18/01/2018

In una lettera, invita al presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, la presidente del Fvg, Debora Serracchiani, ha messo in risalto le opportunità offerte dal Porto di Trieste nella prospettiva che possa concretizzarsi l’ipotesi di istituire alcune “no tax areas” a seguito della Brexit. “E’ noto – ha scritto Serracchiani – che l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea impegnerà gli Stati membri in un processo di straordinaria complessità. In questo scenario, desta particolare interesse la proposta di istituire nel nostro Paese alcune “no tax areas”, finalizzate ad attrarre investimenti. È in tale prospettiva che porto alla Tua attenzione la peculiare opportunità rappresentata da questa Regione”, ha indicato Serracchiani al capo del Governo, riferendosi “a Trieste come sede di un porto franco che rappresenta un autentico unicum nell’ordinamento giuridico italiano e comunitario. Si tratta, in concreto, di uno strumento caratterizzato, essenzialmente, da due regimi: la massima libertà di accesso e transito e l’extradoganalità – ha precisato, spiegando che sotto il primo profilo – i vantaggi/benefici possono essere raggruppati in un gruppo di norme che assicurano la libertà di transito e la libera circolazione all’interno del porto franco. Con queste norme, ad esempio, i TIR provenienti dalla Turchia non sono sottoposti alle quote bilaterali tra Stati per cui il transito da e per il Porto di Trieste è libero”. Per quanto concerne, invece, il corredo giuridico dell’extradoganalità, Serracchiani ha ricordato, a titolo di esempio, che “le merci provenienti dai paesi non comunitari possono essere sbarcate e depositate (senza limiti di tempo) immuni da dazio o altra tassa, fino a quando non varcheranno i confini del punto franco, per essere importate all’interno del territorio doganale italiano/comunitario. Inoltre, poiché le merci unionali lasciano il territorio dell’Unione non appena fatto il loro ingresso nel porto franco, l’esportazione non è soggetta ad IVA”.

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