05/08/2021

Pubblichiamo volentieri, non senza una premessa, la lettera aperta che Stefano Mantovani, presidente della cooperativa sociale Noncello, ha inviato alla G.S.A., che si è aggiudicata l’appalto per i servizi di portierato all’Università di Udine, prima gestito dalla coopeativa.Questo avvicendamento ha portato, per ora, al licenziamento di 13 lavoratori della Noncello. Premetto che preoccupazione, scoramento, amaro in bocca sono pienamente legittimati da una situazione critica in cui questi lavoratori e le loro famiglie sono venuti a trovarsi. E’ comprensibile anche che il difficile momento abbia ispirato alcuni passi della lettera che non sono indulgenti verso la G.S.A. ma che sono fuorvianti e fors’anche ingenerosi per la portata delle considereazioni fatte. G.S.A. È una delle reltà aziendali nazionali ed internazionali più dinamiche in territorio friulano. Conta migliaia di dipendenti, performance economiche di primo livello e, grazie ad investimenti in ricerca e brevetti innovativi , sta dando un grande contributo alla sicurezza stradale. (è di pochi giorni fa l’inagurazione nel traforo del Gran Sasso del primo sistema automatico al mondo per lo spegnimento incendi nelle gallerie autostradali). Il fatto di presentare questa azienda come un’entità priva di qualsiasi umanità e dedita solamente a numeri e profitti non è condivisibile. Magari se aziende di questo tipo ce ne fossero di più nel nostro paese. Altro discorso è l’assoluta, improrogabile urgenza di trovare una soluzione per questi tredici lavoratori, soprattutto considerando la loro storia. Qualsiasi soluzione va perseguita , compresa qualche buona idea che possa venire anche a G.S.A., dopo aver stappato la bottiglia di spumante per aver vinto il bando.

Il direttore
euroregionenews

LETTERA APERTA ALLA G.S.A. DEL PRESIDENTE PRO-TEMPORE DELLA COOPERATIVA NONCELLO

22 giorni dopo il cambio di gestione dell’appalto del portierato presso
l’Università di Udine, 13 cittadini di Udine sono ancora senza lavoro. La ditta
GSA non ha ancora provveduto alla loro assunzione e perciò ho pensato di
scriverle una lettera aperta.
Cara gsa ti scrivo così mi passa un po’… forse
Cara GSA mi chiamo Stefano Mantovani e sono il presidente pro tempore della
cooperativa sociale noncello e ho deciso di scriverti perchè questi giorni sto
proprio male. Lo so che tu non potrai fare nulla per farmi stare meglio, ma
voglio soltanto spiegare in questa lettera aperta perché mi sento così.
In questi giorni 13 soci lavoratori della cooperativa noncello in un cambio
d’appalto hanno perso il loro posto di lavoro. Sì è vero: alcuni di loro sono
dei cittadini che nella propria vita hanno avuto qualche problema con la
giustizia. Ripeto: hanno avuto e, ripetendo, sottolineo la
coniugazione del verbo al passato. Poi un po’ da soli e un po’ insieme ad altri
hanno provato a cambiare vita. Hanno cercato di essere cittadini come tutti e
per quanto mi riguarda ci sono pure riusciti – una casa – una famiglia – un
lavoro. Un po’ come tutti noi.
La cooperativa noncello e il lavoro all’Università di Udine sono stati per loro
occasione di riscatto e opportunità per ricominciare.
Poi sei arrivata tu, cara GSA, e hai vinto la gara d’appalto e hai anteposto le
tue politiche aziendali ai diritti e al senso civico. Hai giustificato queste
scelte con delle motivazioni che tu ed io sappiamo essere pretestuose.
Io però da cooperatore sociale convinto non riesco a darmi pace perché le
persone per me non sono semplici numeri sui quali costruire profitti, leciti o
illeciti che siano. I lavoratori dell’Università sono miei soci non solo sulla
carta e soprattutto sono persone con cui ho condiviso un percorso e un sogno. Il
sogno che un mondo migliore possa esistere – qui e ora – senza se e senza ma -,
un mondo che noi cerchiamo di costruire giorno per giorno col nostro lavoro e
con la nostra presenza.
Sì lo so, cara GSA, che tu non sei noi, ed è vero che chi investe i propri
capitali lo fa per essere remunerato, mettendo tutto il resto in subordine.
Così i nostri piccoli sogni si infrangono quando ci schiantiamo su quel muro di
concretezza che tu/voi, e non solo, avete costruito nel mondo reale, creando un
po’ alla volta un’economia
impersonale, che non è fatta di uomini – donne – bambini, ma di sigle, numeri,
percentuali, acronimi e parole spesso incomprensibili.
Mentre scrivo mi rendo conto, cara GSA, che anche tu sei solo un acronimo
dentro il quale chissà cosa si nasconde e chissà se lì dentro tra i tuoi
collaboratori ci sono persone vere che vivono e pensano o se ci sono
solo presenze impersonali prive di coscienza – esecutori un po’ uomini e un po’
macchine? Spesso mi faccio questa domanda perché io ho sempre pensato che le
organizzazioni fossero fatte di persone che contribuiscono alla vita delle
stesse organizzazioni.
Cara GSA questa notte ho fatto un sogno che sembrava bello, ma poi, quando mi
son svegliato, mi sono arrabbiato ancor di più. Ho sognato che babbo
natale portava a tutti i 13 lavoratori che avete lasciato a casa il posto di
lavoro che gli avete tolto.
All’inizio ho sorriso e poi ho pensato che lo spirito natalizio mi stava
mettendo un po’ di confusione, perché il posto di lavoro di queste persone è un
diritto e non un regalo di natale.
Cara GSA io avrei tante altre cose da dirti, ma queste cose stanno in un mondo
che tu non conosci, perché è un mondo fatto di persone belle e brutte, buone e
cattive, dritte e storte e tutte queste persone sono cittadini e godono degli
stessi diritti.
Lettera a firma di
Stefano Mantovani

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