15/01/2021

Di Marco Mascioli

Vivere in una regione di confine come il Friuli Venezia Giulia, abituati ad andare all’estero con notevole frequenza per fare la spesa, il rifornimento di carburante, le sigarette o le gite domenicali, comporta inevitabilmente il confronto costante. Poi ci sono i transfrontalieri, residenti da una parte che lavorano dall’altra e chi abita talmente al confine che magari accorcia la strada passando dall’altra parte, per poi rientrare e negli ultimi anni non se ne accorgeva nemmeno di esse espatriato.

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La curiosità nei confronti dei nostri vicini oltrefrontiera è salita in occasione della pubblicazione del nuovo decreto-legge anti Covid, che sembra davvero studiato per l’esodo a sud di tutti i meridionali che possono permetterselo, per rientrare al nord solo al termine delle vacanze natalizie. Sentiremo poi le lamentele dei soliti governatori delle Regioni che criticheranno la migrazione, tranne il famoso Vincenzo De Luca che avendo mantenuto la Campania in arancione, sicuramente tutti rispetteranno il divieto di spostamento tra le regioni. Questa volta non si è trattato del solito DPCM, bensì di un decreto catenaccio firmato dal presidente Sergio Mattarella (palermitano), Giuseppe Conte (foggiano), Roberto Speranza (potentino), Francesco Boccia (di Bisceglie in Puglia) e Roberto Gualtieri (romano), ma aggiungiamo pure il guardasigilli Alfonso Bonafede (Mazara del Vallo). 

Per tutto il periodo delle feste nel nostro Paese avremo colori uniformi a livello nazionale in base al giorno, a prescindere dai valori regionali considerati dal Comitato Tecnico Scientifico. Il magnanimo presidente Conte ha concesso alla plebe alcune concessioni straordinarie: una volta al giorno fino a due famiglie si potranno riunire per festeggiare, anche con una marea di bambini sotto i 14 anni, alla stregua di disabili e non autosufficienti (ma senza mandato di un giudice nessuno potrà controllare eventuali assembramenti illegali), prima del coprifuoco delle 22 che dovrà trovare tutti rintanati nei rispettivi rifugi anti bomba-Covid. 

Nei giorni festivi e prefestivi saremo tutti in rosso col divieto di uscire da casa e tutti i negozi chiusi, mentre nei giorni feriali saremo arancioni, comunque con divieto di spostamento fuori dal Comune, se non sotto i 5.000 abitanti, ristoranti e bar chiusi se non per asporto (vedremo se ci saranno controlli). Solo dal giorno 8 gennaio torneremo al giallo, se nel frattempo il CTS non ce l’avrà messo… di un altro colore.

Intanto vari ministeri ci martellano con spot televisivi che invitano a ringraziare le categorie di lavoratori che, anche durante i Lockdown e a prescindere dai colori, hanno sempre potuto lavorare e quindi guadagnare come medici, infermieri e adesso anche i camionisti. Mentre i ristoratori sono impegnati a richiamare tutti coloro che avevano prenotato pranzi e cenoni, per offrire in alternativa solo pasti per asporto e pensare a come pagare tutto il cibo acquistato e preparato prima che il governo decidesse cosa fare, senza fretta, meno di una settimana prima. D’altronde per il pranzo di Natale e il cenone di San Silvestro chi vuoi che prenoti il ristorante… solitamente ti presenti e prendi posto a tavola! 

Se il SARS-Cov 2 è un virus, quindi si può diffondere per alcuni giorni, ma poi gli asintomatici non sono più vettori di trasmissione, forse chiudere realmente tutto e tutti per qualche giorno, senza eccezioni, potrebbe essere risolutivo. 

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In Austria i provvedimenti sono più severi che da noi: hanno già avuto due Lockdown totali, l’ultimo terminato la settimana scorsa, ma per Natale saranno liberi sino al 26 dicembre, poi torneranno a chiudere tutto, compresi bar, ristoranti e negozi non essenziali e rimarranno tutti in casa evitando seriamente la diffusione del virus. Nei giorni 16 e 17 gennaio sono previsti test di massa per tutti con tamponi rapidi e, in caso di esito positivo, o chi rifiuta il test, dovrà rimanere un’altra settimana in isolamento. Sino al 18 gennaio saranno chiuse tutte le scuole di ogni ordine e grado. Grazie ai provvedimenti responsabili adottati dagli austriaci, i contagi sono scesi drasticamente a circa un terzo rispetto a prima del blocco totale. A Natale potranno riunirsi fino a dieci parenti e amici (a prescindere dall’età). Gli impianti di risalita delle località sciistiche saranno aperti dal 24 al 26 dicembre. 

In Slovenia non è un buon momento: si è dimesso il ministro della salute Tomaz Gantar, dopo che il suo partito (Pensionati) è uscito dal governo di Janez Jansa. Il Premier sloveno sta facendo terra bruciata intorno a se, con diversi partiti della maggioranza, oltre a quelli dell’opposizione, che lo stanno contestando per la solidarietà espressa a Trump, per la catastrofica situazione del Paese a causa dell’epidemia, la chiusura delle frontiere e il Lockdown totale. L’ultima perla preziosa uscita da Jansa riguarda il Recovery Fund, sul quale sta mettendo i bastoni tra le ruote anche all’Italia, con l’evidente scopo di appoggiare l’amico premier ungherese Viktor Orban, entrato di forza nell’economia slovena con operazioni finanziarie sia nel settore economico, sia in quello sportivo. La proposta del ministro uscente Tomaz Gantar prevedeva, dal 23 dicembre, le stesse regole dei precedenti lockdown: vietare gli spostamenti fuori dal Comune, coprifuoco alle 21, divieto di assembramenti. Esclusi solo i giorni 24, 25 e il 31 dicembre e il 1° gennaio, durante i quali non ci sarebbero restrizioni. Per le feste potrebbero riunirsi al massimo sei persone di due nuclei famigliari (bambini non conteggiati). Gli istituti scolastici di tutta la Slovenia resteranno chiusi fino al 10 gennaio e da lunedì 4 saranno eseguiti test di massa su tutti gli studenti. Non rimane che vedere se il governo riuscirà a superare le feste. 

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