16/12/2017

Sono ancora vive nella memoria delle popolazioni le immagini dell’alluvione del 2010 che colpirono l’area del Piave, già all’indomani degli eventi la Regione aveva predisposto un piano complessivo di mitigazione del rischio idraulico con interventi per oltre 3 miliardi di euro. Nel bacino del fiume Piave ad oggi sono stati programmati 505 interventi per un importo totale di quasi 109 milioni di euro, per oltre l’80% già conclusi. La parte restante è in fase di appalto o di esecuzione. Il dato è stato reso noto oggi a Palazzo Balbi, nel corso della presentazione delle azioni regionali per la sicurezza idraulica del Piave, da parte dell’assessore veneto all’ambiente Gianpaolo Bottacin, di Francesco Baruffi Segretario Generale del Distretto di Bacino delle Alpi Orientali e del prof. Luigi D’Alpaos dell’Università di Padova.

“In buona parte – ha detto Bottacin – si tratta di opere di ordinaria e straordinaria manutenzione ma che sono di fondamentale importanza, tanto quanto possono esserlo gli interventi strutturali. I criteri con cui stiamo intervenendo sono l’indice di rischio evidenziato dalle analisi tecniche e la disponibilità di finanziamenti, soprattutto quelli trasferiti dallo Stato. E’ essenziale che queste opere vengano fatte e che vengano fatte con continuità, anche se non hanno grande visibilità, per ridurre al minimo il rischio”

Da parte sua Baruffi ha ricordato che nel Progetto di Piano Stralcio per la sicurezza idraulica del medio e basso corso del Piave redatto dall’Autorità di Bacino sono previsti anche interventi strutturali tra cui la realizzazione di casse di espansione e laminazione delle piene. Il Ministero dell’ambiente ha ora finanziato con 1.600.000 euro la redazione del progetto esecutivo per le “Casse di espansione per le piene del fiume Piave in corrispondenza delle Grave di Ciano – Spresiano”. Progettazione – ha sottolineato Baruffi . che oltre a individuare le opere che risultino avere miglior rapporto costo/benefici in termini di riduzione del rischio, migliori condizioni di fattibilità e minore impatto ambientale. Una volta realizzate, le casse di Ciano interventi dovrebbero una decapitazione del colmo di piena di circa 500 mc/s.

Il prof. D’Alpaos, soffermandosi sulle criticità del Piave, ha fatto presente che questo è un importante passo ma ancora insufficiente a dare sicurezza al basso corso del fiume. E’ importante che si continui su questa strada, facendo chiarezza anche sulle valutazioni circa l’effettiva capacità di portata. Ciò condiziona gli interventi da realizzare, ma su questi temi servono stime rigorose in termini ingegneristici. “Non abbiamo bisogno di improvvisatori”, ha chiosato D’Alpaos.

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