20/06/2018

In Italia ci sono cinque regioni a statuto speciale. Quattro approvate con legge costituzionale nel 1948: la Sardegna, la Valle d’Aosta, la Sicilia e le province autonome di Trento e Bolzano, ovvero il Trentino Alto Adige, l’ultima Regione autonoma è il Friuli-Venezia Giulia che solo dal 1963, è stata prevista dall’art. 116 della Costituzione.

Ultima regione italiana definita nell’attuale composizione, giacché ben dopo la fine della seconda guerra mondiale, mentre Tito e Stalin valutavano ancora cosa tenersi e cosa lasciarci, il trattato di pace firmato a Parigi fra l’Italia e le potenze alleate del 1947, istituiva ufficialmente il Territorio Libero di Trieste, previsto dall’articolo 21, sancendo la fine della seconda guerra mondiale. In verità a Trieste non seppero stilare uno statuto permanente e non fu mai nominato il governatore e gli altri organi di governo del T.L.T., determinando uno stallo che solo nel 1975, fu ufficialmente e giuridicamente chiarito, passando rispettivamente all’Italia la zona A (Trieste e provincia) e alla Jugoslavia la zona B (Istria fino a Cittanova).

Ogni tanto in Italia c’è qualcuno che, assurgendo a ruoli stupefacenti, s’inventa modifiche alla costituzione che hanno il solo scopo di cambiare le carte in tavola, aggiornare i nomi assegnati dalla costituente, probabilmente per creare confusione e assumere maggiore potere.  In Sicilia per esempio non ci sono più le provincie, ma con la medesima competenza geografica, sono stati istituiti i Liberi Consorzi Comunali. Dal 30 luglio 2015 l’assemblea regionale della Sicilia ha approvato il disegno di legge “Disposizioni in materia di Liberi Consorzi Comunali e Città Metropolitane”. I nuovi enti intermedi corrispondono territorialmente con le ex Provincie. Le Città metropolitane sono Palermo, Catania e Messina, mentre i Liberi Consorzi indicati dalla legge sono le altre ex provincie. In questo modo i presidenti delle ex provincie di Palermo, Catania e Messina non percepiscono più uno stipendio, dato che le loro mansioni saranno svolte direttamente dai Sindaci (detta così sembra che in Sicilia sappiano risparmiare).

In Friuli – Venezia Giulia non siamo stati i primi a eliminare le provincie (lasciando Udine a morire alla sua scadenza naturale il prossimo anno, ma disautorandola), ma siamo stati gli unici a non limitarsi a cambiare nome ai quattro enti precedenti, bensì hanno lasciato la provincia di Trieste com’era, frazionando quella di Gorizia in due e dividendo in cinque pezzi l’ex provincia di Pordenone e addirittura in dieci scampoli il territorio provinciale udinese.

Trieste non è e probabilmente non sarà mai una città metropolitana, dato che solo al pensiero farebbe ridere chiunque pensando che l’intera provincia conta meno residenti di quella di Pordenone (e ovviamente Udine) e le prospettive di crescita demografica, per darle i connotati di grande città, potrebbero derivare solo da un miracolo, giacché dagli anni ’70 (erano oltre 300.000 cittadini) a Trieste si registra un decremento superiore al 6% annuo (moltissimi anziani e poche nascite). Le ultime rilevazioni del gennaio 2017 parlano di 203.974 residenti in città e 234.750 in tutta la provincia. In sostanza, come un quartiere di Milano.

In Italia il referendum ha bocciato la rivisitazione della costituzione a favore delle Regioni e a discapito delle provincie, mantenendo tutto come prima o quasi (visto che ormai gli italiani non possono votare alle provinciali), ma in Friuli Venezia Giulia siamo gli unici ad aver rivoluzionato tutto avvalendoci dello statuto speciale.

La decisione d’esautorare le provincie per poi eliminarle, modificare le mansioni a favore della Regione stessa che ha arrogato a se molte funzioni, togliendo ai comuni alcune mansioni che invece hanno assegnato a queste Unioni Territoriali Intercomunali, ha inevitabilmente creato disservizi come qualsiasi cambiamento e riscontrato contrarietà e disapprovazione da parte di molti Sindaci che non hanno voluto aderire alle UTI. Subito dopo l’approvazione da parte della Regione, sono partiti i ricorsi e le denunce. In molti casi considerati corretti e in altri inapplicabili: il Tar di recente ha esaminato dal punto di vista amministrativo la questione relativa ai ventidue milioni destinati alle Uti, per cui i primi cittadini di Corno di Rosazzo, Martignacco, Pagnacco, Pasian di Prato, Pavia di Udine, Reana del Rojale, Torreano e Fogliano Redipuglia avevano proposto ricorso.

Il TAR non può far altro che considerare quanto disposto dalle leggi regionali e constatate le corrette procedure, ammettere che ora la Regione ha due canali per elargire i contributi sul territorio: uno destinato alle UTI e l’altro ai Comuni.  Non potevano certo considerare l’etica e il comportamento di chi in Regione ha deciso di fare “figli e figliastri” dei residenti nei diversi Comuni, in considerazione del fatto che il Sindaco abbia aderito o no alle Unioni.

Sarà solo il Consiglio di Stato a stabilire se sia corretto che complessivamente la Regione abbia messo a disposizione 22 milioni per le Uti (5,5 in un primo momento poi altri 16,5 milioni) di cui potranno beneficiare solo i residenti nei comuni sottomessi.

Giova ricordare che tutti i residenti in regione, sia nei Comuni facenti parte delle UTI, sia quelli con i Sindaci “ribelli”, hanno contribuito con tasse, contribuzioni e trattenute, alla formazione del capitale che ora è gestito solo a favore di alcuni. Senza considerare la maggior spesa per la gestione stessa delle UTI dato che il personale che prima era impiegato negli uffici provinciali, oggi rimane una spesa pari o superiore, perché alcuni sono stati trasferiti nei Comuni mantenendo il livello stipendiale precedente, mentre altri hanno scelto di andare a lavorare per la Regione, percependo emolumenti superiori.

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Il personale da assegnare agli uffici dell’Uti del Medio Friuli, per esempio, coinvolge direttamente 5 comuni su undici, di cui uno ha avviato la procedura per uscirne (Bertiolo ha una nuova Sindaca) approvando in consiglio comunale e un altro è almeno titubante (sin dall’inizio il Sindaco di Varmo ha espresso pareri altalenanti). Potrebbero essere solo in tre su undici, ma non hanno ancora completato la pianta organica prevista, addirittura non credo siano pronti nemmeno gli uffici, dato che la collocazione prevista in Villa Zamparo dev’essere ancora oggetto di lavori per la realizzazione degli uffici (tanto soldi ne hanno, sono i nostri).  Così le nuove competenze assegnate alle UTI, senza soluzione logistica e senza personale, comportano inevitabili ritardi nel disbrigo delle pratiche che, in ogni caso, vanno a discapito delle persone.

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Plateale ormai il caso dell’Azienda per i Servizi alla Persona Daniele Moro di Codroipo che prima riceveva direttamente i fondi dalla Regione, in virtù della delega assegnata dai servizi sociali dei comuni interessati (tutti gli undici del Medio Friuli), mentre ora attendono il passaggio delle assegnazioni dall’Uti che, per un motivo o per l’altro, non ha ancora erogato quanto di spettanza e destinato alla povera gente.

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Poco interessa i cittadini quali problemi riscontrino nell’atto di sperperare i nostri soldi con gli arredi per gli uffici, il nuovo personale e le procedure cambiate, il risultato è che le attività che dovrebbero essere svolte a favore dei più deboli, subiranno ritardi. Il Servizio Sociale degli undici Comuni era ed è ancora delegato l’A.S.P. Daniele Moro, per assegnare alle fasce più deboli e bisognose, i contributi al reddito, per i disabili, gli anziani, il sostegno per i figli minori e le persone cui spetta il sostegno a domicilio, come quelle in situazioni di bisogno assistenziale (gravi e gravissimi).

Ivan Donati (Sindaco Sedegliano), Emanuele Morelli (Vicesindaco Bertiolo), Marco Del Negro (Sindaco Basiliano) e Sergio Michelin (Sindaco Varmo) all'incontro sull'Unione Territoriale Intercomunale (UTI) Medio Friuli, in Regione - Udine 28/02/2017

Ivan Donati (Sindaco Sedegliano), Emanuele Morelli (Vicesindaco Bertiolo), Marco Del Negro (Sindaco Basiliano) e Sergio Michelin (Sindaco Varmo) all’incontro sull’Unione Territoriale Intercomunale (UTI) Medio Friuli, in Regione – Udine 28/02/2017

Il Sindaco di Codroipo (quella che definivamo la città capofila del Medio Friuli, inteso come associazione di Comuni), Fabio Marchetti, riferisce che dalla Regione sono già stati assegnati e non ancora erogati oltre 1.900.000,00 (un milione e novecentomila) Euro, provenienti da parte delle Autonomie Locali per la gestione associata dei Comuni e dalla Direzione Regionale salute e protezione sociale.

Il presidente dell’Uti è Marco Del Negro, Sindaco di Basiliano solo dopo una battaglia legale al TAR durata sei mesi, dove è emerso che aveva ricevuto un voto in più dell’ex primo cittadino nel 2014. Ora, da Sindaco di un paesino di circa 5.000 abitanti, si ritrova, teoricamente, ad amministrare un territorio di oltre 50.000 residenti nel Medio Friuli, sembra abbia ammesso di non aver ancora liquidato le risorse, ma entro fine agosto provvederà (ma è garantito da autorevoli esperti che sarà impossibile). Il Collegio dei Revisori dell’Uti di Basiliano ha rilevato che non hanno ancora provveduto alla determinazione della cassa vincolata alla data del 31.12.2016, adducendo responsabilità a carico di risorse umane scarse e a volte non specializzate. Questo ritardo ha creato un vero e proprio ingorgo amministrativo, la cui responsabilità è stata comodamente scaricata sugli addetti anziché assumersi le incombenze a carico di chi dovrebbe gestire e amministrare.

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Per quando riguarda la diatriba con Marchetti in relazione all’Asp, Del Negro è passato all’attacco. Nonostante l’Uti non abbia provveduto agli adempimenti economico finanziari che interessano il Medio Friuli, ha minacciato di chiedere al presidente dell’Asp Daniele Moro i bilanci (che sono già pubblicati sul web) e un programma delle attività, senza considerare che si tratta comunque di elaborati che, per rispondere a realtà, senza usare l’immaginazione, dovrebbero essere realizzati considerando le assegnazioni che dall’Uti non sono ancora pervenute.

La Regione ha dato al Sindaco di Basiliano la responsabilità della nuova invenzione chiamata Unione Territoriale Intercomunale, adesso lo stesso alimenta dubbi circa la conferma della delega per i Servizi Sociali dei Comuni all’Asp Moro di Codroipo, forse ritenendo di potersi accollare anche quel servizio o magari di passare la “palla” all’A.A.S. 3, oppure semplicemente come tutti i deboli, quando si sentono accusati, cerca di alzare la voce per non dover ammettere le responsabilità. Basta paragonare il sito internet dell’Uti del Medio Friuli (http://www.mediofriuli.utifvg.it/) con quelli delle altre Uti, per rendersi conto del lavoro finora svolto. Un’altra cosa giusta l’ha detta il Sindaco di Basiliano, cioè che Codroipo avrebbe dovuto far parte dell’Uti, da capoluogo del Medio Friuli e quindi presidente dell’Uti, giacché i risultati dell’attuale gestione, seppur in grande sintonia con il governo Regionale, stanno dimostrando che la politica è l’unica cosa che interessa loro, non pensando alla povera gente cui i contributi sono a favore.

Dato che l’Unione in questione è costituita di diritto il 15.04.2016, ai sensi della legge regionale 12/12/2014, n. 26, con deliberazione della Giunta Regionale n. 1282 del 01/07/2015, quindi da ben oltre un anno e che i fondi dalla Regione sono stati stanziati per l’UTI da diversi mesi, non sarà il caso di guardare prima il proprio operato e solo dopo chiedere riscontri agli altri?

Se pensassero ai veri destinatari dei soldi pubblici (si parla sempre di servizi sociali) e fossero amministratori coscienti, non avrebbero bloccato le assegnazioni arrecando danno ai cittadini. Come direbbe Andreotti: il potere logora… chi non ce l’ha, o forse meglio chi ce l’ha e vuol farlo pesare a tutti i costi.

Marco Mascioli

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