19/12/2018

Uno degli appuntamenti politici più importanti degli ultimi decenni: a novembre gli italiani tramite il loro voto al Referendum Costituzionale potranno esprimere il loro parere sulla riforma Boschi-Renzi.

Completata la trasformazione renziana della RAI, regolati i fili che muovono il presidente della repubblica, si prospetta una campagna che, sebbene iniziata con quasi un anno d’anticipo, proporrà i cambiamenti con semplificazioni estreme proprio per venire incontro alle limitate capacità intellettive di noi plebei.Microsoft Word - articolo.docx

La Carta Costituzionale elaborata dai settantacinque membri dell’Assemblea Costituente fu redatta nel secondo dopoguerra nell’esclusivo interesse della nazione, allo scopo di stabilire le norme generali da osservare per la futura espressione legislativa, ora potrebbe essere parzialmente trasformata ad esclusivo beneficio di chi vuole governare il Paese tranquillamente, sebbene non avallato da voti elettivi.

I punti principali contenuti del testo della riforma sono la fine del bicameralismo perfetto e paritario. Il nuovo Senato dei 100, con durata, competenze e composizione diverse da quelle attuali; revisione della distribuzione delle competenze tra Stato e Regioni; nuove modalità di elezione del Presidente della Repubblica; nuove modalità di elezione dei giudici della Corte Costituzionale; abolizione delle Province e soppressione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro; cambiamenti per referendum e leggi d’iniziativa popolare.

Il disegno di legge Boschi è stato già approvato dal Parlamento, ma solo con la maggioranza assoluta, invece se avesse ottenuto nella seconda votazione da ciascuna delle Camere la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti allora il referendum non si sarebbe nemmeno tenuto. Può sembrare assurdo ma a differenza dei tanti altri referendum d’importanza infinitesimale, per quello che modificherà la Costituzione non è previsto il quorum.

000003gasparriSecondo i sondaggi, sembra che almeno in questo caso i connazionali abbiano compreso l’importanza dell’evento e oltre il cinquantuno per cento degli aventi diritto hanno intenzione di recarsi alle urne; il 24% invece ha già scelto di non andarci; il 25% non ha ancora deciso se andrà a votare.

Sempre per i dati emersi dai sondaggi, la vittoria del No pare il risultato più probabile. In ogni caso il presidente del Consiglio ha già rimangiato la promessa di levare le mani in caso di esito negativo: anche in caso di bocciatura della riforma Boschi non ci saranno elezioni fino al 2018.

Cercando di comprendere i cambiamenti prospettati e sottoposti a referendum, vediamo che con la soppressione del bicameralismo perfetto, ci sarà una riduzione dei parlamentari e l’attività del Parlamento sarà più efficace e rapida. Questo non c’è una vera semplificazione dei procedimenti legislativi e crea ulteriore confusione, ma soprattutto non corrisponderà a una grande diminuzione dei costi della politica, visto che il nuovo Senato sarà ridotto solo di un quinto.

Continueremo a corrispondere i vitalizi a tutti e i famosi cinque che normalmente nessuno vede mai, potranno essere nominati, come accade oggi, dal Presidente della Repubblica. Rimarranno conservati i posti a sedere sugli scranni di Palazzo Madama, agli ex inquilini del Quirinale. Senza dimenticare che l’apparato correlato al presidente della Repubblica italiana ha costi senza paragoni in nessun altro posto del mondo (Stati Uniti d’America compresi): anche nel 2016 la presidenza della Repubblica italiana spenderà una cifra superiore ai 220 MILIONI di Euro.

L’approvazione delle leggi, secondo i proponenti, dovrebbe essere più rapida senza i continui rimbalzi tra Camera e Senato: con le approvazioni più veloci le risposte ai cittadini e le soluzioni dei problemi arriveranno più velocemente; si tratta di un provvedimento che va a conservare e rafforzare il potere centrale, indebolendo le autonomie (meglio di così potrebbero eliminare le camere e lasciare tutte le decisioni in capo a un solo imperatore). Inoltre il voto di Palazzo Madama avrà lo stesso peso dei colleghi onorevoli per un lungo elenco di leggi bicamerali, fra cui quelle di revisione costituzionali.00000ern

La riduzione del numero dei parlamentari e l’eliminazione delle Province sono fattori che consentiranno un’importante riduzione dei costi della politica, forse tra decine di anni, dato che in realtà competenze e personale saranno solamente spostate, in attesa del trapasso. L’abolizione del C.N.E.L., organo di consulenza delle Camere e del governo, che attualmente gode dell’iniziativa legislativa e può contribuire all’elaborazione della legislazione economica e sociale. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore dell’eventuale legge, sarà nominato un commissario straordinario che si occuperà della liquidazione e la ricollocazione del personale presso la Corte dei Conti (risparmio zero, loro hanno diritti acquisiti).

La millantata maggiore partecipazione dei cittadini, grazie alle novità sui referendum propositivi e abrogativi e sulle proposte di legge di iniziativa popolare, perde ogni valore dato che per i disegni di iniziativa popolare serviranno 150.000 firme e non più 50.000. Salirebbe anche la soglia per i referendum abrogativi: non più 500.000 firme di elettori, ma 800.000 e il quorum sarà fissato al 51% dei votanti delle ultime politiche. Invece se la raccolta firme si ferma tra le 500 e 800mila resta il quorum del 51% degli aventi diritto al voto (considerata la tendenza degli ultimi decenni si tradurrebbe nel raddoppio circa).

Ci sarà più chiarezza nella ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni, dato che se i Comuni non hanno mai goduto di alcuna considerazione, l’eliminazione delle Provincie garantirà meno problemi al governo. Con la nuova composizione del Senato, le Regioni saranno più presenti in Parlamento e i Europa. Come ampiamente dimostrato nella Regione Friuli Venezia Giulia, Serracchiani riesce a presiedere la Regione anche se trascorre altrove buona parte del suo tempo.

Un aspetto da non sottovalutare è la considerazione di chi sta presentando importanti cambiamenti e quale Parlamento sta approvando la presentazione del referendum costituzionale: alcuni sono stati imposti da un Presidente della Repubblica che a sua volta è stato imposto dallo stesso partito di appartenenza, tutti gli altri sono il risultato di elezioni incostituzionali con il Porcellum. Non il Parlamento, ma solo parte del Governo ha prodotto il testo che sarà sottoposto alla valutazione degli italiani e naturalmente il linguaggio utilizzato è tutt’altro che comprensibile ai più. Unitamente alla nuova procedura elettorale Italicum, che dovrebbe essere applicata per la prima volta nel 2018, la quale prevede un “premio” notevole per la maggioranza, compresa la nomina della Corte Costituzionale.

Cercando di rimanere asettico nell’elaborazione delle notizie, quanto sopra è il risultato di ciò che sono riuscito ad acquisire informandomi ascoltando sia i promotori del cambiamento, sia i comitati contrari. Per prendere visione del testo completo del disegno di legge costituzionale, dopo aver cliccato qui http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/955273/index.html , utilizza il menù a sinistra.

Con un sorriso sotto i baffi, quando ho incontrato il senatore Maurizio Gasparri attuale vice presidente del Senato, gli ho chiesto se avesse pensato a trovarsi un nuovo lavoro qualora passasse il referendum costituzionale?

MARCO MASCIOLI

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