14/08/2018

Confindustria Udine analizza l’andamento dell’occupazione in provincia di Udine, sottolineandone il segno positivo come indicatore che certifica la ripresa. Ma la ripresa dei rapporti di lavoro ricade per la maggior parte nei contratti a termine, in somministrazione e di lavoro intermittente. Gli indeteminati sono un fanalino di coda. Dal dal punto di vista dell’economia i segni in positivo incoraggiano ( ma questo riguarda chi imprende) , ma siamo ancora lontani dal poter restituire ai giovani un loro futuro per il ricambio e sviluppo della società. Con quella che vogliamo chiamare occupazione non si mette su casa, non ci si sposa, non si fanno figli…insomma…obbligati a vivere maldestramente il presente e alla giornata.
Oltre alle riforme già attuate, la presidente di Confindustria Udine Anna Mareschi Danieli auspica misure concrete a sostegno dell’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, e nei mesi a venire si attende dalla ripresa ulteriori miglioramenti degli indicatori, anche sotto il profilo della stabilità occupazionale, perché il mercato del lavoro – sottolinea – beneficia sempre della crescita congiunturale in un tempo successivo. E’ questo tempo successivo che ci preoccupa (quanto successivo?) come anche quella “stabilità occupazionale dei collaboratori ” vista solamente come possibile prospettiva” o futuro indicatore che gli imprenditori, per cause di forza maggiore, non pongono in cima all’elenco delle priorità.

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Dopo la crescita del 2016, anche nel 2017 si è registrato un aumento degli occupati in provincia di Udine, che si sono portati a 216.390 unità (1.713 in più rispetto all’anno precedente, +0,8%), il valore più elevato degli ultimi sei anni.
Significativi gli aumenti dell’occupazione femminile, +1,1% (+0,5% quella maschile), giovanile e, considerando la disaggregazione per attività economica, del comparto dei Servizi, i cui addetti sono passati da 139.120 a 143.866, +3,4%.

Permane distonico l’andamento occupazionale sotto il profilo della posizione professionale: gli occupati dipendenti sono cresciuti nell’ultimo anno di 2.795 unità, da 168.612 171.407, +1,7%, mentre gli indipendenti sono diminuiti di 1.082 unità, da 46.065 a 44.983, -2,3%.
“Gli effetti tonificanti della ripresa in atto – commenta Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine – sono evidenziati dal rafforzamento del tasso di occupazione (rapporto tra occupati e popolazione nella stessa classe di età), passato dal 63,6% del 2016 al 64,5% del 2017 (72% per i maschi, 56,9% per le femmine). E’ significativo notare che siamo di fronte allo stesso valore registrato nel 2007. Il tasso di disoccupazione (rapporto tra disoccupati e l’insieme di occupati e disoccupati), a seguito dell’aumento della quota di persone che, pur non avendo un lavoro, si mette alla ricerca stante il miglioramento del ciclo economico, è rimasto costante al 6,9%. E’, viceversa, calato il tasso di disoccupazione nelle fascia d’età 25-34 anni che, dall’11,3% del 2016, si è portato al 10,6%. Anche questo è un dato incoraggiante”.
Nel 2017 le assunzioni hanno riguardato 96.978 rapporti di lavoro, il 24,3% in più rispetto al 2016 (quando si sono contate 78.023 unità).

La maggior parte delle assunzioni, 42.892, pari al 44,2% del totale, ha interessato il terziario. Dopo il comparto alberghiero e ristorazione (17.653), segue il manifatturiero con 15.909 assunzioni, pari ad una quota del 16,4%, con una crescita del 16,8% rispetto al 2016. Le costruzioni, il 3,2% del totale, hanno registrato 3.237 assunzioni, +10,7%.

Le cessazioni nel 2017, si sono contate in 91.964 (di cui 40.562 nel terziario e 14.943 nel manifatturiero), +19,5% nei confronti dell’anno precedente quando sono state 76.931.
Il rapporto assunti/cessati è migliorato portandosi da una media di 1,01 riferita al 2016 ad una di 1,05 del 2017. Nel manifatturiero, dallo 0,99, sale all’1,06.
Il saldo assunti-cessati, nonostante un calo nel secondo semestre dell’anno, è salito nel 2017 a 5.014 unità, dalle 1.092 del 2016. Nel complesso dei settori economici la tipologia contrattuale prevalente è rappresentata dal rapporto a tempo determinato che ha interessato 45.523 assunzioni, pari al 46,9% del totale. Seguono il lavoro in somministrazione, 21.702 assunzioni corrispondenti ad una quota del 22,4%, i rapporti a tempo indeterminato che hanno caratterizzato 7.851 assunzioni, l’8,1% del totale, e il lavoro intermittente (6,7% per 6.460 assunzioni).

Nel manifatturiero la tipologia contrattuale maggiormente utilizzata resta il lavoro in somministrazione, 7.869 assunzioni pari al 49,5% del totale, seguita dal lavoro a tempo determinato, 4.581 assunzioni per una quota del 28,8%, e da quello a tempo indeterminato, 1.784 assunzioni per una quota dell’11,2%.

Prosegue nell’industria il calo del ricorso alla cassa di integrazione. Nel 2017 le ore integrate complessive sono passate da 6 a 1,7 milioni, –71,9%.
“La ripresa in atto – conclude Anna Mareschi Danieli – sta producendo risultati già percepibili, ma ci attendiamo ulteriori miglioramenti degli indicatori – anche sotto il profilo della stabilità occupazionale – nei mesi a venire, perché il mercato del lavoro beneficia sempre della crescita congiunturale in un tempo successivo. In questo contesto favorevole, Confindustria auspica che riforme come quella del mercato del lavoro e a sostegno dell’industria non siano smontate in senso negativo nel prossimo futuro. Anzi, accanto a queste riforme già realizzate, per cavalcare il trend positivo della crescita dovrebbero essere aggiunte misure concrete a sostegno dell’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e per ridurre il cuneo fiscale”.

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