19/10/2017

“L’Europa è in crisi? Rispondiamo con la valorizzazione delle identità locali e con gli investimenti nella cultura.”Così Tibor Navracsics – Commissario Europeo a Cultura, Istruzione, Sport e Giovani – dal palco del 13° Forum di Mitteleuropa alla Camera di Commercio di Udine, all’invito a parlare del futuro dell’Unione.

“Se è vero che, come riportato nel titolo dell’evento, ‘l’Europa trema’, va anche chiarito che ogni crisi reca con sé numerose opportunità: sta a noi coglierle – ha ammonito il professor Navracsics – ed evitare che il progetto nato 60 anni fa collassi su se stesso.”

“Molto è stato fatto in ambito economico – ha riconosciuto Navracsics – ma il futuro della Comunità non può prescindere dalla creazione di un’identità comune, che non genera dalla burocrazia bensì dalla valorizzazione delle identità locali, regionali, nazionali e religiose. Con queste realtà, le istituzioni hanno il dovere di dialogare per far proprie le specificità e tradurre in risposte credibili le istanze dei territori.”

“La soluzione – ha sintetizzato il Commissario – non può che essere dunque la reciproca conoscenza: l’Europa avrà un futuro solo se sarà capace di investire su elementi quali cultura, istruzione e mobilità giovanile, ponendo la proficuità degli scambi tra i popoli alla base di un progetto comune.”

“Dobbiamo decidere se perseguire l’obiettivo di un’Europa dei popoli, nel senso di entità sovranazionale, o se arroccarci sugli individualismi.”

Questo l’interrogativo sollevato da Gianluigi Gigli, deputato di Centro Democratico, in apertura del panel “L’Italia e il Friuli Venezia Giulia in Europa” al 13° Forum di Mitteleuropa.

“La nostra principale acquisizione come Comunità – così ancora Gigli – ovvero la libera circolazione di persone e merci, rischia di crollare sotto il peso di presunti interessi nazionali: un principio che richiama la ragione stessa della frantumazione della storica idea di Mitteleuropa. Sta dunque a noi capire cosa vogliamo fare da grandi: cedere a queste spinte individualistiche o abbracciare un progetto comune.”

A restringere il campo sull’esperienza regionale, l’ex politico nazionale e regionale di lungo corso Ferruccio Saro.

“Il Friuli Venezia Giulia non è solo una regione geograficamente strategica, ma ha ricoperto anche un ruolo di precursore nelle relazioni internazionali: l’esperienza di Alpe Adria – ha ricordato Saro – ha infatti permesso di coltivare il dialogo con Slovenia, Croazia, Baviera e Ungheria quando il Muro di Berlino divideva ancora il mondo in due aree di influenza.”

Un ruolo di pontiere, quello degli italiani, riconosciuto anche da Elena Maslova, direttrice del Centro Studi Italiani all’Accademia Russa della Scienza, che ha sottolineato “la continuità e la coerenza che hanno caratterizzato le relazioni con la Russia, ben al di là del diverso ‘colore’ delle forze di Governo che si sono alternate negli anni”.

A concludere gli interventi, Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega Nord alla Camera.

“Dobbiamo comunque prendere atto che, al di là di giuste aperture al dialogo, sono necessarie azioni per evitare che l’economia del nostro territorio venga soffocata dalla maggior competitività dei vicini. In tale ottica – ha concluso il deputato – non si può prescindere dal mettere in campo interventi funzionali a ridurre il carico fiscale e burocratico e a rilanciare l’occupazione.”

Qual è il ruolo esercitato dall’immigrazione sugli equilibri europei? Se ne è discusso al panel “Migrazioni, Integrazioni e Contaminazioni”.

Punti di vista divergenti sono stati espressi dalla parlamentare di Sinistra Italiana Serena Pellegrino, che ha ricordato come “l’Europa abbia alla base della propria Storia due parole chiave come ‘cultura’ e ‘accoglienza'” e quanto “l’Italia abbia tratto enorme beneficio dall’assorbimento della cultura importata durante le numerose dominazioni”, e dall’esperto di economia Claudio Borghi Aquilini, secondo il quale “in assenza di posti di lavoro da offrire e in presenza del vincolo del pareggio di bilancio, accogliere migranti significa solo generare nuovo debito”.

“Comunque la si veda – è poi intervenuto il bosniaco Milos Prica, direttore del Dipartimento per le Attività del Consiglio di Sicurezza ONU – l’Occidente deve imparare a gestire le crisi con più saggezza. Continuare a dividere il mondo in buoni e cattivi non aiuta a dare vita a processi di pace duraturi, che in ultima analisi sono l’unico tampone efficace alle migrazioni di massa.”

“Se milioni di persone vogliano arrivare in Europa dall’Africa e dall’Asia, ci sono – a giudizio dell’esperto in Geopolitica Fabrizio Anzolini – diversi motivi, il primo dei quali è senza dubbio la volontà dei migranti di beneficiare di quel sistema di diritti avanzato che da loro manca.”

“Si badi però – ha ammonito in conclusione Gianandrea Gaiani di Analisidifesa.it – che l’immigrazione non rappresenta solo un business per i trafficanti di uomini, ma anche per quel sistema di accoglienza che costa all’Italia diversi miliardi di euro l’anno, per non parlare delle ricadute sulla sicurezza conseguenti all’arrivo di centinaia di migliaia di individui di cui non sappiamo assolutamente nulla.”

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