10/12/2019


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Nel 2018 il numero di lavoratori dipendenti nel settore privato del Friuli Venezia Giulia è tornato ai livelli di dieci anni prima. Lo rileva un’indagine dell’Ires Fvg curata dal ricercatore Alessandro Russo su dati Inps. A seguito della crisi economica si erano persi circa 26.000 occupati dipendenti nel settore privato; i lavoratori subordinati sono infatti passati da una media di 297.000 nel 2008 a 271.000 nel 2014, registrando una variazione negativa pari a -8,7%. Il quadriennio successivo è stato caratterizzato da una dinamica di segno opposto che ha riportato il numero di occupati dipendenti sopra le 298.000 unità nel 2018 (843 in più rispetto al 2008, pari a +0,3%).

Il risultato del Fvg è il peggiore del Nordest

Nell’ultimo decennio le altre regioni del Nordest, a differenza della nostra, evidenziano tutte degli incrementi significativi (in particolare il Trentino Alto Adige ha registrato la crescita più elevata in Italia +13,8%); anche a livello nazionale nel complesso sono stati ampiamente superati i valori del 2008 (+5%). Quella del Fvg è anche la dinamica peggiore di tutto il Nord del Paese, solo il Piemonte mostra una variazione analoga (+0,3%). Il confronto 2008-2018 a livello territoriale permette inoltre di osservare che solo nelle province di Gorizia e Trieste il saldo è positivo (le variazioni sono state rispettivamente pari a +5,4% e +6,9%), mentre quelle di Pordenone e Udine presentano ancora un divario negativo (rispettivamente pari a -3,5% e -1,3%).

L’occupazione è cresciuta solo tra gli over 45

Dal 2008 a oggi in regione l’occupazione femminile è cresciuta (+2,1%), mentre quella maschile evidenzia una flessione pari a -1%. Anche in termini di qualifiche dei lavoratori si possono osservare degli andamenti eterogenei. La perdita subita dagli operai, ossia coloro che hanno mansioni strettamente produttive (-1,8%, pari a -2.995 unità rispetto al 2008) e dagli apprendisti (-2.960, -22,7%) è stata infatti compensata dall’aumento del numero di impiegati (+5.797) e dei quadri (+1.124).

In diminuzione anche i dirigenti (195 in meno tra 2008 e 2018, pari a -10,2%). L’impatto negativo della crisi sulle generazioni più giovani, oltre che nel calo degli apprendisti, si può riscontrare nella forte diminuzione del numero di occupati dipendenti under 45 (51.000 in meno). Si registra al contrario un consistente aumento degli over 45 (+52.000 unità), sia come conseguenza dell’innalzamento dell’età del pensionamento, sia come effetto delle dinamiche demografiche in atto. In Fvg, infatti, nel periodo in esame la popolazione nella fascia di età 25-44 anni è diminuita del 23% (oltre 81.000 residenti in meno), mentre tra 45 e 54 anni è cresciuta del 19% (32.300 unità in più, la fonte è l’Istat).

Sempre più part-time e lavoro a termine

L’ultimo decennio è stata anche caratterizzato da un aumento particolarmente sostenuto dei rapporti di lavoro a tempo parziale, cresciuti complessivamente di quasi 22.000 unità (+38,8%), mentre l’occupazione a tempo pieno ha registrato uno speculare andamento negativo (-21.000 unità, pari a -8,7%). L’incidenza del part time sul totale dei dipendenti è pertanto passata da poco meno del 19% all’attuale 26,1%, che diventa il 10% per i maschi e il 47,9% per le femmine. Gli uomini con un orario di lavoro ridotto sono raddoppiati (+103,8%), mentre per le donne l’incremento è stato percentualmente più contenuto (+27,3%). La diffusione del lavoro part time anche tra gli uomini indica che sempre più spesso si tratta di una condizione involontaria, determinata dall’impossibilità di trovare un’occupazione a tempo pieno, con evidenti riflessi negativi sulle retribuzioni. Inoltre, nonostante il recupero degli ultimi quattro anni, i rapporti a tempo indeterminato sono circa 14.000 in meno rispetto al 2008 (-5,5%), mentre quelli a termine (compreso il lavoro stagionale) sono quasi 15.000 in più (+32,7%).

La crescita degli ultimi anni è stata trainata dal terziario

Nell’ultimo quadriennio l’occupazione dipendente nel settore privato extra agricolo è aumentata di oltre 26.600 unità (+9,8%) rispetto al livello minimo toccato nel 2014 (271.379 occupati nella media dell’anno). Tale crescita ha riguardato gli uomini e le donne in egual misura (in entrambi i casi la variazione positiva è stata vicina al 10%) e si è concentrata nell’ambito dei servizi, in particolar modo nel settore della ristorazione che ha visto aumentare l’occupazione del 41,5% (quasi 6.000 unità in più). Anche il comparto manifatturiero ha mostrato un andamento positivo, ma più moderato (+4,4% tra 2014 e 2018), solo l’edilizia non ha recuperato i livelli occupazionali del passato (-1,3%). La recente ripresa dell’occupazione ha inoltre riguardato soprattutto la componente a tempo determinato (+52,4% tra 2014 e 2018), mentre i lavoratori a tempo indeterminato sono aumentati del 2,6% (in termini assoluti i due incrementi sono rispettivamente pari a +20.655 e +5.993 unità). L’incidenza dell’occupazione a termine è salita dal 12% registrato all’inizio del 2016 fino a valori vicini al 20% negli ultimi mesi dello scorso anno.

L’andamento dei tempi indeterminati

Grazie agli incentivi concessi alle imprese, tra dicembre 2014 e dicembre 2015 in Fvg il numero di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (escluso l’apprendistato) è cresciuto di oltre 12.300 unità. Nel 2016, con la riduzione dell’entità e della durata dell’esonero contributivo, si è verificata una leggera diminuzione (-1.200 unità) e nel 2017 si è osservato un ulteriore calo (-4.250 occupati a tempo indeterminato). Il 2018 ha fatto segnare nuovamente un incremento (+1.380 unità). Nel complesso, tra dicembre 2014 e dicembre 2018, la differenza rimane ancora positiva e pari a 8.241 occupati in più a tempo indeterminato nella nostra regione (da 222.442 a 230.683). Se si considerano sempre i soli rapporti a tempo indeterminato, infine, si può osservare che tra il 2014 e il 2018 è cresciuta quasi esclusivamente la componente part time (+5.627 unità, pari a +10,5%), mentre quella a tempo pieno ha registrato una variazione positiva dello 0,2% (+366 occupati).

La fonte dei dati

I dati illustrati provengono dall’archivio amministrativo Inps delle denunce retributive mensili e riguardano il settore privato non agricolo, ad esclusione del lavoro domestico (sono inclusi anche alcuni lavoratori del settore pubblico, nei casi in cui siano soggetti al contributo per la disoccupazione; si tratta prevalentemente dei supplenti della scuola); vengono considerati i lavoratori che hanno avuto almeno un versamento contributivo per lavoro dipendente nel periodo considerato. Si tratta inoltre di medie annuali calcolate su dati mensili.

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