23/04/2019

76 film da 12 cinematografie. 51 titoli in concorso –14 opere prime. Ospiti d’onore della 21ª edizione la super diva cinese Yao Chene il super divo hongkonghese Anthony Wong(Gelso d’Oro alla carriera 2019)

Se il cinema è lo specchio del tempo, il Far East Film Festivalè lo specchio del presente. E la 21ª edizione, percorrendo ancora una volta la Via della Seta, si aprirà venerdì 26 aprilec on una anteprima mondiale che del presente è il simbolo.

Cinque anni fa il naufragio del traghetto Sewol ha segnato un “prima” e un “dopo” nella storia della Corea del Sud. Ora il potentissimo Birthday riannoda coraggiosamente i fili: racconta il dolore di due genitori che hanno perso il figlio e di una nazione che ne ha persi più di 300. Racconta l’oggi che, nonostante tutto, diventa domani. Sempre.Con Birthday, prodotto da Lee Chang-dong(Poetry, Burning) e diretto dalla giovane Lee Jong-un, il FEFF rende omaggio a quell’enorme ferita (umana, politica, sociale) così difficile da cicatrizzare: lo aveva già fatto nel 2014, dedicando la 16ª edizione alle vittime del Sewol, e lo fa, appunto, anche adesso, nel segno del fortissimo legame tra Udine e l’Asia.

Chi ricorda il primissimo FEFF, quello del 1999? Lo ricorda sicuramente uno dei super ospiti di quest’anno, che nel 1999 accompagnò a Udine il mitico Beast Cops di Gordon Chan-Dante Lam e che a Udine, adesso, fa ritorno per accompagnare due film: My Name Ain’t Suzie di Angie Chan, l’ormai lontano titolo d’esordio(1985), e il magnifico Still Humandi Oliver Siu Kuen Chan.

Stiamo, ovviamente, parlando di Anthony Wong, divo e leggenda di Hong Kong, che ritirerà il Gelso d’Oro alla Carriera e affiancherà nella hall of fame udinese i nomi di altri giganti come Jackie Chan, Joe Hisaishie Brigitte Lin. Per una straordinaria icona hongkonghese, una straordinaria icona cinese: la bellissima Yao Chen, diva (i media amano paragonarla ad Angelina Jolie) e leggenda (80 milioni di follower), grande attrice e instancabile attivista, che salirà sul palco del FEFF a presentare il thriller sociale Lost, Founddi LueYue (prodotto daFeng Xiaogang).

Una vivida riflessione sui diritti civili e sulla condizione femminile nella Cina contemporanea che trova in Yao Chen la protagonista “politicamente” perfetta: Time Magazine, ricordiamo, l’ha inserita fra le 100 persone più influenti del mondo. E il mondo, fino a sabato 4 maggio, si darà appuntamento al Teatro Nuovo “Giovanni da Udine”.

76 titoli in programma(51 in concorso) provenienti da 12 paesi, una retrospettiva, una monografia, un omaggio al nuovo cinema indipendente coreano, 2 “strane coppie”, un restauro in anteprima mondiale e più di 100 eventi tematici organizzati nel cuore di Udine. Una vera e propria“isola del cinema”dove il cinema non viene soltanto celebrato –3 anteprime mondiali, 12 internazionali, 18 europee–ma viene anche declinato al futuro: quest’anno sono 15 i progetti scelti per Focus Asia, il market del Festival, e 10 per Ties That Bind, il workshop internazionale Asia/Europa.

Oltre 200 i professionisti del settore attesi a Udine, da 36 paesi, e c’è un’importante novità da evidenziare: il Co-Production Day, fissato per il 1° maggio. Un grande tavolo di lavoro che radunerà film maker e produttori, europei e asiatici, per analizzare e sviluppare l’accordo co-produttivo Italia/Cina del 2018.

Film di oggi e film “di domani”. Film che parlano la lingua dell’attualità, spesso direttamente della cronaca, a iniziare dal racconto collettivo Ten Years (dopo Hong Kong, l’asse narrativo si sposta in Giappone e in Thailandia) e dalle 14 opere prime incluse nella line-up (concorrono per il Gelso Bianco e saranno sottoposte all’esame di tre giurati: Giovanna Fulvi, programmatrice del Toronto Film Festival, Freddy Bozzo, storico fondatore del BIFFF–Brussels International Fantastic Film Festival, e Mattie Do, prima e unica regista donna del Laos, amatissima dal pubblico udinese).

Film che, a volte, indagano lo stesso tema da angolazioni completamente diverse, come le tre stupende ballate senili Only The Cat Knows di Syoutarou Kobayasi, Romang di Lee Chang-Geun, Heaven’s Waiting di Dan Villegas: una giapponese, una coreana, una filippina. Come cambia la percezione della realtà, da nazione a nazione? Un affascinante “gioco delle differenze” che non si esaurisce qui e nemmeno nell’atteso remake coreano del nostro Perfetti sconosciuti (cioè Intimate Strangersdi JQ Lee): il FEFF 21ci ha costruito sopra un segmento speciale, The Odd Couples, curato da mister Roger Garcia. Quattro “strane coppie” di gemelli cinematografici dove l’Oriente si misura col proprio “doppio” occidentale e viceversa (My Name Ain’t Suzie di Angie Chan/Il Mondo di Suzie Wong di Richard Quine e City On Fire di Ringo Lam/Le Iene di Quentin Tarantino, omaggio del Festival al caro amico hongkonghese recentemente scomparso).

Altro segmento speciale 100 Years of Korean Cinema: I Choose Evil –Lawbreakers Under the Military Dictatorship. Una retrospettiva (8 film)e una monografia messi a punto dal FEFF 21 con il sostegno del KOFIC (Korean Film Council) e la collaborazione del KOFA (Korean Film Archive), ragionando sui concetti di “libertà”e di “censura”, per festeggiare il centenario del cinema coreano.

Se il cinema coreano contemporaneo selezionato dal Festival spazierà dall’epic action (The Great Battle di Kim Kwang-Sik) alla comedy poliziesca (l’irresistibile Extreme Jobdi Lee Byeong-heon), passando per gli zombie più divertenti dell’anno (The Odd Family di Lee Min-jae), anche il Giappone, pronto a entrare nella Nuova Era –Reiwa –con l’incoronazione di Naruhito, si divertirà a spaziare tra i generi: dall’imperdibile documentario Kampai! Sake Sisters di Mirai Konishi, a Udine in prima mondiale, fino al sorprendente Melancholic di Seiji Tanaka (uno dei 14 debut feature di cui abbiamo già parlato), passando per Every Daya Good Day di Tatsushi Omori che possiamo considerare l’ultimo, bellissimo, saluto di Kirin Kiki.

La Cina verrà rappresentata, come sempre, da titoli molto forti (citiamo Dying to Survive di Wen Muye, che punta i riflettori sul mercato dei farmaci per malati terminali, e The Ribdi Zhang Wei, inaspettato dramma familiare a tematica transgender), mentre Hong Kong metterà in campo tutta l’energia creativa dei thriller “vecchia scuola” (Project Gutenberg di Felix Chong) così come tutta la forza eversiva della scena indipendente (Three Husbands di Fruit Chan), senza dimenticare il ritorno di Herman Yau (A Home With a View). Di ritorni, va detto, anche il FEFF 21 sarà molto generoso. E sul fronte del Sud-est asiatico, dove il cinema di genere spadroneggia (a Udine, tra iv ari titoli, vedremo l’ottimo horror malesiano Two Sisters), ce ne saranno due particolarmente graditi agli spettatori: quello di Chito Rono e quello di Joyce Bernal, cari e affezionati amici del Festival. Il FEFF, d’altronde, è proprio questo. È una rete di amici, vecchi e nuovi, sparsi letteralmente per il mondo. È un cerchio magico che si apre e che si chiude, anno dopo anno. È allontanarsi dal proprio centro, viaggiare, spaziare, esplorare, alzare le soglie della curiosità e poi tornare al proprio centro con qualcosa di nuovo dentro gli occhi.

GELSO D’ORO ALLA CARRIERA 2019IL DIVO HONGKONGHESE ANTHONY WONG, SUPER OSPITE DEL FEFF 21, RITIRERÀ IL 3 MAGGIO IL GELSO D’ORO ALLA CARRIERA! VEDREMO IL SUO FILM D’ESORDIO E IL RECENTISSIMO STILL HUMAN, PLURICANDIDATO AGLI HK FILM AWARDS. È stato protagonista di capolavori assoluti come The Mission di Johnnie To. È stato protagonista di splendidi cult movie come Infernal Affairs di Andrew Lau e Alan Mak. È stato un sicario e un poliziotto, un eroe romantico e un serial killer. Ha interpretato qualunque ruolo e ha spaziato attraverso qualunque genere, dal crime alla commedia, dal fantasy allo splatter. Una filmografia pressoché infinita. E certo non sbagliamo dicendo che gli ultimi trent’anni del cinema hongkonghese hanno la sua faccia…Anthony Wong sarà il super ospite della ventunesima edizione del Far East Film Festival! Già presente nel 1999 (FEFF 1!), per presentare Beast Cops di Gordon Chan e Dante Lam, ritornerà dunque a Udine per ritirare il Gelso d’Oro alla Carriera il 3 maggio, affiancando nella hall of fame i nomi di altri giganti orientali fra cui Jackie Chan, Joe Hisaishi, Feng Xiaogang e Brigitte Lin. Un’occasione preziosissima per vedere –o rivedere –da vicino Mr. Wong, ovviamente, e per applaudire due filmc he ne raccontano simbolicamente la storia: My Name Ain’t Suzie di Angie Chan, l’ormai lontano titolo d’esordio (1985), e il magnifico Still Human di Oliver Siu Kuen Chan, pluricandidato agli imminenti Hong Kong Film Awards.

Il Gelso d’Oro alla carriera ha celebrato Brigitte Lin Ching Hsianel 2018, e poi Feng Xiaogang, Eric Tsang,Sammo Hung, Johnnie To, Kim Dong-ho (fondatore del Festival di Busan), Michael Werner della Fortissimo, Nansun Shi, Joe Hisaishi, Jackie Chane, proprio come i tre Gelsi dell’Audience Award (assegnati ai migliori film in concorso dalla giuria popolare del FEFF).

GELSO BIANCO: IL PREMIO PER LA MIGLIOR OPERA PRIMA DELLA SELEZIONE A DECRETARE IL VINCITORE UNA GIURIA INTERNAZIONALE DI PROFESSIONISTI: FREDDY BOZZO, GIOVANNA FULVI, MATTIE DO

Il Gelso bianco, premio istituito lo scorso anno in occasione del ventennale, sarà assegnato alla miglior opera prima della selezione ufficiale del FEFF 21. A decretare il vincitore è stata chiamata una giuria di professionisti, composta da Freddy Bozzo, co-creatore del Bruxelles International Fantastic Film Festival, dall’italiana Giovanna Fulvi, programmatrice al Festival di Toronto e dalla laotiana-americana Mattie Do, regista e produttrice già ospite al FEFF due anni fa.

Saranno 14 i film che si contenderanno il premio, provenienti dalla Sud Corea e dalla Cina, rappresentati rispettivamente da quattro e tre opere, e ancora da Hong Kong, Giappone, Malaysia, Filippine e Taiwan. Italiano d’origine Freddy Bozzo lavora nel mondo del cinema da oltre 40 anni, e ha creato a Bruxelles uno dei festival dei film di genere più importanti al mondo (Fantasy, Science-Fiction, Horror e Thriller), lanciando in Europa opere come Il silenzio degli innocenti, L’esercito delle 12 scimmie e Videodrome. Ha fondato vari festival, tra i quali anche la Biennale di Cinema Italiano. Giovanna Fulviè programmatrice di cinema asiatico al Toronto International Film Festival dal 2002, oltre ad aver fatto parte del comitato di selezione della Festa di Roma e di quello del Festival di Macao.

È stata inoltre giurata in vari festival asiatici: a Jeonju, Tokyo, Bucheon e Macao. Ha collaborato come esperta culturale a L’ultimo Imperatoredi Bertolucci.Mattie Doè la prima, e finora unica, registadonna in Laos. Cresciuta a Los Angeles, è tornata presto nel suo Paese d’origine dove si è impegnata ha costruire l’infrastruttura necessaria a permettere le prime co-produzioni internazionali. Il suo secondo film, Dearest Sister, ha debuttato proprio a Udine, ed è stato il primo film laotiano a essere sottoposto all’Academy.

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