16/12/2018

Dal 3 al 5 ottobre si tiene a Buttrio, il quarto DIM, Danieli Innovaction Meeting, gli altri si sono tenuti nel 2000, 2004 e 2010. Il gruppo Danieli, tra i quattro big players del mondo occidentale nella produzione di acciaio (steel making) e di impianti per la siderurgia (plant making), parlerà attraverso 146 speaker dell’azienda a ben 600 ospiti, in prevalenza clienti, e 200 accompagnatori provenienti da 70 paesi del mondo. Una tre giorni dedicata anche al Friuli Venezia Giulia con il programma Danielilovers. Tutti riceveranno in simbolico omaggio le tipiche “scarpets” , pantofole friulane ricamate a mano. I momenti musicali sono invece affidasti a gruppi artistici locali.Per una parte degli ospiti la tre giorni prevede anche viaggi in Olanda e Russia dove sono già attivi impianti innovativi prodotti dalla Danieli.

Il mega meeting affronterà i temi dell’economia “New Normal” nel settore acciaio , della competitività, della sostenibilità della digitalizzazione dei processi produttivi (progetto Diginet che rende operativi i principi della rivoluzione 4.0 nell’industria siderurgica) e delle innovazioni tecnologiche progettate e costruite dal Gruppo Danieli negli ultimi 5 anni nei settori acciaieria, iron steel making, tubi, laminatori per prodotti lunghi e piani e nel settore “non ferrosi”, quest’ultimo oggetto di sempre maggiore attenzione. L’obiettivo strategico è quello di interpretare un futuro – ha detto in conferenza stampa il chairman di Danieli Group, Gianpietro Benedetti – in cui i veri concorrenti saranno i cinesi. Un paese, la Cina, forte di risorse umane e di energia, che è stato capace di produrre incrementi annui pari a 58 milioni di tonnellate di acciaio, che ha consumi per 800 milioni di tonnellate all’anno e verso il quale le nostre esportazioni di tecnologia nel settore acciaio dal 70 per cento si sono ridotte al 5 per cento. Benedetti ha sottolineato che l’unico aspetto che ancora rallenta l’espansione cinese è quella diversità di cultura e di approccio, alla quale i cinesi cercano di sopperire acquistando a destra e a manca aziende nel mondo. E’ quindi necessario- ha continuato Benedetti- fare qualcosa per non finire come gli americani, che sono scomparsi nel giro di 15 anni , dopo aver fatto la parte del leone negli anni dal 1955 al 1970. Le prospettive di sviluppo odierne da traguardabili a 6/9 mesi nell’ambito di un’economia dell’acciaio cosiddetta “New Normal”ovvero con consumi praticamente invariati, sono legate alla sostenuta richiesta di consumo del mercato interno cinese che impegna la Cina e ad una ripresa dei consumi in Europa. Gli stessi che fanno ripartire in queste ore – è stato annunciato – la produzione della ABS Sisak croata, prima bloccata proprio da un problema di mercato europeo.

Il Gruppo Danieli oggi conta 8.959 dipendenti di cui circa 6000 in Friuli Venezia Giulia e i restanti in India, Thainlandia e Cina per una percentuale che rimarrà al 35 per cento sul numero complessivo di collaboratori del Gruppo , essendo l’Asia il produttore di circa il 55 per cento dell’acciaio mondiale. Rispetto allo scorso anno i dipendenti sono calati di 460 unità.

Il portafogli ordini della Danieli ammontava al 30 giugno 2017 a 2.532 milioni di euro di cui 375 nella produzione di acciai speciali (ABS Udine). Il livello dei ricavi del Gruppo è in linea con quanto realizzato nello scorso esercizio, nonostante il momentaneo fermo produttivo della ABS Sisak doo, con un minore fatturato del settore impianti (plant Making) ed un incremento del fatturato nel settore acciaio (steel making) con il Gruppo ABS che mostra anche volumi superiori rispetto al 2015/16 ( al giugno 2017 1 un milione e 80 mila tonnellate di acciaio, in crescita del 10 per cento rispetto al periodo precedente)-

Al 30 giugno di quest’anno i ricavi Danieli erano pari a 2.490,9 milioni di euro, senza nessuna variazione rispetto al corrispondente periodo precedente. L’utile netto del periodo, attribuibile al Gruppo ,è è passato da 88,3 milioni (al 30 giugno 2106) a 50,5 milioni al 30 giugno di quest’anno.

Un utile che, seppur positivo, ha risentito di situazioni contingenti relative all’acquisizione di aziende provenienti da altre culture e realtà in Germania e Croazia, della svalutazione una tantum dei certificati energetici ABS e dell’andamento del dollaro, ma si ritiene di recuperare grazie alla solidità della posizione finanziaria netta di gruppo, che si mantiene elevata e stabile.

Per quel che riguarda gli investimenti nell’innovazione e nella ricerca la Danieli evidenzia che negli ultimi 10 anni ben l’86 per cento degli utili destinati agli azionisti è stato reinvestito in azienda. Anche per quest’anno il consiglio di amministrazione ha proposto un dividendo ancora basso ed invariato rispetto allo scorso esercizio, per mantenere elevati gli investimenti in ricerca ed innovazione, con l’obiettivo di sviluppare nuovi prodotti e tecnologie, mirate per l’attuale livello new normal del mercato dell’acciaio.

IL MERCATO DELL’ACCIAO

Nel primo semestre del 2016 la produzione mondiale dell’acciaio ha raggiunto quasi 836 milioni di tonnellate, con un incremento del 4,5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno 2016. Le previsioni per l’anno 2017 proiettano un incremento complessivo di circa il 3,5-4,0 per cento con l’Asia, trascinata da Cina e India in crescita del 5 per cento. Il mercato dell’acciaio è quindi migliorato nel 2017 con la previsione di stabilizzarsi ulteriormente nel 2018, anche se gli analisti di Danieli ritengono che si sia entrati in una fase New Normal simile a quella che ha caratterizzato il anni 1970-2000 e che potrebbe perdurare per 10 anni o più.

Si conferma la maggiore attenzione dei produttori nell’operare a livello mondiale con impianti innovativi, utilizzando le nuove tecnologie disponibili, riducendo sia le emissioni di GHG che il consumo di energia per tonnellata e portando a zero gli sprechi per rendere socialmente sostenibile ed efficiente la produzione. A questo proposito Danieli ha partecipato al Carbon Disclosure Project (CDP) risultando nel 2016 fra i soggetti più meritevoli grazie all’impegno nello sviluppare soluzioni innovative ed Environmental friendly per i clienti. L’iniziativa “Climate Change” della CDP accompagna più di 800 investitori istituzionali a identificare, tra migliaia di aziende, quelle più motivate a crescere in modo più sostenibile. Sul tema della sostenibilità – è stato precisato in conferenza stampa – che l’industria dell’acciaio, pur essendo brown e non green, in quanto energivora, non per questo va considerata “il diavolo” per l’ecosistema e la salute delle persone.

Esistono margini importanti, fino al 25 per cento in venti anni nella riduzione dell’impatto ambientale, grazie alla nuove tecnologie che consentono risparmi di energia e di emissioni. Ci sono acciaierie contigue a centri cttadini come a Linz ( e Udine) in cui le emissioni di Co2 sono azzerate. Quindi quello che è accaduto all’ILVA di Taranto – ha sottolineato Benedetti – è da considerasi una vergogna. L’obiettivo rimane quello di realizzare molto IN e poco OUT nei processi produttivi, ottimizzando e producendo un’economia circolare che contempla il riutilizzo anche delle scorie, tenendo presente che anche l’acciaio stesso può essere riutilizzato per infinite volte.

Sul piano della formazione professionale, se vista nella dimensione universitaria, il percorso è agli inizi e va intrapresa seriamente la crescita da una università torre di avorio non responsabile dei risultati a università laboratorio, come già si sta iniziando a fare a Trieste, Padova e Udine. Migliore e più veloce è il percorso sviluppato con l’ITS, (leggi Malignani) che ha dimostrato un’altra marcia rispetto alle esigenze aziendali. Intanto, dal punto di vista quantitativo, permane la penuria di giovani preparati, che si compensa con il recruiting in altri paesi come Serbia e Croazia. La competitività si lega inevitabilmente alla buona scuola , anzi parte da lì – ha precisato Benedetti – altrimenti rimarremo un paese di anziani e pieno di debiti, quindi non più competitivo.

Per quel che riguarda le relazioni internazionali, tarate ovviamente sulla facilità o meno di condurre trattative, volendo considerare da questo punto di vista il Gruppo Danieli una sorta di termometro, l’ing Gianpietro Benedetti ha fornito una rapido quadro. In Iran rimangono i punti di domanda anche se francesi ed austriaci hanno fatto importanti investimenti sempre con il timore delle multe americane, in Iraq la strada del business è ancora lunga 3 o 4 anni, la Corea invece non rappresenterà un problema secondo Benedetti, la Cina continua a viaggiare ma “fanno tutto loro”, l’America latina è praticamente ferma con grandi problematiche in Brasile ed Argentina. Disastrosa la situazione in Venezuela. Mercati stazionari ma con prospettive di consumare sempre meno sono l’Europa, il nord America e il Giappone. “Ci vorrebbe uno sviluppo dell’Africa”, ha chiosato l’ingegnere.

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