21/08/2019

Altro che “bamboccioni”! Per Alessandro Rosina, ordinario di demografia e statistica sociale all’Università Cattolica di Milano, intervenuto al Future Forum, «i giovani sono i veri protagonisti della storia di un Paese che decide di utilizzare le sue tante potenzialità e le mette in campo per costruire un futuro migliore». Cosa che evidentemente in Italia non si fa. Ma che andrebbe capita quanto prima «se vogliamo invertire la tendenza. Siamo gli unici in Europa ad avere meno del 22% di popolazione sotto i 25 anni e siamo agli ultimi posti tra quelli con il maggior rapporto di giovani che vivono ancora con i genitori e quelli che non sono occupati né studiano né sono in cerca di un lavoro». Ma non è su di loro che deve ricadere la “colpa”. «Nei Paesi mediterranei – ha ricordato Rosina – i figli tendono a restare in famiglia più a lungo anche perché c’è maggior senso di protezione. Una ricerca che abbiamo condotto evidenzia come in media, un genitore “mediterraneo” si senta realizzato come genitore quando è riuscito a trasmettere al figlio il senso di solidarietà che tiene unita una famiglia. La realizzazione per un genitore del Nord Europa è invece l’aver trasmesso ai figli la capacità di cavarsela da soli. Una società prospera quanto più investe su un adeguato apporto quantitativo e qualitativo delle nuove generazioni. Noi in Italia stiamo facendo esattamente il contrario, stiamo marginalizzando i giovani». E questa è una delle cause più preoccupanti delle difficoltà del Paese».

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