20/04/2021

Si è svolta , online, la conferenza stampa di presentazione delle Giornate del Cinema Muto – 39 Limited Edition (3-10 ottobre 2020). Oltre al direttore Jay Weissberg, che ha illustrato il programma, sono intervenuti il presidente del festival Livio Jacob, l’assessore alla cultura del Friuli Venezia Giulia Tiziana Gibelli, il sindaco di Pordenone Alessandro Ciriani, il presidente della Fondazione Friuli Giuseppe Morandini, il presidente del Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone Giovanni Lessio e il fondatore e AD di MYmovies.it Gianluca Guzzo.
Portare online il cinema di un secolo fa accompagnato dalla musica nella massima qualità visiva e sonora consentita dallo streaming, mantenere il contatto con il pubblico di sempre ­– gran parte del quale, a causa dei problemi legati alla pandemia, non potrebbe arrivare in Friuli per la 39a edizione del festival ­– e cogliere l’opportunità di allargare l’offerta a un nuovo pubblico potenziale.
Nel 2020 è questa la sfida delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone, che grazie alla collaborazione degli archivi internazionali e insieme al partner MYmovies, sapranno regalare anche nel corso della 39a Limited Edition, in programma dal 3 al 10 ottobre, l’emozione delle proiezioni accompagnate dai più quotati musicisti specializzati e di un irrinunciabile accompagnamento orchestrale. Storici del cinema, archivisti, giornalisti, studenti, appassionati e chiunque sia interessato a riscoprire l’arte del cinema muto, sono tutti invitati a seguire le Giornate in questa modalità inedita, con l’augurio e la speranza che l’anno prossimo ci si potrà ritrovare al Teatro Verdi di Pordenone per celebrare insieme la 40a edizione.
Il programma 2020 riflette la ricchezza della settima arte: commedie, drammi e diari di viaggio, dai primi inizi del cinema alla sua completa fioritura. Ci sono nomi celebri come Stan Laurel e Oliver Hardy, protagonisti anche della tradizionale replica, evento in presenza al Teatro Verdi di Pordenone domenica 11 ottobre; e G.W. Pabst, Cecil B. DeMille, Mary Pickford, Sessue Hayakawa, insieme a cineasti e interpreti sconosciuti ai più ma che rappresentano il meglio dei primi tre decenni del cinema.
Nella settimana fra il 3 e il 10 ottobre il festival sarà online con un programma al giorno della durata di alcune ore e con due programmi nel weekend che si potranno seguire in diretta streaming e che rimarranno disponibili per 24 ore così da rendere agevole la visione in qualunque fuso orario ci si trovi. Dopo ogni sessione cinematografica si potranno approfondire i contenuti dei film visti grazie agli interventi live di musicisti, storici, critici e archivisti in dialogo con il direttore del festival Jay Weissberg. Altri contenuti speciali includono Masterclass sulla musica di accompagnamento e presentazioni di libri. Saranno annunciati anche i due vincitori dello storico premio Jean Mitry, arrivato alla 35a edizione. I seminari del Collegium con i massimi esperti di cinema muto sono quest’anno riservati ai “Collegians”.
IL PROGRAMMA
Spazio al divertimento, oltre che alla riscoperta, con “Laurel o Hardy”, una serie di cortometraggi presentati dalla Lobster Films di Parigi in collaborazione con la Library of Congress in cui Stanlio e Ollio compaiono separatamente, prima cioè di unirsi per diventare il duo comico più famoso di sempre. Grazie alla Lobster, l’anno scorso si era visto a Pordenone Duck Soup, del 1927, il primo cortometraggio in cui i due attori recitano fianco a fianco senza essere ancora una coppia ufficiale. Ora la ricerca prosegue a ritroso con questo programma imperdibile che comprende Detained e il rullo sopravvissuto di Where Knights Were Cold con Stan, The Serenade e The Rent Collector con Oliver (in quest’ultimo accanto a Ridolini), cui si aggiunge una regia di Stan Laurel del 1925, Moonlight and Noses, con la splendida Fay Wray, restaurato grazie alla collaborazione fra la Library of Congress e l’australiano National Film & Sound Archive di Canberra.

Alla Library of Congress si deve anche un altro restauro, Penrod and Sam di William Beaudine, del 1923, incantevole lungometraggio basato sui racconti di Booth Tarkington (autore, fra gli altri, di The Magnificent Ambersons / L’orgoglio degli Amberson che ispirò Orson Welles) sulle avventure e l’amicizia di un gruppo di ragazzini nell’America degli anni Venti. Una delle sorprese del film è la caratterizzazione non stereotipata, insolita per il periodo, di due bambini afroamericani, interpretati da Eugene Jackson e Joe McGray, bene integrati nel “club”.

Proposto dal George Eastman Museum di Rochester, il restaurato western A Romance of the Redwoods di Cecil B. DeMille, del 1917, con Mary Pickford, è un ottimo un esempio del lavoro di DeMille nella seconda decade del Novecento, uno dei periodi più impegnativi nella lunga carriera del grande regista con decine di film diretti nell’arco di pochi anni.

Una riscoperta emozionante arriva anche dall’Italia. La Fondazione Cineteca Italiana di Milano presenta La tempesta in un cranio (1921), prodotto, scritto e interpretato da Carlo Campogalliani, una delle figure più esuberanti e inventive dei primi cinquant’anni del nostro cinema. È un film sulla follia (vera o presunta) il cui primo obiettivo è il divertimento del pubblico, come conferma una recensione dell’epoca nella rivista La vita cinematografica che a distanza di un secolo si può ancora sottoscrivere: “Semplice nella trama, inscenato con cura, con ricchezza non eccessiva di particolari, in quadri significativi e ben disposti, l’azione tiene desta continuamente l’attenzione dello spettatore, senza stancarla mai.”

Storia di un amore contrastato per differenze di casta, Where Lights are Low (Il principe T’Su, 1921) di Colin Campbell, appena restaurato dal National Film Archive of Japan di Tokyo da una copia unica ritrovata alla Jugoslovenska Kinoteka di Belgrado, è una delle pochissime pellicole sopravvissute fra quelle interpretate in questo periodo da Sessue Hayakawa, la prima superstar asiatica internazionale, la cui fama andò ben oltre il periodo muto (il ruolo del colonnello giapponese Saito nel film di David Lean Il ponte sul fiume Kwai, del 1957, gli valse la candidatura all’Oscar e al Golden Globe). Nel film di Campbell, l’interpretazione di Hayakawa nel ruolo di un principe cinese (la pratica di utilizzare attori giapponesi per personaggi cinesi, oggi improponibile, era molto comune all’epoca) è la dimostrazione di quanto meritata fosse la sua fama di idolo delle folle.

Dalla Cina arriva, nel nuovo restauro dell’archivio nazionale di Pechino, Guo Feng (Costumi nazionali), diretto da Luo Mingyou e Zhu Shilin nel 1935, dramma avvincente con le due grandi attrici Ruan Lingyu e Li Lili nel ruolo di due sorelle innamorate dello stesso uomo (Zheng Junli). Mentre il personaggio di Li Lili è vivace e pieno di energia, Ruan Lingyu nella sua ultima apparizione (morirà suicida poco dopo a soli 25 anni) veste i panni della sorella maggiore disposta a sacrificarsi. Prodotto dagli studi Lianhua, di cui Luo Mingyou era direttore, Guo Feng fu realizzato allo scopo di ingraziarsi il governo del Kuomintang e il suo movimento “Vita Nuova”, che propugnava il ritorno ai tradizionali valori del confucianesimo.

Una prima assoluta è il restauro, appena completato dal Danske Filminstitut di Copenhagen, di Ballettens Datter (1913). Il film è diretto da Holger-Madsen, uno dei più significativi registi danesi in un periodo d’oro per quella cinematografia, ma l’interesse è anche per la sua protagonista, la grande ballerina Rita Sacchetto, figlia di madre austriaca e di padre veneziano. Ballettens Datter è il suo secondo film e rappresenta un’ottima occasione per apprezzarne sia le qualità di attrice che di danzatrice.

Di un autore fondamentale, Georg Wilhelm Pabst, si vedrà Abwege (Crisi), del 1928, con Brigitte Helm (l’androide in Metropolis), una storia e una riflessione ancora attualissima sul matrimonio e sul rapporto fra sesso e denaro. Rispetto alla versione finora conosciuta (presentata a Pordenone nel 1997), il film è letteralmente rinato nel restauro del Münchner Filmmuseum, che ha realizzato la nuova copia, splendidamente imbibita, a partire dal negativo originale. Sono state inoltre ripristinate le didascalie originali, che incidono notevolmente sulla comprensione della trama.

Anche nella versione online non si priverà il pubblico di un accompagnamento orchestrale grazie alla proposta della Cineteca nazionale della Grecia (Tainiothiki tis Ellados – Greek Film Archive). La povertà della produzione cinematografica greca nel periodo muto rende tutto quanto è sopravvissuto ancora più raro e prezioso e il film diretto da Dimitris Gaziadis nel 1930, Gli apache di Atene (οι Απάχηδες των Αθηνών), precursore del neorealismo, è un’autentica rivelazione. Alla scoperta di una copia alla Cinémathèque française è seguito il restauro della Cineteca nazionale greca, che lo ha presentato in prima mondiale lo scorso febbraio ad Atene con una partitura per orchestra e coro.

In un momento in cui la possibilità di spostarsi da un Paese all’altro è fortemente limitata, il direttore delle Giornate Jay Weissberg ha coinvolto numerose cineteche, fra cui il MoMA di New York, la norvegese Nasjonalbiblioteket, la Cinémathèque française, la Cinémathèque royale de Belgique, i Gaumont Pathé Archives di Parigi, il Narodni Filmovy Archiv di Praga e la Filmoteca Narodowa di Varsavia nella costruzione di un programma di cortometraggi che ha lo scopo di invogliare lo spettatore a tornare a viaggiare non appena la situazione lo permetterà, magari per visitare per la prima volta o per ritornare nei luoghi che si vedono nei film. Il giro del mondo attraverso il cinema muto farà tappa, fra gli altri, a New York, Londra, Il Cairo, Ostenda, Bruges, Praga, Cracovia, ma anche a Trieste grazie a un bellissimo documentario muto degli anni Trenta conservato alla Cineteca del Friuli.

Pura emozione estetica e un altro irresistibile invito al viaggio nello spazio e nel tempo li offre la compilation The Brilliant Biograph, che raccoglie le più antiche immagini girate in Europa: 50 brevissimi cortometraggi realizzati fra il 1897 e il 1902, presentati alle Giornate (dopo la prima mondiale il 31 agosto ad Amsterdam) dall’olandese EYE Filmmuseum in collaborazione con il BFI di Londra. Il viavai nelle città metropolitane, mezzi di trasporto in corsa, movenze di corpi impegnati nello sport o nel lavoro, macchine industriali in funzione, sono le immagini con cui il neonato prodigio del cinema celebrava se stesso e il progresso tecnologico di cui era il simbolo. Il formato della pellicola originale, il 68mm utilizzato nei primi anni dalla Biograph (alle cui meraviglie le Giornate hanno già reso omaggio in passato), insuperato per nitidezza dell’immagine, nella resa dei dettagli e della profondità di campo, è alla base di una qualità visiva che sorprende ancora oggi e che il restauro digitale in risoluzione 8K ha cercato di mantenere intatta.

Con l’unica eccezione del film con accompagnamento orchestrale, tutta la musica di questa speciale Limited Edition è opera della straordinaria squadra dei musicisti delle Giornate del Cinema Muto: Neil Brand, Philip Carli, Stephen Horne, John Sweeney, José María Serralde Ruiz, Daan van den Hurk, Gabriel Thibaudeau, Günter Buchwald e Frank Bockius in duo, Mauro Colombis, Donald Sosin. A loro si aggiungono, per l’evento in Teatro di domenica 11 ottobre, i musicisti della Zerorchestra.

Prima di diventare la più celebre coppia della storia della comicità cinematografica, Stan Laurel e Oliver Hardy avevano già una ragguardevole carriera alle spalle. L’evento conclusivo delle Giornate del Cinema Muto 2020 – on line il 10 ottobre con l’accompagnamento musicale di Neil Brand e, dal vivo, con l’accompagnamento della Zerorchestra, domenica 11 ottobre, alle ore 16.30 al Teatro Verdi di Pordenone, nel rispetto delle norme di sicurezza previste ­– propone alcuni film in cui i due attori sono ancora divisi. Delle rarità che ci consentono di vedere come, in un arco di tempo di una decina d’anni, si andasse affinando il senso comico ed evolvendo lo stesso linguaggio cinematografico. Il periodo tra il 1916 e il 1927 (anno del debutto ufficiale della coppia in Duck Soup, presentato nella scorsa edizione delle Giornate) è ricchissimo di produzioni burlesque che dovevano fornire a getto continuo materiale nuovo per la proiezione nelle sale. Erano prodotti essenzialmente commerciali, senza pretese artistiche, ma allo stesso tempo costituivano una formidabile palestra per la formazione di nuovi talenti, restii a legarsi a una produzione e preferendo scegliere volta per volta l’occasione più favorevole. Ciò è valido anche per Stan Laurel e Oliver Hardy, come testimoniato dai titoli del programma. In The Rent Collector del 1921 vediamo Oliver (che allora era più conosciuto col soprannome di Babe) Hardy fare da spalla a Larry Semon (celebre in Italia come Ridolini). È il primo film di una collaborazione e anche di un’amicizia, fra l’altro sarà proprio Larry Semon ad insegnare a Oliver il golf, una passione che lo accompagnerà in tutta la sua vita. In The Serenade del 1916 possiamo cogliere un’anticipazione della futura coppia perché Hardy è il grasso (Plump) contraltare al piccoletto (Runt, interpretato dall’attore Billy Ruge) nel ruolo di due musicisti da strada che passano di avventura in avventura cercando di conquistare il favore della bella di turno.

Se il curriculum di Oliver consiste in una frenetica attività di attore (325 film prima di Duck Soup), il percorso artistico di Stan Laurel è stato più vario e complesso. Detained del 1924, in cui è interprete con la regia di Percy Pembroke, è la prima collaborazione con il produttore Joe Rock, che fu anche tra i primi a intuire la grande potenzialità del duo Laurel-Hardy, mentre lo sceneggiatore è Tay Garnett, futuro regista di Il postino suona sempre due volte con Lana Turner. Di Detained si conosceva finora solo una versione ridotta mentre alle Giornate si potrà vedere il film nella quasi totale integralità.

Troviamo ancora il nome di Stan Laurel, questa volta in veste di regista, in Moonlight and Noses del 1925, una produzione Hal Roach, con cui Laurel aveva già più volte lavorato. Motivo ulteriore di interesse del film è la presenza nel cast di Fay Wray, la diva di King Kong, indimenticata protagonista delle Giornate nel 1999, il primo anno in cui il festival fu ospitato a Sacile (dove rimase fino al 2006).

Infine, solo nel programma on line, l’omaggio a Stan Laurel propone le sequenze sopravvissute di When Knights Were Cold del 1923, parodia di un film d’avventura di gran successo all’epoca, prodotto da Gilbert M. Anderson, più celebre come Broncho Billy, un’immagine diventata iconica nella storia del cinema nel primo western della storia, La grande rapina al treno, di Edison, del 1903. Attivissimo oltre che come attore anche come sceneggiatore, regista, impresario e produttore, Anderson lavorò più volte con Laurel e dopo When Knights Were Cold si ritirò definitivamente dal mondo del cinema.

Le Giornate del Cinema Muto sono realizzate grazie al sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per il Cinema, del Comune di Pordenone, della Camera di Commercio Pordenone-Udine e della Fondazione Friuli.

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