19/09/2021

di GFB

(ndr Nel mare magnum mi ci ficco …tanto chi s’accorge…) Doveva pernsarla così l’egregio Prof che, alle spalle di un incarico pubblico, riteneva di comportarsi impunemente nelle sue redditizie consulente aziendali, senza comunicare a nessuno di queste attività e soprattutto abusando del diritto ad assenze giustificate. Se bastasse il fatto di averlo beccato a monito affinché il Belpaese si possa liberare di questi tantissimi furbetti e delinquentelli in giacca e cravatta del quartierino che pensano di prendere per il c…lo lo Stato, sarebbe una grande conquista, ma credo che l’orizzonte di civiltà e rispetto delle regole sia ancora oltre la curvatura terrestre…per dire, che non lo vedo). Ed ora i fatti…

La Guardia di Finanza di Pordenone ha condotto indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Pordenone nei confronti di un professore, cui era stata assegnata una cattedra presso un istituto scolastico di Pordenone, al termine delle quali lo stesso è stato indagato dalla Procura per truffa ai danni dello Stato e per aver utilizzato certificazioni false.

Gli accertamenti condotti hanno evidenziato come il docente, anagraficamente residente in Sicilia, avesse accumulato nel corso dei tre anni scolastici (nei quali avrebbe dovuto occupare la cattedra assegnatagli presso un Istituto tecnico di Pordenone), ben 769 giorni di assenza, giustificandoli attraverso la presentazione di certificazioni mediche e/o richieste di congedo parentale.

Dette assenze, normativamente previste, sono risultate, poi, illegittime, in quanto dalle indagini condotte è emerso come in tali periodi, nei quali il docente risultava assente per malattia o per necessità di fruire di congedi parentali, lo stesso svolgeva attività lavorative retribuite (principalmente consulenze aziendali) a favore di società private e di Entipubblici.

In tali periodi di assenza “certificata” il professore percepiva, contestualmente, le previste indennità, complessivamente ammontanti a 13.000 euro, a carico dell’I.N.P.S..

Ulteriori approfondimenti investigativi hanno permesso di appurare che per svolgere tali attività di consulenze non solo il professore non aveva ottenuto la preventiva, obbligatoria, autorizzazione dall’Amministrazione di appartenenza, ma aveva altresì omesso di dichiarare, agli Enti e società

presso i quali avrebbe svolto la sua attività professionale, di essere dipendente pubblico.

Un ulteriore obbligo disatteso,è stato, inoltre, la comunicazione all’Istituto tecnico pordenonese delle attività svolte presso altri Enti e/o società e, soprattutto, dell’ammontare degli emolumenti percepiti, che, complessivamente ammontavano a circa 97.000 euro.

Il Giudice per le Indagini Preliminari di Pordenone, su richiesta della Procura della Repubblica, ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo di 13.000 euro corrispondenti alle indennità (di malattia o per congedo parentale) anticipate dall’Amministrazione di appartenenza, per conto

dell’INPS, e illecitamente percepite dal professore. Provvedimento successivamente confermato anche da parte del Tribunale del Riesame.

Gli esiti delle indagini sono stati trasmessi alla Procura Regionale presso la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia per le valutazioni di propria competenza per il danno erariale di complessivi 110.000 euro arrecato all’Amministrazione pubblica.

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