20/08/2018

Pensando a ciò che si prospetta dinanzi agli italiani, verrebbe da dire che le elezioni sono come le ciliegie: una tira l’altra. Così dopo un paio di mesi dalle politiche del 4 marzo, stanno pensando principalmente alla data utile per rifare tutto. Per altro ci sono due Regioni che, sprezzanti delle indicazioni del Viminale, della volontà dei corregionali e irrispettosi della logica di buon governo, hanno deciso di mantenere le terga nella loro poltrona conquistata cinque anni fa con circa duemila voti di vantaggio su oltre un milione di elettori, senza rinunciare a nemmeno qualche settimana. Quest’anno la differenza tra Fedriga e Bolzonello è stata di oltre 160.000 voti. Sempre analizzando i mutamenti rispetto all’edizione precedente, non possiamo dimenticare il movimento cinque stelle che probabilmente spinto da una voglia di novità e di cambiamento, giustificando la mancata conoscenza dei candidati dalla recente costituzione, nel 2013 raccolsero il 13,75% dei voti, mentre questa volta hanno incassato solo il 11,67%.

ern foto gruppo TajaniQuesti paragoni con il passato ci consentono, nell’ambito del medesimo territorio, di apprezzare le trasformazioni che sicuramente sono il frutto dei risultati ottenuti nell’arco di cinque anni e della percezione nonché della capacità di comunicazione delle compagini in lizza. Nel caso dei cinque stelle ritengo che il numero dei voti non corrisponda nemmeno a coloro che conoscevano il candidato presidente, peggio se pensiamo a consiglieri candidati e uscenti (provare per credere: pensa tre nomi dei cinque stelle in Friuli Venezia Giulia). Per quanto concerne la sinistra, presumibilmente hanno raccolto ciò che hanno seminato nel territorio, in un quinquennio di scarsa condivisione, cambiamenti non concertati, motivo di contestazioni con molti Sindaci e comunità.

Comunque si sa che in Italia nessuno perde le elezioni, anche chi prende batoste inenarrabili cerca sempre di sopravvalutare ciò che è contenuto nel bicchiere quasi vuoto.

Diversa la situazione per il Patto per l’autonomia. Nuova compagine a pochi mesi dalla costituzione, si sono presentati prima alle politiche nazionali, poi alle regionali. Nuovo movimento, ma quasi tutte facce già viste, hanno presentato la candidatura di Sergio Cecotti come presidente della Regione, lui che  rivestì già il ruolo di governatore dal 1995, anche se per meno di otto mesi, con

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l’appoggio della sinistra. Eletto Sindaco di Udine nel 1998 con l’appoggio della destra, si dimette nel 2003 per farsi rieleggere con sostegno della sinistra. Obiettivamente non poteva sperare molto dalle regionali 2018 e l’aver superato lo sbarramento del 4 % conseguendo ben due comode poltrone a Trieste per Massimo Morettuzzo (già Sindaco di Mereto di Tomba) e Giampaolo Bidoli (già sindaco di Tramonti di Sotto), è sicuramente un risultato valido.

Per completezza elenchiamo tutti i consiglieri eletti: Lega Nord – Stefano Mazzolini, Barbara Zilli, Pierpaolo Roberti, Stefano Zanier, Simone Polesello, Ivo Moras, Stefano Turchet, Mauro Bordin, Leonardo Barberio, Elia Miani, Alberto Budai, Maddalena Spagnolo, Antonio Calligaris, Diego Bernardis, Giuseppe Ghersinich, Danilo Slokar, Lorenzo Tosolini o Luca Boschetti (in base alla scelta della circoscrizione da parte di Barbara Zilli); Forza Italia – Ettore Romoli, Piero Mauro Zanin, Mara Piccin, Franco Mattiussi, Piero Camber; Progetto Fvg – Mauro Di Bert, Sergio Emidio Bini, Christian Vaccher; Fratelli d’Italia – Alessandro Basso, Claudio Giacomelli; Autonomia Responsabile – Giuseppe Sibau; Partito democratico – Sergio Bolzonello, Francesco Russo, Roberto Cosolini, Diego Moretti, Enzo Marsilio, Nicola Conficoni, Chiara Da Giau, Cristiano Shaurli, Franco Iacop, Mariagrazia Santoro; Cittadini per Bolzonello – Tiziano Centis, Simona Liguori; Open Sinistra Fvg – Furio Honsell; Unione slovena – Igor Gabrovec; Movimento 5 Stelle – Ilaria Dal Zovo, Andrea Ussai, Cristian Sergo, Mauro Capozzella; Patto per l’Autonomia – Giampaolo Bidoli, Massimo Moretuzzo.

La legge sulla par condicio, il silenzio elettorale e tutte quelle menate che vincolano la propaganda elettorale in Italia, certamente non valgono per il Friuli Venezia Giulia. Sia sabato, sia domenica stessa durante le elezioni, la RAI e le reti Mediaset hanno continuato a parlare di politica (a modo loro) senza pensare che anche la nostra regione dovrebbe essere in Italia. Così mentre Rai continuava ad elogiare la sinistra, accusando i cinque stelle, Mediaset ricordava che il centro destra aveva vinto le elezioni e non avevamo un governo per colpa dei “pentastellati”. Forse dimenticano che il Friuli Venezia Giulia è in Italia e le loro trasmissioni sono visibili in buona parte del territorio?

Sempre a proposito di giornalismo nazionale libero da qualsiasi condizionamento, vorrei ricordare loro che paragonare l’esito delle elezioni nazionali, con quelle regionali in Friuli Venezia Giulia, è come parlare del prezzo al chilo di fragole e patate.

ern parliamento europeoVotando alle politiche si pensa in generale a un partito, all’insieme di candidati che governeranno il Paese e quali linee politiche adotteranno, quando si parla di elezioni amministrative e regionali la gente vuole conoscere il possibile  Sindaco o Presidente, per decidere quale persona votare. Del resto (grazie a leggi elettorali una peggio dell’altra) non decidiamo i nomi dei presidenti di Camera, Senato e Consiglio, bensì dei parlamentari, mentre alle comunali votiamo direttamente il Sindaco e alle Regionali il Presidente, oltre alla possibilità del voto disgiunto, per cui io posso scegliere un Presidente e una lista diversa.

Sentito un discreto numero di elettori prima delle votazioni, una delle definizioni che possiamo affibbiare a queste elezioni regionali, è “prevedibili”. Senza nessuna vera sorpresa abbiamo trovato i risultati, positivi e negativi, come la stragrande maggioranza si aspettava. Nessun dubbio o incertezza per il prossimo governatore e la relativa giunta regionale. Così come per i consiglieri: chi era dato per certo è stato eletto.

Forse per le nazionali speravamo si potesse definire con maggior chiarezza la scelta dei cittadini, ma fintanto che ci saranno così tanti partiti e movimenti (ben 98 simboli ammessi), sarà molto difficile che   qualcuno ottenga oltre il 50 % dei voti.

Proprio in merito alla legge elettorale italiana, ho chiesto un parere al Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani nell’intervista video, avendolo incontrato insieme al sindaco di Rivignano Teor Mario Anzil, il neo sindaco di Talmassons (UD) Fabrizio Pitton (ex presidente del consiglio provinciale di Udine) per il neo eletto consigliere regionale Piero Mauro Zanin (ex sindaco di Talmassons).

Marco Mascioli

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