22/10/2018

I sognatori che pensano agli istituti italiani uguali in tutto il Paese, che forniscono una preparazione identica seguendo lo stesso programma scolastico ed esami identici, devono sempre più rivedere le loro idee dato che nemmeno le date d’inizio e fine anno solo gli stessi. Cosa ben più grave la preparazione e l’impegno richiesto agli studenti è molto differente tra un istituto e l’altro e i risultati si vedono al termine del ciclo di studi, quando ai concorsi per un’occupazione si trovano strafalcioni che vorresti fargli ripetere tutto il ciclo di studi dall’inizio (asilo o scuola d’infanzia che dir si voglia).

Quest’anno, come al solito, i primi studenti a ritornare in classe, il 6 settembre scorso sono stati i ragazzi della provincia di Bolzano e saranno anche gli ultimi a lasciare i banchi, il 14 giugno prossimo. Il 10 settembre sono iniziate le lezioni in Abruzzo, Basilicata, Piemonte e Friuli Venezia Giulia; il 12 settembre in Campania, Lombardia, Sicilia, Umbria, Veneto, Valle d’Aosta e nella provincia di Trento. In Molise si è tornati in classe il 13 settembre, nelle Marche il 15, in Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Sardegna e Toscana il 17 settembre, ma in testa alla classifica c’è ancora una volta la Puglia che aspetta il 20 settembre.

La stessa cosa accadrà per l’inizio della vacanza estiva: a giugno prossimo, nonostante inizino quasi per ultimi, saranno gli alunni dell’Emilia-Romagna che termineranno venerdì 7 giugno. L’ordinanza del ministro Bussetti fissa solo la data di inizio del prossimo esame di Maturità: la prima prova scritta è calendarizzata per il 19 giugno 2019. Gli esami conclusivi del primo ciclo si svolgeranno nel periodo compreso tra il termine delle lezioni e il 30 giugno 2019. Le prove scritte a carattere nazionale Invalsi si dovranno tenere tra il 1 e il 18 aprile per gli alunni delle classi terze della scuola secondaria di I grado (le medie) e, tra il 4 e il 30 marzo, per gli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di II grado (le superiori).

Altro motivo di discussione legato al mondo della scuola è quello dei vaccini. Rispettando il principio di diritto allo studio, non c’è stato nessuno stop all’entrata a scuola per i bambini. La maggioranza al governo del Paese ha approvato lo slittamento al 10 marzo 2019 dell’obbligo di presentare la documentazione ufficiale delle avvenute immunizzazioni, come previsto dal decreto Lorenzin. I genitori dei bimbi iscritti a materne e nidi dovranno produrre un’autocertificazione, come stabilito dalla circolare Grillo-Bussetti, che può avere così valore di legge. Il governatore del Veneto Zaia ha esternato per primo i risultati di questa campagna di terrorizzazione nei confronti dei genitori, obbligati per legge a vaccinare i piccoli italiani. Siamo gli unici al mondo ad avere una norma che obbliga, con il decreto legge in materia di prevenzione vaccinale approvato il 19/05/2017, a dieci vaccinazioni. Anti-poliomelitica; anti-difterica; anti-tetanica; anti-epatite B; pertosse; meningite (Haemophilus influenzae ditipo B; meningococco B e meningococco C); morbillo; rosolia; parotite e varicella.  I risultati di questa politica dittatoriale che impone i trattamenti medici finora, secondo le statistiche, ha portato a risultati pressoché nulli. Il numero di vaccinati in Veneto, per l’esempio di Luca Zaia, non è cambiato negli ultimi anni.

La questione dei vaccini in Italia è arrivata anche sul New York Times. Il famoso quotidiano statunitense sostiene che il governo italiano sta minando la fiducia nelle scienza e nelle norme pubbliche. Dall’anno scorso, continua il giornale, gli studenti italiani devono avere dieci vaccinazioni obbligatorie, offerte gratuitamente. Ma i tassi di vaccinazione in Italia e altrove in Europa sono inferiori rispetto a quelli negli Stati Uniti, secondo il New York Times. L’anno scorso, la Francia ha introdotto multe per i genitori che non facevano vaccinare i figli e anche la Germania si è dimostrata dura nei confronti di coloro che si sottraevano a tale obbligo. Dove le vaccinazioni non sono obbligatorie, ma ci si preoccupa d’informare i cittadini lasciandoli liberi nella scelta, i risultati sono percentualmente più alti.

Altro aspetto indecente della scuola è l’incapacità di iniziare l’anno scolastico con l’orario “pieno”, la mensa e i rientri pomeridiani, probabilmente dettato da uno stacco dal mondo del lavoro per troppo tempo durante l’estate. Questa è un’altra prerogativa della scuola italiana. Dirigenti che non ci sono e i pochi presenti devono correre da una località all’altra per reggere incarichi in diversi istituti contemporaneamente.

Parlando invece dei docenti: sono meno della metà di quelli previsti. Rispetto alle disponibilità iniziali di 57.322 posti, le nomine in ruolo effettuate sono state solo 25.105, pari al 43,8%, percentuale che nella scuola secondaria si riduce al 33%.

Forse il problema risiede nel fatto che il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, non si cura direttamente degli istituti e delle loro esigenze, bensì delega alle Regioni la gestione del personale e, nel caso del Friuli Venezia Giulia, dove le Province non ci sono più, sono i Comuni a doversi occupare delle scuole intese come strutture. Alcune Direzioni regionali, anche in presenza di procedure completate, non hanno pubblicato le graduatorie del concorso 2018 entro il 31 agosto come previsto, vanificando di fatto le aspettative di migliaia di docenti che vedono slittare la nomina di un altro anno.

In verità la situazione nella nostra Regione è tra le migliori riscontrabili nel Paese: soprattutto per quanto concerne le località minori. L’esempio di Talmassons (UD) dove il neo sindaco Fabrizio Pitton ha voluto presenziare alla “cerimonia” di accesso per il primo giorno di scuola, sia dei bambini che hanno fatto il passaggio dalla scuola d’infanzia alle primarie e sia dalle primarie alle secondarie.

Ricordi che resteranno indelebili per tutti. Le emozioni erano fortissime, sia tra gli studenti, sia tra i genitori.

Marco Mascioli

 

 

 

Share Button

Comments are closed.