando magari di collocarle mnemonicamente in una Regione, ora la geografia è praticamente inesistente. Questo è un problema che coinvolge tutta la nazione, accentuato dalla recente nascita di nuove provincie, il cui scopo rimane un mistero (forse solo la creazione di nuove poltrone?). I giovani fanno grande difficoltà nel ricordare la geografia studiata in fase evolutiva e difficilmente hanno opportunità per rispolverare quando studiato.

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Il Friuli Venezia Giulia soffre inoltre della fretta che la vita frenetica di molti porta a ridurre in “Friuli” e basta, così si sentono, in giro per lo stivale, frasi tipo Trieste il capoluogo del Friuli. Trieste non è mai stata la capitale del Friuli (parliamo di circa il 90% della regione Friuli-Venezia Giulia) e il territorio friulano, quindi le provincie di Udine e Pordenone e parte di quella di Gorizia, non possono essere ritenute il contado di Trieste.

Trieste e i triestini, proprio per scongiurare l’avanzare di ogni pretesa friulana, continua a opporsi allo sviluppo del Friuli con ogni mezzo. Soprattutto dal punto di vista politico, permane una costante disattenzione nei confronti del 90 % della regione a favore di quella percentuale che rappresenta Trieste, ma detiene l’attenzione quasi totale, per esempio da parte della Rai (unico mezzo d’informazione a disposizione del governo Regionale). Trieste è Trieste dato che anche la posizione geografica della città le regala una parte ben definita del territorio, con tradizioni, dialettica e costumi che null’hanno a che fare col Friuli.

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Qualora volessimo considerare gli aspetti storici di Trieste, inserita nell’Istria dalla quale fu strappata solo pochi decenni fa, nemmeno in questo caso sarebbe giustificato un ruolo centrale, giacché era la città romana di Pola a potersi considerare la capitale della penisola d’Istria. Trieste è il capoluogo regionale del Friuli Venezia Giulia, ha un porto importantissimo, la piazza che preferisco al mondo, una struttura morfologica e caratteristiche architettoniche che la rendono unica al mondo. Tanto peculiare col suo mare e la costiera di scogli, quanto distante e diversa dal Friuli.

Diverse le esigenze, le persone, l’economia e le usanze. Ormai a livello nazionale si sente parlare di Friuli quasi esclusivamente in caso di terremoti, ricordando il “Modello Friuli” del 1976, oppure per rari casi di cronaca (per fortuna). Considerata quasi solo come luogo dove tanti svolsero il servizio militare, gli altri da Bologna in giù, non sanno nemmeno di preciso che forma abbia la regione. Poco considerati da qualsiasi punto di vista, con poco più di un milione di residenti, siamo meno importanti del quartiere di una grande città. Non siamo rilevanti da nessun punto di vista, né statistico, né elettorale. Se in più aggiungiamo la situazione dell’attuale rappresentatività in parlamento, scopriamo che tutti i rappresentati sono di Trieste.

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Certo che pensare alle Uti, all’eliminazione delle provincie, alla trasformazione del servizio sanitario e tanti altri aspetti del governo del territorio, dal punto di vista di Trieste e dei Triestini è molto facile: la provincia di Trieste comprendeva cinque comuni esterni compreso Monrupino con i suoi 880 residenti e Sgonico che ne conta 2.000. Ovvio che tutti i servizi, gli uffici, gli ospedali fossero concentrati in città e chiamarla provincia, città metropolitana o UTI non cambia assolutamente nulla. Diversa la situazione per la provincia di Udine, di Pordenone e Gorizia.

Nel servizio con il vicepresidente della provincia di Udine, Franco Mattiussi, abbiamo considerato i possibili e gli auspicabili scenari futuri della Regione.

Marco Mascioli

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