22/10/2018

Ragioni di sicurezza nazionale e internazionale impongono agli Stati di cedere parte della propria sovranità e ai cittadini parte dei propri diritti, tra i quali quello di nascondere il viso e conseguentemente la possibilità di essere riconosciuti. Ecco perchè il gruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, con primo firmatario Rodolfo Ziberna, ha depositato una proposta di legge nazionale con cui vietare nei luoghi pubblici non solo caschi ma anche indumenti che possano celare il volto, e pertanto l’identità, di una persona.

La guerra che l’Isis ha scatenato contro l’Occidente – afferma lo stesso Ziberna – è completamente diversa dalle guerre o guerriglie di solo pochi anni fa. Oggi ogni piazza, stazione, supermercato, sala da ballo o stadio è diventato un obiettivo sensibile. Uomini, donne e addirittura fanciulli si trasformano in bombe umane capaci di mietere ovunque vittime innocenti. Vi sono però tecnologie che, mediante telecamere e adeguati software, sono in grado di riconoscere dai tratti somatici gli individui schedati o segnalati, o addirittura quelli sospettabili per i loro comportamenti particolari.

La possibilità di prevenire queste aggressioni riconoscendo le persone sospette – prosegue l’esponente forzista – viene, però, meno se queste celano il proprio volto. Perciò saranno permessi i veli che lasciano il volto scoperto (kijab, khimar, al-Amira, shayia e chador) e vietati quelli che lo coprono: il burqa (che copre tutto il corpo e nasconde anche gli occhi dietro una rete di tessuto) e il niqab (che copre il volto di un velo nero lasciando scoperti solo gli occhi), oltre naturalmente a caschi e passamontagna.

Con la nostra proposta di legge nazionale, chiediamo la modifica dell’articolo 5 della legge n. 152 del 22 maggio 1975, il quale attualmente dispone che è “vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino”. La nostra proposta di legge – spiega Ziberna – modifica in questo modo il primo comma: “È fatto divieto di indossare nei luoghi pubblici, aperti al pubblico o esposti al pubblico, indumenti o accessori che possano celare, travisare, o rendere irriconoscibile l’identità della persona limitandone o impedendone l’identificazione o il suo agevole riconoscimento”.

C’è un precedente in tal senso – fa notare il consigliere regionale azzurro -, che prende le mosse da un pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo, la quale respinse il ricorso presentato da una ventenne francese per poter indossare il burqa in Francia, giudicando legittima la decisione dello Stato francese di vietare il velo islamico per “garantire le condizioni della vita associata”.

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