05/04/2020

Negozi di abbigliamento, agenzie di viaggio e immobiliari, professioni. Categorie che  stanno pagando un prezzo altissimo dell’emergenza sanitaria ed economica in corso. «Il  comparto moda rappresenta oltre mille aziende in provincia di udine e dà lavoro a circa  3mila persone – spiega Alessandro Tollon, vicepresidente di Confcommercio e consigliere del gruppo Federmoda –. Gli ordini si fanno con un anticipo di 6-9 mesi e  dunque la chiusura forzata dei negozi, l’ultimo anello della catena, mette in crisi l’intera  filiera».

Con la cassa integrazione in deroga per le aziende da uno a 5 dipendenti che mette  almeno in parte al riparo i collaboratori, i problemi contingenti «restano quelli legati al  pagamento di fornitori e affitti. Con gli incassi azzerati è impossibile pagare i fornitori  che hanno già prodotto e consegnato e, nella speranza di aprire prima dell’estate, si  pone il tema dei saldi che iniziano i primi di luglio riducendo drasticamente la  marginalità del commercio. Una soluzione? L’accesso al credito con il sostegno di Confidi  Friuli ci può aiutare a scollinare la tragica crisi, ma il sistema moda, già in difficoltà,  soffre moltissimo».

Non diverso il punto di visto di Lino Domini, capogruppo di Fimaa Confcommercio  provinciale: «La situazione è pesantissima. La riduzione dei fatturati nel settore  immobiliare si aggira tra il 65 e il 70%, le agenzie sono in ginocchio. Il mercato era in  leggera ripresa dopo la crisi del 2008 e ora è arrivata un’altra mazzata, con  conseguenze che riguardano, nel nostro territorio, anche le locazioni turistiche, viste le  ripetute disdette. Non c’è dubbio che servono azioni decise di sostegno: oltre al rinvio  delle scadenze fiscali, contributive e delle utenze, è più che opportuno reintrodurre la  cedolare secca per le locazioni commerciali».

Confcommercio provinciale segnala anche i danni gravissimi subiti dalle agenzie di  viaggio, effetto della paralisi dei trasporti, quelli aerei in particolari, con aeroporti chiusi  e voli passeggeri cancellati. E c’è poi l’ampio spettro delle professioni. «Le partite Iva,  che siano lavoratori autonomi, micro imprese o professionisti, sono notoriamente privi di  tutele – ricorda Fabio Passon, referente del gruppo Professioni di Confcommercio  provinciale –. Ma, in questo momento di crisi sanitaria che prelude una successiva forte  crisi economica, anche noi abbiamo bisogno del sostegno delle istituzioni per poter  riprendere, quando finalmente arriverà il momento, a fare le nostre attività, che in larga  parte offrono servizi alla popolazione». Cosa serve a breve termine? «Iniezione di  liquidità con misure rapidamente accessibili e continuative, azzeramento delle scadenze  fiscali e dei tributi locali da parte dei Comuni, sospensione e poi rateizzazione a tasso  zero a lungo termine dei costi fissi aziendali a causa della pandemia, equiparazione  dell’accesso al credito, tutele in caso di malattia legata al coronavirus».

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