24/04/2018

Esclusione da ogni responsabilità per i due ispettori dell’Istituto Nord Est qualità, oggi Ifcq, nella vicenda dei finti prosciutti di San Daniele:  il giudice Roberto Pecile del Tribunale di Udine ha emesso la sentenza che chiude il processo di primo grado. I due collaboratori dell’istituto sandanielese che certifica la qualità di alcune delle eccellenze agroalimentari del nostro Paese sono stati assolti perché il fatto non costituisce reato. Condannati tutti gli altri imputati per alcuni dei quali, in particolare, il tribunale ha disposto «il risarcimento dei danni subiti dalla parte civile Ineq e dal Prosciuttificio Testa e Molinaro». Estrema soddisfazione è stata espressa dal neo amministratore unico dell’istituto sandanielese Ludovico Picotti. «Un risultato quello di questa sentenza – spiega Picotti – del quale eravamo convinti fin dall’inizio e che conferma ancora una volta di più la serietà del lavoro svolto da circa 20 anni dal nostro istituto attraverso i suoi collaboratori. Non possiamo che condividere con il giudice la ferma condanna a chi ha agito in malafede che, in questo modo, ha messo a repentaglio il nome di un prodotto Dop che è sinonimo di eccellenza sui mercati internazionali».

I fatti risalgono al periodo che va dal 2011-2013: alla “Marini salumi srl” azienda specializzata nella lavorazione dei prosciutti, sostituivano le cosce di San Daniele Dop con prodotti nazionali ed esteri che poi marchiavano con falsi timbri a fuoco San Daniele Dop. I falsi venivano quindi immessi sul mercato e spacciati per vero San Daniele mentre le vere, pregiatissime cosce “originali” venivano rivendute al mercato nero. Complessivamente nove persone erano finite sul registro degli indagati della Procura di Udine che aveva avviato una maxi inchiesta per frode in commercio e truffa aperta sul crudo di San Daniele. L’indagine era stata avviata dopo che dalle analisi effettuate su alcune vaschette di San Daniele erano emersi dei valori assolutamente incompatibili con il disciplinare del re dei prosciutti. Nel mirino degli  inquirenti era finita da subito la “Marini salumi srl”.  La sentenza di condanna ha colpito, tra gli altri, presidente, vicepresidente e amministratore di fatto dell’azienda accusati di concorso in ricettazione, contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell’ingegno o prodotti industriali, frode nell’esercizio del commercio, truffa e appropriazione indebita.   Nel registro degli indagati erano finiti anche due degli ispettori della società sandanielese che secondo l’accusa non avevano impedito con un’attenta vigilanza la sostituzione dei prosciutti. Accuse interamente rigettate con la sentenza di primo grado.

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