21/10/2020

La scoperta archeologica di dieci imponenti bassorilievi rupestri dell’VIII sec. a.C. raffiguranti il  sovrano e i grandi dei d’Assiria nel sito archeologico di Faida (20 km a sud della città di Duhok e  50 km da Mosul, Kurdistan iracheno settentrionale), nell’ambito del Kurdish-Italian Faida  Archaeological Project condotto dall’Università di Udine e dalla Direzione delle Antichità di Duhok,  ha vinto il premio mondiale per l’archeologia intitolato a Khaled al-Asaad.

La giuria internazionale del premio, giunto alla sesta edizione, ha giudicato la scoperta il più  importante ritrovamento archeologico compiuto nel mondo nel 2019. Daniele Morandi Bonacossi,  professore del Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Università di Udine,  riceverà l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” 2020 il 20 novembre  prossimo a Paestum, in occasione della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.

L’importanza della scoperta archeologica compiuta dall’Università di Udine è stata riconosciuta  anche da Aliph, l’unico fondo globale dedicato esclusivamente alla protezione e riabilitazione del  patrimonio culturale in aree di conflitto e post-conflitto, che ha finanziato la documentazione dei  rilievi assiri di Faida e l’elaborazione di un progetto di restauro e protezione di questo  monumentale complesso di arte rupestre gravemente minacciato da vandalismo e dall’espansione  delle attività produttive del vicino villaggio.

«Da oltre 25 anni il nostro ateneo opera nel Vicino Oriente, prima in Siria e ora nel Kurdistan  iracheno, con un gruppo di lavoro di archeologi, studenti e specialisti di varie discipline guidato  dal prof. Morandi Bonacossi – dice il rettore, Roberto Pinton. Gli importanti riconoscimenti di oggi  sono frutto del pieno e convinto sostegno dell’intero Dipartimento, dell’Università, di tutti i rettori  che si sono succeduti e, aspetto assolutamente non irrilevante, di un intero sistema regionale e  nazionale. Il premio per l’eccezionale scoperta dei rilievi assiri di Faida e l’importante  finanziamento ricevuto da parte di ALIPH per garantire protezione e conservazione di questo  patrimonio culturale dell’umanità sono per l’Università di Udine motivo di grande orgoglio e  soddisfazione».

«L’attribuzione dell’autorevole premio della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico  intitolato a Khaled al-Asaad alla scoperta dei rilievi assiri di Faida e la nuova collaborazione con  ALIPH, che ha come obiettivo proprio la tutela di questi straordinari monumenti di arte rupestre –  sottolinea Daniele Morandi Bonacossi – sono traguardi molto importanti per il nostro progetto,  frutto di una stretta collaborazione con i colleghi e le autorità del Kurdistan e di una sinergia  sistemica fra il nostro Ateneo, il Ministero degli Affari Esteri, la Regione Friuli Venezia Giulia, la  Fondazione Friuli e ArcheoCrowd, cui si aggiunge ora anche ALIPH. Questi due riconoscimenti  rafforzano la convinzione che l’Università di Udine, sede del primo dipartimento in Italia dedicato  alla storia e tutela dei beni culturali, possa e debba dare un importante contributo internazionale  allo studio, documentazione, protezione e valorizzazione del patrimonio culturale dell’umanità  minacciato da conflitti e degrado».

 l’Assessore regionale al lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università Alessia Rosolen  sottolienea che la Regione FVG  ha sostenuto sin dall’inizio l’importanza del Progetto Archeologico  Regionale Terra di Ninive in un’ottica di valutazione non solo squisitamente scientifica, ma anche  in rapporto ad una crescita del livello reputazionale del nostro Paese e, nello specifico, del nostro  Sistema Regione, ricordandoci che la cura e la ricerca del settore archeologico riportano in essere  le radici e le origini della nostra Storia Moderna”.  

«La Fondazione Friuli, che dal 2005 è a fianco dell’ateneo udinese a sostegno dei suoi progetti di  ricerca archeologica prima in Siria e poi in Iraq – afferma il presidente Giuseppe Morandini –  e  questo successo testimonia come l’Università di Udine,   con il sostegno dell’intero sistema  regionale abbia saputo proiettarsi ai vertici della ricerca scientifica, della cooperazione  internazionale e della tutela del patrimonio culturale minacciato da conflitti».

“ArcheoCrowd – dice il suo presidente Francesco Zorgno – è orgogliosa di far parte della squadra  che ha reso possibile questo progetto. L’elevatissimo valore di questo riconoscimento sarà uno  stimolo importante a quegli imprenditori privati che, come noi, intendono affiancare il pubblico nel  sostegno della ricerca archeologica.”

Con i rilievi di Faida, le altre quattro scoperte archeologiche del 2019 candidate per la vittoria  nella 6a edizione del Premio sono state: Cambogia, la città perduta di Mahendraparvata capitale  dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen, a nord-est di Angkor; Motza  (Israele), 5 km a nord-ovest di Gerusalemme, una metropoli neolitica di 9.000 anni fa; a Roma la  Domus Aurea ha svelato un nuovo tesoro: la Sala della Sfinge; ancora in Italia, nell’antica città di  Vulci, è stata portata alla luce una statua etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C.

L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, intitolato all’archeologo  siriano che nel 2015 ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale del sito di Palmira, è  l’unico riconoscimento mondiale dedicato agli archeologi, che con sacrificio, dedizione,  competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di  studiosi del passato e di professionisti a servizio della protezione del patrimonio culturale a  rischio. 

  I rilievi rupestri di Faida

Nell’estate e autunno del 2019, la missione congiunta italo-curda ha individuato presso il sito  archeologico di Faida dieci imponenti rilievi rupestri di epoca assira (VIII-VII secolo a.C.) scolpiti  nella roccia lungo un antico canale d’irrigazione di 8,5 km di lunghezza. Il canale di Faida,  alimentato da un sistema di risorgenti carsiche, fu fatto probabilmente scavare dal sovrano assiro  Sargon II (721-705 a.C.) alla base di una collina. Oggi, il canale, che ha una larghezza media di 4  metri, è quasi completamente sepolto sotto spessi strati di terra depositati dall’erosione del fianco  della collina. Dal canale principale si diramavano canali più piccoli, che consentivano di irrigare i  campi circostanti e di aumentare la produzione agricola della campagna ubicata nell’entroterra di  Khorsabad e Ninive, le ultime due capitali dell’impero assiro.

I pannelli rinvenuti sono imponenti, lunghi quasi 5 metri e alti 2. Sulla roccia è raffigurato un  campionario straordinario di divinità e animali sacri. Le figure divine rappresentano il dio Assur, la  principale divinità del pantheon assiro, su un dragone e un leone con corna, sua moglie Mullissu,  seduta su un elaborato trono sorretto da un leone, il dio della Luna, Sin, anch’egli su un leone con  corna, il dio della Sapienza, Nabu, su un dragone, il dio del Sole, Shamash, su un cavallo, il dio  della Tempesta, Adad, su un leone con corna e un toro, e Ishtar, la dea dell’Amore e della Guerra  su un leone. I rilievi, ripetuti in dieci esemplari (e altri sono verosimilmente ancora sepolti sotto ai  detriti che colmano il canale), furono fatti eseguire dal sovrano assiro per celebrare la costruzione  del canale d’irrigazione. I pannelli scolpiti a bassorilievo rappresentano una scena di profondo  significato religioso e ideologico incentrata sull’adorazione delle divinità da parte del re e sulla  celebrazione della creazione di questa importante infrastruttura idraulica destinata a garantire  fertilità al territorio circostante potenziandone la produttività agricola.

Il progetto Kurdish-Italian Faida Archaeological Project (KIFAP) è diretto da Daniele Morandi  Bonacossi e da Hasan Ahmed Qasim, rispettivamente per l’Università di Udine e la Direzione delle  Antichità di Duhok. Lo scavo dei rilievi assiri di Faida si svolge in una terra, la Mesopotamia del  nord, cruciale per la storia e rimasta inesplorata per decenni a causa della complessa situazione  politica e d’instabilità che l’ha caratterizzata fino ad anni recenti. Ricerca, tutela, restauri,  valorizzazione, formazione e cooperazione internazionale sono i cardini del progetto, che è  sostenuto anche da: Repubblica dell’Iraq, Governo Regionale del Kurdistan – Iraq, Ministero degli  Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Consolato d’Italia a Erbil e Ambasciata d’Italia a  Baghdad, Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia,  Fondazione Friuli, ArcheoCrowd srl e Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

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