21/10/2018

Il partito guidato dall’ex premier Janez Jansa ha ottenuto il 25 per cento dei voti, ma non sufficienti per governare senza una coalizione. Il leader della Sds, che è già stato premier due volte fino al marzo 2013, quando fu costretto alle dimissioni in seguito a uno scandalo per corruzione. Nel 2014 ha trascorso sei mesi in carcere. Questo non gli ha impedito di ripresentarsi con un campagna elettorale dai toni accesi con slogan contro gli immigrati e il governo del partito del premier uscente Miro Cerar, che alle elezioni ha incassato il 9,7% dei voti e quindi solo 10 deputati.

Domenica 3 giugno 2018 in Slovenia si è votato per le elezioni parlamentari. Il partito più votato è risultato essere il Partito democratico sloveno (Sds), orientato su posizioni di centrodestra e molto rigide in tema di immigrazione. Guidato dall’ex premier Janez Jansa, alleato del leader nazionalista ungherese Viktor Orban, Sds si è aggiudicato il 25 per centro dei consensi.

Il secondo partito più votato è stata la lista civica di recente creazione guidata dall’ex comico e imitatore liberale Marian Sarec (Lms), che ha raccolto il 12,7 per cento dei consensi.

Le elezioni sono state convocate a marzo, dopo che il premier Cerar aveva rassegnato le dimissioni, alcune settimane prima della scadenza del suo mandato a causa di scioperi, contrasti interni alla maggioranza e di una sentenza avversa della Corte Suprema slovena. La Corte aveva ordinato un nuovo referendum su un progetto d’investimento ferroviario sostenuto dal governo.

L’affluenza alle urne è stata del 51,5 per cento, in linea con quella registrata alle votazioni di quattro anni fa.

In campagna elettorale Jansa aveva annunciato che avrebbe tagliato le tasse e accelerato le privatizzazioni   nel paese. Il leader anti-immigrazione ha trascorso sei mesi in carcere nel 2014 dopo essere stato condannato per reati di corruzione relativi a un accordo sulle armi del 2006, ma è stato rilasciato dopo che la Corte costituzionale ha ordinato un nuovo processo, che non ha avuto luogo perché nel frattempo era scattata la prescrizione. Jansa aveva negato qualsiasi illecito.

Il leader Marian Šarec di LMS, (Lista Marian Šarec seconda classificata alle elezioni) aveva dichiarato che si aspetta di avere l’opportunità di formare un governo, dal momento che molti partiti in campagna elettorale avevano detto che non si sarebbero uniti a un governo guidato dalla SDS e così è stato.

Il 18 agosto 2018 il quarantenne Marjan Šarecha ottenuto l’incarico di mandatario per la formazione del governo sloveno. Il Parlamento di Lubiana lo ha eletto con 55 voti a favore, 33 contrari e una scheda nulla. A capo di una lista che potremmo definire di centro, Šarec è fondamentalmente contro tutti e tutto ciò che è la vecchia politica. Ci sono diverse assonanze con il nostro Paese, basti pensare che di mestiere ha sempre fatto il comico e l’imitatore!

In compenso detiene la fiducia di buona parte di politici ed elettori, che vedono il lui un’opportunità di cambiamento, di miglioramento e soprattutto il volto nuovo, giovane e onesto che potrebbe fare il bene della Slovenia. La sua candidatura è stata sostenuta sia dai partiti di centrosinistra e sinistra, sia di centro destra, anche se alla luce dei risultati elettorali, la sinistra non avrà grandi opportunità nel futuro governo.

Appena saputo del mandato ha dichiarato: “Ora è stato commesso il primo passo ufficiale verso la creazione di un nuovo governo. Nei prossimi giorni, abbiamo un duro lavoro da fare, l’armonizzazione della squadra ministeriale, che alla fine sarà tenuta dal coro di stato. Se avremo successo, avremo un nuovo governo a metà settembre con i poteri pieni”.

Uno dei punti di forza della campagna di Marjan Šarec è la politica internazionale: in sintonia con Italia, Austria e Ungheria. Mentre ha promesso grande impegno per risolvere le questioni in sospeso con la Croazia. In particolare il problema dei confini che finora sono stati uno strazio per coloro che volevano entrare o uscire dall’Europa per raggiungere le spiagge e le località turistiche croate. In molti hanno riportato storie incredibili con oltre tre o quattro ore d’attesa per passare i confini.

Anche in Slovenia, Paese ex jugoslavo a fianco del Friuli Venezia Giulia, si conferma il trend che nell’Euroregione e non solo, vede regredire la sinistra a fronte invece dell’avanzata delle forze conservatrici e sovraniste che guadagnano consenso puntando sulle promesse di fermare il fenomeno migratorio, ponendosi a difesa degli interessi e della sicurezza dei propri cittadini. La Slovenia infatti si trova lungo la rotta balcanica diventata nota durante la crisi del 2015.

Stando agli ultimi dati della commissione elettorale, a superare lo sbarramento del 4% necessario per entrare in parlamento sono stati anche gli estremisti di destra del Partito nazionale sloveno con il 4,2% e quindi 4 deputati.

Marco Mascioli

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