03/08/2021

Non esiste l’Europa a livello fiscale, ogni nazione continua a legiferare con indipendenza e i provvedimenti a favore di quelli che sono partiti svantaggiati, stanno agevolando alcuni Paesi col risultato di appianare tutto verso il basso. L’Italia vede un costante esodo di fabbriche, aziende e imprese verso altre zone d’Europa dove i costi sono nettamente più sostenibili con conseguente perdita di posti di lavoro. Questo sommato all’immigrazione di nuovi cercatori d’impiego, rende sempre più difficile la situazione in casa nostra.
Le disparità di carattere fiscale all’interno dell’Euroregione vede Paesi confinanti rendersi sempre più allettanti per i nostri imprenditori che dovono affrontare un contesto di crisi globale dove proprio i Paesi considerati maggiormente industrializzati come Germania, Francia e Italia, grazie a scelte politiche e sindacali, non sono più concorrenziali.
Aprire una nuova attività in Italia comporta costi che non trovano più il sostegno delle banche e le tassazioni nei primi anni portano alla chiusura di moltissime attività entro il primo triennio. Tutti coloro che aprono una Partita Iva in Slovenia possono beneficiare di una tassazione ridotta per ben 5 anni (o, in alternativa, fino al momento in cui l’azienda riuscisse a fatturare più di 30.000 Euro all’anno). Superati i cinque anni dalla fondazione dell’attività, comunque, il sistema erariale in vigore in Slovenia permane sempre decisamente più conveniente rispetto a quello italiano: in Slovenia anche le aziende ormai avviate, non sono oppresse dallo Stato e sono soggette pertanto ad una tassazione equa e sostenibile. Tutte le imprese regolarmente attive in Slovenia possono beneficiare di un gran numero di finanziamenti a tasso agevolato studiati appositamente per poter risultare convenienti e produttivi un po’ per tutti gli imprenditori.
In Austria gli incentivi governativi includono: sussidi agli investimenti: 9% di tutti gli acquisti per beni sottoposti a deperimento sono deducibili cosi come il 6% del software; incentivi agli investimenti con finanziamenti dal 15% al 70% del progetto; sviluppo pre-commercializzazione con incentivi dal 25% al 50%; sussidi alla ricerca: dal 12% al 18% del budget sono deducibili dove ci sia un incremento dell’export; incentivi alla ricerca industriale: dal 50% al 60% dei costi ammissibili a seconda della dimensione del business.
Tirando le somme, dunque, l’apertura di una partita Iva in Austria o in Slovenia consente di dare un maggiore slancio alla propria azienda e, soprattutto per i più giovani, realizzare le proprie ambizioni all’interno di uno Stato la cui politica si basa proprio sull’incentivazione degli investimenti interni. Per gli imprenditori di più lungo corso, invece, la possibilità di trasferire in Slovenia la propria azienda rappresenta forse l’unica soluzione atta a salvare imprese che, con il sistema erariale italiano, sarebbero destinate al fallimento.
Al capo gruppo della Lega Nord alla camera dei deputati Massimiliano FEDRIGA abbaimo chiesto il suo punto divista in merito.

Marco Mascioli

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