03/08/2020

eCon un omaggio al sociologo polacco Zygmunt Bauman, recentemente scomparso e protagonista proprio del Future Forum 2016 si è aperta la quarta edizione del forum sul futuro organizzato dalla Camera di Commercio di Udine. Nel prologo, il video su Bauman  disponibile qui   seguito da una storia a tappe dell’innovazione, come spinta propulsiva per uscire dalle crisi, a cura di Luca Massidda. Quindi l’introduzione, con il “padrone di casa”, il presidente della Cciaa Giovanni Da Pozzo, assieme al sindaco Furio Honsell, all’assessore regionale alle infrastrutture e territorio Mariagrazia Santoro, e il magnifico rettore Alberto Felice De Toni.

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«Quando abbiamo avviato Friuli Future Forum – ha ricordato Da Pozzo – volevamo aprire una riflessione e una proposta continua sul futuro… mi è dispiaciuto molto – ha aggiunto – sentire Moscovici dire che l’Italia ha la più bassa crescita in Europa. Per quanto riguarda il Fvg, noi sappiamo bene che sul territorio tanti imprenditori, attraverso l’innovazione e l’internazionalizzazione, rappresentano assi vincenti e sono cresciuti anche in questi anni di crisi.

Eppure ci ritroviamo con dati Unioncamere, diffusi pochi giorni fa, sulle imprese che nascono e cessano, e quei dati, che parimenti mi dispiacciono, certificano che siamo gli ultimi in Italia. Se non c’è nascita di nuove imprese, se non ci sono giovani che aprono attività, questo non può rappresentare un fatto positivo. “Ripartire”, dunque, deve rappresentare la capacità, come classe dirigente, di indirizzare il riavvio. Ripartire vuol dire riunire le forze di chi, nei vari settori, ha una visione e vuole impegnarsi affinché si possa individuare un percorso di crescita, dando soprattutto prospettive ai giovani.

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Parlando di evoluzione della nostra storia, Massidda ha evidenziato che «nei momenti in cui c’è stato un grave deficit politico si produce innovazione, ma il momento determinante è quello in cui si va a raccogliere e redistribuire i “dividendi” di quella innovazione. Informalità, apertura, cooperazione come dice Bauman: è tutto ciò che serve per produrre innovazione e con l’innovazione possiamo uscire dalla crisi».

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Nel secondo momento di questa prima giornata, il Future Forum ha visto l’intervento del sociologo barcellonese Joan Subirats, a dialogo con Giacomo Russo Spena, giornalista di Micromega. «L’Europa – ha detto Subirats – finora ha cercato di combinare globalizzazione e sovranità, ma in questo senso ciò che si è perduto è la democrazia e ai cittadini manca il senso di protezione. La domanda di protezione è una domanda difensiva, reattiva di fronte alla globalizzazione».

Per Subirats l’Europa deve dunque «democratizzare di più le sue istituzioni e far rientrare l’eguaglianza all’interno dei temi comunitari, non dei singoli Stati. L’idea è rinforzare una nuova Europa basata di più sul coinvolgimento popolare e un’idea comune del senso di protezione della gente».

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Sul futuro del lavoro Subirats ha evidenziato come «le forme che abbiamo messo in campo per trattare i conflitti di lavoro fino al 20esimo secolo non sono adatte a rispondere, oggi, e i sindacati non sono stati in grado di trovare ancora nuove forme di risposta a questo nuovo lavoro. . Se si è detto a favore della sharing economy, Subirats si è detto contrario alle troppe imprese «estrattive del valore aggiunto che la gente è in grado di dare in questa economia condivisa. Sono invece d’accordo con la sharing economy che crea basi sociali ed economiche con impianto locale molto importante».

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Ma siamo pronti a questo cambiamento? Stiamo già vivendo il tramonto della globalizzazione o dobbiamo ancora costruirla? Come possono muoversi le nostre imprese all’estero? Come stanno cambiando gli assetti geopolitici, con l’Europa in bilico tra exit e integrazione, con equilibri che cambiano, dalla Cina agli States, dalla Russia all’America del Sud, con il così conflittuale e differenziato rapporto con i Paesi del Medioriente, di cui così poco sappiamo (anche quando ci troviamo a gestire i flussi migratori), o ancora con quelli dell’Africa subsahariana, Paese di Paesi a più velocità e livelli di democrazia, che si stanno però trasformando in un continente di speranza, partendo dal totale “afropessimismo” degli anni ’90? A confrontarsi su queste domande, ancora apertissime, sono stati gli ospiti dell’ultimo incontro della prima giornata del Future Forum. Coordinati dal giornalista Mediaset Toni Capuozzo, si sono alternati l’esperto di Medioriente, professore iraniano-italiano Pejman Abdulmohammadi, Giovanni Carbone dell’Università di Milano e Responsabile del Programma Africa dell’Ispi, Niccolò Locatelli, editorialista di Limes, esperto di Americhe Latine, Sergio Vento, già Ambasciatore italiano all’Onu e a Washington (e definito da Capuozzo “un mito”, caposcuola della diplomazia italiana)e Roberto Cocchi, presidente Iscos Fvg, ong che si occupa di cooperazione allo sviluppo.

GLI INCONTRI DI OGGI E DOMANI

Future Forum prosegue oggi mercoledi, alle 10.30, con un incontro sulla crescita del territorio friulano, con idee e piani di messa in sicurezza degli edifici delle zone sismiche, anche in chiave di sviluppo economico delle aree a rischio (Muradore, Contessi, Fabbro, Colautti). Alle 15.30 uno sguardo al futuro del’Europa, tra Brexit e nuova Germania, con Ryner, Giua, Ferragina, Recchi, e alle 17 città e territori: come cambiano col cambiare dell’economia e con l’arrivo dei migranti, con l’esperienza Fvg e l’assessore regionale Torrenti, assieme ad Allsopp, La Varra, Arrigoni e Pascolini. Alle 18 si parla della “bestia nera”: laburocrazia, tra obblighi e bisogno di semplificazione, con Celotto e Palma, Honsell e Romoli. Giovedì alle 10.30 si apre il confronto sulle sfide delle nuove tecnologie (Zuanelli, Giacomini, Francesco Morace, Qualizza, di Corinto, Restuccia, Boccia Artieri) e alle 12 arriva Stefano Parisi, in particolare nella sua veste di manager nel campo delle infrastrutture e servizi digitali, in dialogo con Mosè Ricci, in una riflessione sul futuro che, provocatoriamente, potrebbe anche… non esistere.

 

FOTO   TASSOTTI & MAX

 

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