21/10/2018

Il nostro stivale è immerso nel mare, ma guardando con attenzione la morfologia del Paese scopriamo che quasi la metà è costituito di montagne. Per la precisione rappresentano il 43% della superficie italiana, ma i territori montani sono oggetto di un progressivo, spopolamento a tutto vantaggio delle pianure. Se la popolazione italiana è cresciuta di 12 milioni di unità negli ultimi 60 anni, la montagna ha perso ben novecento mila abitanti, col risultato che se nel 1951 la popolazione montana era il 41,8% rispetto a quella di pianura, oggi rappresenta solo il 26%.

Certo costruire fabbriche e abitazioni in pianura è più facile, così come realizzare strade e autostrade, ma la colpa principale è degli amministratori pubblici. Ci sono politici che hanno saputo valorizzare il territorio e i risultati si vedono: Trentino, Alto Adige e Valle d’Aosta, sono l’esempio con la popolazione montana in continua crescita. Altro dato statistico molto importante per il Trentino Alto Adige è che hanno anche il secondo più basso rapporto di anziani per bambini.

Molto diversa la situazione in Friuli Venezia Giulia dove i residenti sono invogliati o costretti a scendere per trovare un lavoro, che spesso è motivo e allo stesso tempo conseguenza del crollo dell’economia circolare. Quanti paesini meravigliosi arrampicati sulle montagne, con splendide chiese erette per essere visibili da tutta la vallata ci sono nella nostra regione?

Quasi tutti però si presentano cadenti, fatiscenti, risultato dell’abbandono da parte dei residenti. Rimangono pochi anziani che con la loro dipartita lasceranno il vuoto. Le scuse e le giustificazioni per quelli che lasciano le località montane minori sono tantissime: mancanza di lavoro, clima difficile, percorribilità delle strade, mancanza di scuole (le secondarie sono assenti quasi ovunque). La cosa più grave che impone il fuggi fuggi generale è la cessazione di servizi e attività commerciali che consentono la vivibilità anche in condizioni estreme: quando chiude il negozio d’alimentari allora è proprio finita, quando c’è la neve alta o per chi non ha la macchina.

Sono le scelte degli amministratori locali, anzi per meglio dire la mancanza di scelte, di decisioni e soprattutto d’idee che portano alla morte di questi paesini montani che osservano la linea delle statistiche demografiche scendere oltre il limite del foglio.

Eppure gli esempi da seguire sono a disposizione di tutti: in Trentino Alto Adige non solo le città hanno un costante aumento dei residenti, ma anche i paesini microscopici mantengono la tendenza. Vedere case tipiche, restaurate, manutenute, attività aperte, coinvolgenti e attraenti che potrebbero essere replicate ovunque, con proposte innovative per proporre la storia, le tradizioni e gli stili di vita, ma che in buona parte del Friuli non esistono. Dovremmo ricordarcene durante le elezioni amministrative.

In verità gli esempi, rari, ci sono anche in casa nostra: Tarvisio è sempre piena di gente, di traffico, di eventi per dodici mesi all’anno, eppure da quando l’autostrada consente di raggiungere l’Austria senza mai uscire, avrebbero dovuto risentire della mancanza di passaggio! Anche Tarvisio sta subendo un crollo demografico, ma la popolazione residente è stata sostituita dal proprietari di seconde case e turisti che portano denaro dall’Italia e dall’estero.

La località che in assoluto risulta in controtendenza con il resto della regione è Illegio. Una frazione di Tolmezzo raggiungibile con una sola strada di curve e tornanti (o in alternativa con una mulattiera da nord) in quella Carnia, tra le montagne del Friuli, dove l’avvilimento rischia di prendere il sopravvento su temperamenti tenaci ma spesso snervati dalla mancanza di prospettive e di speranza per la loro terra. Quella Carnia di cui i Friulani parlano con orgoglio, ma ormai non visitano più. Di cui si occupano i mass media solo per il terremoto del 76 o per il rischio di chiusura delle fabbriche che non sono più al passo con i tempi.

Illegio è una località risorta grazie a un’idea geniale, un coraggio incommensurabile, una fede in Dio e in se stesso di don Alessio Geretti, vicario della parrocchia di Tolmezzo e della Pieve di Illegio (Udine) e anima dell’iniziativa che nel 2004 allestì la prima mostra d’arte internazionale in quel paesino sperduto vissuto da poco più di trecento anime.

Illegio non ha nulla di più, né di meno, di tantissime altre tristi e desolate località tra le montagne del Friuli. Don Alessio Geretti è il suo punto di forza, il perno attorno al quale gira tutta le fiorente economia, perché non bastano le grandi idee, quelle impossibili da realizzare solo perché non le ha ma fatte nessuno, serve anche perseveranza, passione e rimboccarsi le maniche per metterle in pratica. Tanto altruismo e capacità organizzativa, amore per l’arte e la capacità di rendere un paesino qualsiasi, una meta imperdibile anche per quelli che non sono interessati alle opere esposte, ma a pubblicare su Facebook che sono stati a Illegio!

Mi sarebbe piaciuto incontrarlo, ma forse i miei peccati sono tali da non rendermi degno. Ci riproverò il prossimo anno, giacché la quindicesima esposizione internazionale di quest’anno, Padri e Figli, terminerà il 21 ottobre e sono curioso di conoscere il tema del prossimo allestimento.

Marco Mascioli

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