24/10/2018

Con la mostra Asburgo. Quattro secoli di governo di una Contea di confine (1500-1918) e con il relativo catalogo, Gorizia con la sua Contea si presenta in un percorso di “tesori”, nascosti in abitazioni, biblioteche, archivi e in collezioni private e familiari, non meno significativi di quelli di proprietà pubblica, per altro già esposti in importanti rassegne, quali Divus Maximilianus (2001), Gorizia Barocca (1999) e Maria Teresa (1981, 2000). Sono circa quattrocento i materiali proposti, tra dipinti, incisioni, libri e documenti, che simboleggiano non solo l’idea imperiale e la celebrazione dei singoli imperatori, ma anche la storia di Gorizia e della Contea che viene qui inserita nei grandi fatti europei attraverso la Casa d’Asburgo, che cessò quale dinastia al governo proprio con la perdita di Gorizia e il passaggio della Città all’Italia. In particolare la rassegna, ubicata nei quattro piani del Monastero di Santa Chiara a Gorizia, ha voluto evidenziare: il ruolo di Gorizia cinquecentesca, città in formazione ma già di cultura essenzialmente italiana ed il ruolo delle sue famiglie più ragguardevoli; la presenza in città di istituzioni culturali importanti: dai Gesuiti, al proliferare di accademie settecentesche, all’associazionismo e all’editoria ottocenteschi di diversa identità nazionale, nonché alla creazione dei musei di Gorizia e del museo archeologico di Aquileia; la costante cura riservata dai sovrani alla città e alla contea, le cui riforme determinarono un ulteriore sviluppo architettonico e nuove iniziative culturali e artistiche; il ruolo determinante della Ferrovia Meridionale (1860) e del secondo collegamento conVienna attraverso la Transalpina (1906) che favorirono uno sviluppo crescente dell’economia locale; la crescita delle spinte nazionali italiane e slovene; la nascita dei primi fermenti irredentistici, che assunsero un ruolo più marcato a partire dalla terza guerra d’indipendenza italiana; la fine della Casa d’Austria con la perdita di Gorizia.

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