21/10/2018

Dal 2009 al 2017 il numero dei contribuenti Irpef del Friuli Venezia Giulia si è ridotto di 50mila unità (da 970mila a 920mila, -5,1%), la dinamica più accentuata dopo quelle di Molise (-7,5%) e Calabria (-5,9%); al contrario solo in Trentino Alto Adige (+2,6%) e Lazio (+1,6%) si registrano tendenze di segno positivo. Lo rileva un’indagine Ires Fvg del ricercatore Alessandro Russo su dati del ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’imposta netta dichiarata e le addizionali Irpef

In Fvg i contribuenti che hanno dichiarato un’imposta netta Irpef sono stati poco più di 742.000, pari all’81% del totale, per un valore complessivo di 3,6 miliardi di euro (quasi 4.900 euro pro capite). L’addizionale regionale Irpef ammonta a 207,5 milioni di euro (+1,1% rispetto all’anno precedente), quella comunale a 76,2 milioni di euro (+0,9%).

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I lavoratori dipendenti

In Fvg il numero di lavoratori dipendenti nel 2016 è risultato pari a quasi 472.000 (4.500 in più rispetto al 2015), con un reddito medio da lavoro dipendente di 21.680 euro, che pone la nostra regione al quinto posto a livello nazionale. A livello provinciale Trieste è prima in regione e decima in Italia con oltre 23.000 euro, ultima Gorizia con 20.400; Udine e Pordenone si attestano in una posizione intermedia, in entrambi i casi con redditi medi da lavoro dipendente vicini a 21.500 euro. «Dopo sei anni di diminuzione – rileva Russo –, il numero di lavoratori dipendenti è tornato a crescere, a testimonianza della ripresa dell’occupazione che si è verificata nel 2015».

I pensionati

In Fvg i pensionati, sempre in base alle dichiarazioni presentate lo scorso anno, sono poco più di 364.000 (circa 2.000 in meno rispetto all’anno precedente), in calo ormai da diversi anni; il reddito medio da pensione in regione è pari a 17.280 euro. Da questo punto di vista spicca la provincia di Trieste, terza in Italia dopo Roma e Milano, con una media di 19.402 euro. A livello comunale è invece Udine ad occupare la prima posizione (con un valore di 20.907 euro), quindi Sgonico, Pordenone, Duino e Trieste. Agli ultimi posti i pensionati dei comuni montani e delle Valli del Natisone.

In Italia

Tra le cause di questa generale diminuzione, la crisi economica e il notevole aumento della disoccupazione che ha caratterizzato gli scorsi anni. Nel 2016 in Italia il numero di contribuenti Irpef è stato pari a 40,8 milioni, oltre 1 milione in meno rispetto al 2009, nonostante un parallelo e consistente aumento della popolazione residente nello stesso periodo (di 1,7 milioni). Tale flessione ha riguardato prevalentemente: le fasce più giovani (al di sotto dei 45 anni il calo è stato pari a 2,7 milioni, ma questo dipende anche da motivi demografici), gli uomini (-834.000 unità), i redditi più bassi (sotto i 20.000 euro di reddito complessivo il calo è stato pari a 3,3 milioni).

I soggetti che hanno dichiarato un’imposta netta Irpef sono stati 30,9 milioni (il 76% del totale contribuenti), per un valore pari complessivamente a 155,2 miliardi di euro (5.025 euro pro capite in media); quasi 10 milioni di soggetti hanno un’imposta netta pari a zero. Si tratta, per esempio, di contribuenti con livelli reddituali compresi nelle fasce di esonero, oppure che fanno valere detrazioni tali da azzerare l’imposta lorda. Inoltre, considerando i soggetti la cui imposta netta è interamente compensata dal bonus di 80 euro, coloro che di fatto non versano l’Irpef sono in tutto circa 12,2 milioni.

L’addizionale regionale Irpef ammonta nel 2016 a 11,8 miliardi di euro (+4,1% rispetto al 2015), mentre quella comunale è pari a 4,7 miliardi di euro (+5,0%).

I lavoratori dipendenti nel 2016 erano 20,9 milioni (circa 421.000 in più rispetto all’anno precedente) e dichiaravano un reddito medio da lavoro dipendente di 20.660 euro. Si ricorda che la categoria del lavoro dipendente comprende anche i redditi assimilati, come ad esempio quelli derivanti dalle prestazioni per collaborazione coordinate e continuative, e alcune prestazioni non pensionistiche erogate dall’Inps, tra le quali la cassa integrazione e la mobilità.

I pensionati, sempre in base alle dichiarazioni presentate lo scorso anno, sono 14,8 milioni (-25.421 rispetto all’anno precedente) e dichiarano in media un reddito da pensione di 16.869 euro.

La destinazione dell’8 x 1000 allo Stato e alle Confessioni Religiose

L’otto per mille del gettito Irpef vale complessivamente 1,3 miliardi di euro (importo ripartito nel 2016 in base alle scelte effettuate sui redditi del 2012), di cui 1 miliardo viene destinato alla Chiesa Cattolica. Per quanto riguarda i redditi 2012, ripartiti nel 2016, la Chiesa Cattolica ha totalizzato l’81% delle scelte valide. In Fvg tale percentuale scende al 74,6% ed è in continua diminuzione negli ultimi anni (8 anni fa sfiorava l’86%), a favore dello Stato e della Chiesa Evangelica Valdese (che evidenziano gli incrementi maggiori). Se confrontata con la totalità dei contribuenti, la percentuale che sceglie la Chiesa Cattolica in regione corrisponde al 31%. Nel 2012 sono state stipulate delle intese con l’Unione Cristiana Evangelica Battista, la Chiesa Apostolica e l’Arcidiocesi Ortodossa. Quest’ultima in Fvg ha totalizzato lo 0,3% delle scelte valide espresse (1.102 contribuenti in valore assoluto), l’incidenza più elevata tra le regioni italiane.

La destinazione del 2 x 1000 ai partiti politici

Dal 2014 è possibile devolvere il due per mille della propria imposta Irpef ai partiti politici; i beneficiari sono iscritti in un registro nazionale tenuto dalla “Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici”. Nel 2014 solo 16.518 contribuenti (lo 0,2% del totale) hanno scelto di versare una quota della loro imposta sui redditi a un partito, anche perché per quell’anno era richiesta una procedura più complessa (serviva un’apposita scheda che non era allegata all’ordinaria modulistica fiscale ma doveva essere scaricata dal sito internet dell’Agenzia delle Entrate).

Nel 2015 i contribuenti sono diventati 1.106.288 (2,7% del totale), nel 2016 sono stati 971.983 (con un calo del 12,1% rispetto all’anno precedente). Per il 2015, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 28 maggio 2014, era stato fissato un tetto massimo complessivo di 9,6 milioni di euro da destinare in base alle scelte effettuate dai contribuenti, che venne superato di 2,7 milioni di euro (erogati nel 2016). Il 2 per mille erogato nel 2016 ammonta invece a 11,7 milioni di euro.

In Fvg nel 2016 (il secondo anno per cui vengono diffusi i dati regionali) la maggior parte del gettito (41,1% delle scelte effettuate) è andato al Partito Democratico, seguito da Lega Nord (22,2%), Fratelli d’Italia (8,1%), Sinistra Ecologia Libertà (6,9%), Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea (5%) e Forza Italia (4,7%). Rispetto al contesto nazionale si osserva una percentuale decisamente più bassa di contribuenti che hanno scelto il Partito Democratico (che nel complesso fa registrare il 50,6%), mentre sono state in proporzione più frequenti le scelte a favore di Lega Nord e Fratelli d’Italia.

Da notare infine che solo un numero esiguo di contribuenti nel 2016 ha deciso di devolvere il proprio due per mille ai partiti politici, pari a 23.314 unità (2,5% del totale). Anche a livello nazionale l’anno scorso ha firmato nell’apposito riquadro solo il 2,4% dei contribuenti.

Il bonus Irpef di 80 euro mensili

Una significativa novità degli ultimi anni è costituita dal cosiddetto “bonus Irpef” di 80 euro mensili, erogato a partire da maggio 2014 e riconosciuto ai lavoratori dipendenti (e ai titolari di alcuni redditi assimilati), il cui reddito complessivo non sia superiore a 26.000 euro (e la cui imposta sia di ammontare superiore alle detrazioni per lavoro dipendente).

Dalle dichiarazioni presentate nel 2015 a livello nazionale risultavano circa 11,3 milioni di soggetti a cui spettava il bonus, per un ammontare di 6,1 miliardi di euro (in media 538 euro pro capite). In Fvg i beneficiari sono stati 267.919 (pari al 57% dei dipendenti), per un totale di quasi 147 milioni di euro (547 euro pro capite). Occorre anche sottolineare che, sempre in Fvg, in quasi 33.000 casi (pari al 12%) si è alla fine verificata una restituzione parziale (o totale) del bonus, in quanto non effettivamente spettante.

Nel 2015 sono state introdotte alcune novità nel calcolo del limite del reddito complessivo, in particolare occorre considerare la quota esente per i ricercatori e lavoratori rientrati in Italia ed escludere le somme erogate a titolo di parte integrativa della retribuzione (tale possibilità concessa fino al 30 giugno 2018 al lavoratore privato, permette di trasformare parte del Tfr in integrazione della retribuzione mensile). Il datore di lavoro provvederà ad erogare su base mensile il bonus ai contribuenti che ne hanno diritto in base alle informazioni in suo possesso; successivamente, in sede di dichiarazione è necessario procedere al ricalcolo del credito spettante tenendo conto di tutti i redditi dichiarati. Se il bonus spettante risulta maggiore di quello erogato dal sostituto d’imposta è possibile far valere in dichiarazione la quota non ancora erogata, mentre se la quota spettante è inferiore all’erogato l’eccedenza viene recuperata in dichiarazione.

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Fatte queste precisazioni si può osservare che dalle dichiarazioni per l’anno d’imposta 2015 risultano 11,2 milioni di soggetti con bonus spettante (-1,2% rispetto al 2014) per un ammontare di circa 9 miliardi di euro (+47,5% rispetto al 2014, quando era stato pari a 6 miliardi). L’incremento dell’ammontare è attribuibile al fatto che nel 2015 il bonus trova applicazione per l’intero anno (per complessivi 960 euro rispetto a 640 euro del 2014, quando era partito a maggio). In Fvg i beneficiari del bonus Irpef sono stati 261.232, pari al 55,4% dei lavoratori dipendenti, per un ammontare complessivo di oltre 212 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente si registra pertanto una diminuzione di 6.687 unità (-2,5%).

A livello nazionale oltre 1,7 milioni di soggetti hanno dovuto restituire integralmente o parzialmente il bonus ricevuto; in regione sono stati poco più di 40.000 (40.070 per l’esattezza, pari al 15%).

I modelli utilizzati per la dichiarazione

Negli ultimi anni è aumentato il numero di contribuenti che presentano il modello 730 (+13,5% in regione tra 2009 e 2016), anche in virtù del crescente utilizzo del modello 730 precompilato, introdotto nel 2015. Il Friuli Venezia Giulia è invece la regione italiana dove è più basso l’utilizzo del modello Unico, che riguarda solo il 20,5% del totale delle dichiarazioni, contro una media nazionale del 24,1%. Continua infine a diminuire nel tempo il numero di soggetti per i quali occorre recuperare le informazioni dal modello 770 (-24,5% tra 2009 e 2016). Si ricorda che le informazioni del modello 770 consentono di recuperare i dati reddituali dei numerosi soggetti che sono esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione annuale dei propri redditi. Ad esempio questa agevolazione è concessa ai soggetti che possiedono solo reddito da lavoro dipendente o da pensione corrisposto da un unico sostituto d’imposta obbligato ad effettuare le ritenute d’acconto oppure redditi da lavoro dipendente corrisposti da più soggetti, se l’ultimo datore di lavoro ha effettuato le operazioni di conguaglio. Bisogna inoltre considerare che da quest’anno, ai fini della base dati statistica del Dipartimento delle Finanze, le informazioni reddituali dei soggetti che non presentano dichiarazione Unico e 730 non vengono più recuperate dal mod. 770 semplificato, ma dal modello CU/2016 (Certificazione Unica), fonte informativa fondamentale della dichiarazione precompilata, per la parte relativa ai dati fiscali e contributivi ed il cui termine di presentazione è previsto entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di riferimento.

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