22/06/2018

Renzi dà e Renzi toglie, ma quando si tocca la sanità pubblica, forse il meccanismo va rivisto. Quello che denuncia una signora residente nella provincia di Udine non è un caso di malasanità ma certamente si tratta di mala gestione dei denari pubblici. La signora in questione ha 69 anni; recentemente ha gioito vedendosi aumentare la pensione di 200 euro all’anno e per una pensionata operaia sono soldi apprezzabili. Pochi giorni fa la signora ha avuto la necessità di sottoporsi a una risonanza magnetica. Fino all’aumento della pensione godeva dell’esenzione del ticket avendo più di 65 anni e un reddito non certo alto. Ebbene, a fronte dei 200 euro in più all’anno, poco meno di 20 euro al mese, si è ritrovata a dover pagare il ticket perché con quell’aumento la signora è diventata magicamente ricca. Il reddito fa cumulo con quello del marito, ma hanno entrambe una pensione da operai e non certo da dirigenti di banca. Al danno si aggiunge la beffa: il ticket per una risonanza è costato ben 60 euro, quando la prestazione eseguita privatamente costa 80 euro. “Se devo accedere ancora alle prestazioni della sanità pubblica – commenta amaramente la donna – il mio aumento di pensione non basta nemmeno a coprire le spese dei ticket sanitari”. Fortunatamente la signora non ha avuto bisogno di un esame audiometrico tonale, altrimenti si sarebbe sentita doppiamente beffata: questa prestazione costa con la sanità pubblica 22.60 euro, privatamente 30 euro.
Servizio di Lisa Zancaner

Share Button

Comments are closed.