21/08/2019

Sarà “Il Diario di Anna Frank”, l’evento concertistico articolato intorno alla prima versione italiana assoluta di “Das Tagebuch der Anne Frank” – monodramma in musica di Grigory Frid allestito dal Teatro dell’Opera di Lubiana in coproduzione con il Centro culturale Casa Zanussi – a inaugurare giovedì 22 ottobre (ore 20.45 – Auditorium Concordia di Pordenone) il XXIV Festival Internazionale di Musica Sacra, promosso da PEC – Presenza e Cultura con il CICP – Centro Iniziative culturali Pordenone, nel progetto a cura dei musicologi Franco Calabretto ed Eddi De Nadai.

Nei 70 anni dagli orrori della Guerra e delle dittature che travolgono popoli e nazioni, il festival propone dunque “Il Diario di Anna Frank” di Frid – lo spettacolo che nel 2012 fu il più eseguito in assoluto al mondo su partitura di un compositore vivente – nella traduzione a cura di Rino Alessi e nell’allestimento per la regia e scene di Rocc, con la direzione musicale di Aleksandar Spasić.

Nel ruolo chiave di Anna Frank il giovane soprano Štefica Stipančević, accompagnato da ensemble strumentale: il Trio Irina Milivojevićal pianoforte, Dimitre Goueorguiev Ivanov al contrabbasso, Tomaž Vouk alle percussioni. Frid trasforma i momenti salienti del tristemente famoso diario della ragazzina tedesca in ventuno episodi di fortissima valenza emozionale ed umana, rendendo più che mai coinvolgente la tragedia vissuta da Anna Frank, dalla sua famiglia e dall’intero popolo ebraico.

“Da Oriente a Occidente, oltre le frontiere” è il tema dell’edizione 2015 del festival: un invito a entrare nei grandi cambiamenti di oggi attraverso testimonianze di musicisti e artisti, e itinerari dove i confini culturali e reali si sono dilatati o sono stati travolti.

«La scelte tematiche e artistiche di quest’anno sono emblematiche – spiegano il presidente di Presenza e Cultura Luciano Padovese e del CICP Maria Francesca Vassallo – A partire dai concerti, nucleo storico del Festival, con la novità della prima assoluta del monodramma ispirato al diario di Anna Frank».

Il cartellone musicale del festival proseguirà martedì 27 ottobre, alle 20.45 nel Duomo San Marco, con l’Orpheus Kammerorchester Wien diretta da Konstantinos Diminakis su musiche di A. Dvorak, S. Kougioumtzis e Inni Bizantini; il è focalizzato su un programma che accosta ai Lieder Biblici di Dvorak un significativo lavoro del compositore greco Stavros Kougioumtzis, scomparso nel 2005, in cui la moderna ricerca armonica affonda le proprie radici nella tradizione bizantina e in quella popolare del Peloponneso.

La Orpheus Kammerorchester Wien nasce per opera del giovane direttore greco Konstantinos Diminakis, che ne ha fatto anche espressione della comunità greca nella capitale austriaca.

Domenica 15 novembre, sempre nel Duomo San Marco, spazio ai Solisti della Cappella Marciana diretti da Marco Gemmani per la “Messa bassa a San Marco” di Andrea Gabrieli. L’evento, riporterà ai fasti tardo rinascimentali che risuonavano nella vaste volute della Basilica di San Marco, per le quali la ricchezza della polifonia dell’epoca divenne un vero e proprio stile, quello “veneziano”.

E giovedì 20 novembre il gran finale con la Nuova Orchestra Ferruccio Busoni e il Coro del Fvg, nella produzione diretta dal Maestro Massimo Belli. L’allestimento offrirà un prezioso omaggio ad Andrea Luchesi, il maestro di Beethoven con l’esecuzione di un florilegio dalle Messe del compositore.

La Nuova Orchestra Ferruccio Busoni dal 2012 si occupa della riscoperta e valorizzazione del compositore veneto Andrea Luchesi, nato a Motta di Livenza (TV) nel 1741 e morto a Bonn nel 1801, maestro di Beethoven e Kappelmeister presso la Cappella Musicale di Bonn dal 1771 al 1801. La Fondazione Ada e Antonio Giacomini di Motta di Livenza che custodisce le sue musiche, ha iniziato un’opera di divulgazione attraverso concerti e incisioni discografiche, presentando in prima esecuzione assoluta diverse sue composizioni e registrandole in prima mondiale.

Gli eventi musicali saranno accompagnati da lezioni affidate ai musicologi Stefano Bianchi e Marco Gemmani. Due mostre saranno allestite sul territorio ad integrazione del percorso di indagine del festival: si è infatti inaugurata venerdì scorso a S. Vito al Tagliamento – nell’antico Ospedale dei Battuti, dove resterà visitabile fino al primo novembre – la mostra “Gianni Pignat. Codici d’oriente tra icona e forma”, ideale introduzione tematica al confronto “Oriente – Occidente”.

Curata dal critico d’arte Giancarlo Pauletto, la mostra presenta opere per lo più inedite di Gianni Pignat su metallo, sculture e su carta alla scoperta del suo originale alfabeto, in una composizione di segni e di materiali, i più diversi e originali, espressione di un mondo multiculturale. Ingresso libero, orari: sabato e domenica 10.30/12.30 e 15.30/19, visite su prenotazione al numero 043480251.

Il 28 novembre sarà inaugurata, a cura di Giancarlo Pauletto, nell’Abbazia Santa Maria in Sylvis di Sesto al Reghena la mostra “Con il piede straniero sopra il cuore. Europa 1943 – 1945: tre testimonianze friulane. Moretti Ceschia De Rocco” è uno sguardo intenso sugli anni della Seconda Guerra Mondiale e sui tremendi avvenimenti legati non solo ai morti sui campi di battaglia e sulle distese dei mari, ma anche ai massacri nei campi di concentramento, dove una razionale macchina organizzativa e burocratica fu messa al servizio della strage.

Uno dei momenti più bui della storia dell’uomo, visitabile fino al 10 gennaio e riletto attraverso la testimonianza di tre imprescindibili artisti friulani che, attraverso diverse vicende, vissero quei tempi: il pordenonese Mario Moretti, l’udinese Luciano Ceschia, il sanvitese Federico De Rocco,

«Ci avvicineremo all’attualità – spiegano ancora i promotori – con gli interventi di studiosi che da nuovi documenti di archivi, finalmente aperti alla consultazione, ricostruiscono e danno consapevolezza a vicende che vorremmo dimenticare: i lasciti di fascismi, nazismi e dittature nella nostra società e nelle terre di confine dove viviamo».

Lunedì 11 gennaio Gustavo Corni, storico dell’Università di Trento, relazionerà su “Fascismo e nazismo fanno ormai parte solo della storia? Il lascito delle dittature nel nostro tempo”, mentre il 18 gennaio il testimone passerà alla storica dell’Università di Lubiana Marta Verginella per una lezione su “Donne e uomini in terre di confine”.

Quattro itinerari collegati sul territorio si svolgeranno nella primavera 2016: fra le Valli del Natisone e le narrazioni nel museo multimediale SMO (Slovensko multimedialno okno); attraverso colline e valli sino al mare e verso Monrupino, Vipacco, Rifembergo e Muggia; infine alla scoperta delle tracce di maestranze bizantine attraverso i territori di Aquileia, Rosazzo e Cividale.

Informazioni Centro Culturale Casa A. Zanussi Pordenone

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cell 3922067895 – 3356023988

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