22/02/2018

Si chiama Global Attractiveness Index ed è un vero e proprio ‘termometro’ dell’attrattività di un Paese.

La sua presentazione è avvenuta a palazzo Torriani nel corso di un convegno promosso dal Gruppo Giovani imprenditori di Udine e coordinato da Ferruccio de Bortoli, presidente della Casa Editrice Longanesi e dell’Associazione Vidas.

Il Global Attractiveness Index è stato progettato da The European House – Ambrosetti con l’obiettivo di rendere disponibile ai decision maker italiani e internazionali un indice-Paese innovativo e attendibile attraverso un approccio e metodologie più oggettive rispetto a quelle fino ad ora adottate.

Davide Boeri, presidente del GGI di Udine, ha ricordato come “le classifiche internazionali hanno sempre più peso perché fanno presa nella business community e supportano le decisioni strategiche degli investimenti. L’Italia, pur essendo un’economia avanzata, si colloca sempre nelle posizioni di retrovia, scontando anche la sua incapacità a diffondere i dati in maniera corretta. A tale riguardo sarebbe da seguire l’esempio di molte nazioni che riescono a scalare le classifiche anche attraverso la costituzione di un’apposita task force deputata ad analizzare i dati e a diffonderli all’esterno al fine di creare una percezione più attrattiva del loro sistema Paese”.
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Anche Leonardo Salcerini, managing director, Toyota Material Handling Italia, introducendo i lavori, ha confermato come, alla base di statistiche sempre così negative, ci sia un disinteresse degli italiani a valorizzare la propria immagine, a differenza di quanto succede nelle altre nazioni (Singapore ha addirittura un Ministero dedicato). Noi siamo, peraltro, al mondo, dopo il Sudafrica, lo Stato in cui gli abitanti hanno la peggiore percezione del proprio Paese. Ed ancora: solo l’8-10% degli intervistati risponde ai questionari inviati su cui, in gran parte, si basano gli indici internazionali”. Per questo motivo, il Global Attractiveness Index ha scelto un approccio quantitativo e misurabile all’elaborazione dei dati che prenda, tra l’altro, in considerazione elementi attinenti al mondo industriale: ad esempio, l’innovazione delle imprese, la sostenibilità della produzione, la resilienza, la qualità degli investimenti, l’ambiente culturale e sociale. “Con questo indice – ha spiegato Salcerini – l’Italia si attesta al sedicesimo posto ma, per migliorare la posizione, occorre essere meno critici nei nostri confronti e riuscire a trasmettere le bellezze dell’Italia perché noi viviamo in un grande Paese”.

E’ seguita, moderata da Ferruccio de Bortoli, una tavola rotonda cui hanno partecipato Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine; Filippo Fontanelli, innovation manager e responsabile di prodotto e di processo di Maddalena spa, e Mauro Savio, amministratore unico di Modulblok spa.

La presidente Mareschi Danieli ha confermato come la percezione dell’Italia all’estero sia ben diversa da quella che pensiamo: “Come aziende abbiamo un grande vantaggio competitivo rispetto ai nostri competitors, che è quello di essere flessibili sapendoci adattare alle esigenze della clientela. Si trova sempre una soluzione ai problemi”. Ha concordato Mauro Savio: “L’incapacità di fare marketing a livello di nazione ci penalizza, ma, poi, quando un’impresa come la nostra va all’estero e si fa conoscere, ci apprezzano per le nostre eccellenze. L’indice può essere uno strumento molto utile per far emergere l’oggettività e aiutare le nostre imprese ad essere attrattive, e quindi più competitive, fuori dai nostri confini”. Per Filippo Fontanelli “l’Italia ha un tessuto di imprese manifatturiere che hanno il desiderio di evolversi e che riescono, andando all’estero, di sfatare subito il luogo comune di poca affidabilità, facendo leva sulla flessibilità, sull’intrinseca qualità delle produzioni e sull’innovazione molto spinta”.

Stimolato da De Bortoli il dibattito si è poi spostato sulle opportunità offerte dall’industria 4.0. “Non guardiamo però troppo alle tecniche specifiche di produzione, perché prima di tutto c’è bisogno di competenze specialistiche. Per questo – ha commentato la presidente Mareschi Danieli – c’è bisogno di politiche di incentivo per fare emergere i giovani talenti. L’azienda ha bisogni di creatività, freschezza, innovazione”. Anche per Savio “occorre lavorare su ampio spettro sul capitale umano. Non aspettiamo dalla scuola che i ragazzi vengano già pronti e formati. Deve essere l’azienda a costruire loro le competenze; quello che serve è avere giovani che arrivano in impresa resilienti ed entusiasti”. Fontanelli ha parlato della necessità di “incentivare una politica giovanile che aiuti gli studenti a capire quale strada intraprendere. L’alternanza scuola-lavoro è uno ottimo strumento per farsi un’idea precisa del futuro che li aspetta e se questo può piacere loro”.

Quali le ombre del sistema Italia? “Il primo motivo per cui uno straniero non investe in Italia – ha risposta Mareschi Danieli – è la non certezza del diritto, ma anche il costo del lavoro e la pressione fiscale scoraggiano”. “C’è bisogno – ha aggiunto Savio – di tornare a valorizzare il concetto di impresa e far fronte comune, essere compatti come sistema Paese”. Fontanelli ha invece citato le enormi difficoltà delle aziende a lavorare con il pubblico: “lungaggini burocratiche, tempi di pagamento, visioni d’insieme diverse”.

Nel trarre le conclusioni del convegno, Ferruccio de Bortoli ha evidenziato come “il nostro Paese sia penalizzato dalle classifiche internazionali per elementi oggettivi, ma anche per una capacità tutta italica di parlarsi addosso e di descriversi peggio di quello che siamo. E’ un’attitudine tutta nostra quella di non essere orgogliosi della nostra nazione e di denigrare l’altro più che far risaltare i propri pregi. Non di meno le istituzioni prestano poca attenzione professionale a come le classifiche vengono costruite”.

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