12/12/2018

In Italia tutto è cominciato dall’inizio: da oltre settant’anni abbiamo sempre la sensazione di brogli elettorali, dubbi sull’interpretazione dei voti, certezze che in ogni casi i politici facciano come vogliono cambiando le carte in tavola a loro piacere. Innegabile la colpa a carico nostro: elettori con le idee chiare come greggi di pecore, vanno a destra e a sinistra alternativamente per potersi lamentare sempre di ciò che si ha, nel tentativo di cambiare, ma con la ferma certezza che non cambiare è meno rischioso.

Ricordo l’era Andreotti con la DC sempre lì. Socialisti, repubblicani, comunisti o la destra potevano vincere o perdere ma la Democrazia Cristiana non mollava l’osso. Alcuni ministeri erano sicuri in ogni caso (interni, istruzione ed estero), restavano appannaggio del grande Giulio (per sette volte presidente del Consiglio e per ventuno volte ministro).

Adesso siamo alla seconda repubblica (o forse alla terza?) ma le cose non sono mai cambiate veramente. Sebbene entrino ed escano da tribunali e prigioni, questi riescono a mantenere cariche politiche come posti di lavoro. Hanno diritti acquisiti, per loro e le loro famiglie, grazie alle norme che da soli si dedicano con grande attenzione. Ripeto, siamo stati noi a votarli e continuiamo imperterriti, ma in alcuni casi ci sono elementi proclamati per volontà interna senza che abbiano mai ricevuto un voto a nessun livello. Eppure questi hanno stipendi da parlamentari e garanzie inusitate da qualsiasi lavoratore italiano.

In verità alcuni anni fa hanno cercato di evitare il colpo di Stato con la rivolta dei cittadini, cambiando le norme sui vitalizi. Adesso devono aspettare il compimento del sessantacinquesimo anno d’età prima di percepire la pensione privilegiata da parlamentari. Rimane pur sempre una condizione senza paragoni, ma almeno, in futuro, non avremo più gente con vitalizi da nababbi dopo un solo giorno di carica politica.

Adesso sappiamo benissimo perché stanno elaborando la nuova legge elettorale: gli ultimi due o tre aborti usciti dalle menti di questi geni sono state dichiarate incostituzionali dalla corte competente e devono darsi da fare per elaborare un nuovo meccanismo che mantenga la loro possibilità di fare ciò che vogliono a prescindere dai voti ricevuti e al contempo dare una parvenza di legalità agli occhi di noi sprovveduti.

Intanto non c’è fretta, giacché nel caso le Camere fossero sciolte prima del 15 settembre 2017, alcuni potrebbero ritrovarsi senza poltrona e senza contributi versati. Per avere la pensione a sessantacinque anni devono aver ricoperto un mandato di almeno quattro anni sei mesi e un giorno (ma per ogni anno di successivo mandato dopo i cinque previsti, l’età richiesta scende di un anno, con il limite a sessanta). Alcuni degli attuali parlamentari non hanno la certezza di essere ricandidati, o saranno ancora in carica il 15 settembre prossimo, oppure perderanno il diritto alla pensione da onorevoli e tutti i contributi versati.

I deputati e i senatori eletti nel 2013 per la prima volta sono 591 (su 945): 399 deputati e 192 senatori. Una larga maggioranza, che coinvolge tutte le forze politiche.

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I provvedimenti presentati in aula per abolire vitalizi, auto blu e rimborsi vari finora sono stati sempre bocciati. È inaccettabile che i partiti vogliano continuare a tergiversare, avallando l’ennesimo esecutivo non eletto solo per maturare il vitalizio e non perdere i contributi versati. Del resto esser stati eletti con una legge elettorale incostituzionale, è come se nessuno li avesse votati. I risultati delle elezioni del 2013, se analizzate direttamente, scremate dalle alleanze postume e dai giochi incostituzionali evidenti con premi regalati, scopriamo che per la Camera il Movimento cinque Stelle ha vinto con il 25,56 %, seguiva il PD (di Bersani, perché allora Renzi non aveva vinto neppure le primarie interne) con il 25,43 quindi il PDL con il 21,56. Se poi volessimo analizzare i voti degli italiani, sempre considerando i singoli partiti, con lo sbarramento al 5 % avremmo dovuto assistere alla sparizione di tutte le formazioni politiche in lizza eccetto Scelta Civica del senatore a vita e presidente uscente Mario Monti.

Più ci penso e più mi viene da ridere: Lega Nord, SEL, UDC, Fratelli d’Italia, insieme a tutti gli altri partiti rimasti (erano quasi una trentina) non hanno raggiunto il risultato minimo, ma non mi risulta che, come sempre in Italia, nessuno di loro è sparito. Nessuno ha perso.

Niente paura, nessun rischio, per i parlamentari ci sarà comunque una coalizione che consentirà di rimanere in piedi e per i “giovani” che non saranno rieletti, una consolante buonuscita. L’assegno di fine mandato è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore a sei mesi): circa 30 mila euro.

Un voto è un voto solo se si tratta di eleggere il sindaco di una città. La confusione iniziale di un numero illimitato di candidati possibili si riduce a un confronto tra i due più votati nel ballottaggio. Vince chi riceve più voti. Tanto semplice quanto inapplicabile per il governo nazionale. Noi non possiamo votare direttamente il presidente della Repubblica (per il Quirinale sono stanziati 224 milioni di euro l’anno), quello della Camera o del Senato, come avviene in buona parte dei Paesi del mondo dove vige la democrazia e la logica.

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Loro non si fidano di noi elettori, delle nostre capacità di discernimento, ma soprattutto non vogliono correre rischi. Abbiamo politici che continuano da decenni a percepire indennità e vitalizi. D’altra parte se il gruppo degli astensionisti, delle schede bianche con quelli che si divertono a scrivere messaggi offensivi, annullando la validità del voto, continueranno a essere sempre più numerosi, sarà difficile riuscire a migliorare le cose. Tutti bravi a lamentarsi al bar, ma poi non votano pensando di protestare, continuano a dare la preferenza a pregiudicati, condannati, persone che dopo esser state elette tra le fila di un partito, cambiano idea e passano all’opposizione.

Sono tante le anomalie in Italia nel mondo della politica che ,se analizzate senza coinvolgimento ,sembrerebbero impossibili. Guardiamo con sbalordimento all’estero dove le recenti elezioni negli USA e in Francia hanno proposto scontri a due che (guarda che strano) hanno vinto chi ha preso più voti!

Tra gli elementi essenziali del dissesto politico nazionale dobbiamo annoverare indiscutibilmente gli organi di  stampa nazionale, che percependo contributi statali (anche in modo fraudolento) e controllati da editori che durante il tempo libero fanno i politici, eletti o meno, dovrebbero garantire l’informazione degli italiani, ma preferiscono garantirsi i loro interessi, poiché ricevono oltre duecento milioni di euro l’anno in contributi statali o agevolazioni fiscali.

Marco Mascioli

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